Il piano Mattei può creare la nuova Europa
Il recupero delle materie prime si ottiene solo dividendo con i proprietari gli utili del prodotto finito
09/03/2026
di Alberto Demedici

La premier Giorgia Meloni ha confermato che il Piano Mattei ha già coinvolto quattordici nazioni africane, e che il progetto è destinato ad ampliarsi ulteriormente.
Nelle prossime fasi saranno interessati anche la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda, il Gabon e lo Zambia, segnando un ulteriore passo in avanti in un’iniziativa che ambisce a ridefinire il rapporto tra Europa e Africa.
La presidente del Consiglio non ha nascosto la complessità della sfida.
Si tratta, ha spiegato, di un percorso impegnativo che richiede alleanze solide e collaborazione internazionale.
In questo contesto assume un ruolo fondamentale il sostegno della Banca Mondiale, che ha riconosciuto la validità del Piano Mattei soprattutto per quanto riguarda il tema strategico dell’approvvigionamento delle materie prime.
Sul fronte europeo, tuttavia, il bilancio appare molto diverso.
Per anni – secondo questa lettura – l’Europa non ha affrontato davvero il problema.
Al contrario, ha scelto una strada più semplice e immediata: spostare intere produzioni industriali verso la Cina.
Una decisione che, nel tempo, avrebbe contribuito a indebolire profondamente il tessuto produttivo europeo.
Parallelamente, si è aperta una gestione dei flussi migratori che – secondo questa analisi – non ha saputo tutelare la dignità delle persone coinvolte.
Accogliere qualcuno, ricorda da tempo il nostro direttore, significa prima di tutto garantirgli ciò che rende dignitosa una vita: un lavoro e un tetto sotto cui vivere.
Quando questo non accade, le conseguenze sociali possono diventare pesanti.
In Italia, sostiene questa visione, il fenomeno avrebbe contribuito a un aumento significativo della criminalità. In alcune periferie delle grandi città la percezione di insicurezza è diventata così forte che molte persone esitano perfino a uscire di casa.
L’Africa, del resto, è il continente più giovane del pianeta.
Portare in Europa persone con enormi necessità economiche e materiali, senza costruire percorsi reali di integrazione e dignità, significa – secondo questa lettura – creare terreno fertile per tensioni sociali, sfruttamento e criminalità organizzata.
Proprio per questo il Piano Mattei vuole proporsi come qualcosa di radicalmente diverso.
Non un modello fondato sull’acquisizione aggressiva dei giacimenti di materie prime – come viene spesso attribuito alla strategia cinese – ma un approccio basato sulla condivisione dello sviluppo e delle risorse.
L’obiettivo è costruire una partnership fondata sul rispetto reciproco, sulla trasparenza e su uno sfruttamento condiviso delle opportunità economiche.
Secondo questa visione, è proprio questo il modello che la nuova Europa dovrebbe adottare per correggere gli errori compiuti negli anni della globalizzazione e dell’asse franco-tedesco.
L’intenzione è chiara: dimostrare, con risultati concreti, che la cooperazione può diventare una leva di crescita reciproca.
Solo attraverso un approccio strategico come quello del Piano Mattei – conclude questa impostazione – l’Europa può correggere gli errori del passato: ridurre l’influenza della Cina in Africa e, allo stesso tempo, evitare che il futuro della produzione europea dipenda ancora una volta dai venti instabili della geopolitica globale.
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