Share |

Dopo Cernobyl l’Italia si è paralizzata

I cortei politici contro qualsiasi opera utile al Paese è stata bloccata, mettendoci nelle condizioni di dipendere da altri e non possiamo lamentarci se le tasse crescono invece di calare


22/06/2026

di Mario Pinzi

Nel nostro Paese si sono affermati, nel corso degli anni, movimenti politici che, nel tentativo di raccogliere consenso, hanno costruito una narrativa contraria a molte delle grandi opere e delle infrastrutture considerate strategiche per lo sviluppo nazionale: centrali nucleari, acciaierie, il Ponte sullo Stretto, impianti di termovalorizzazione, parchi eolici, impianti fotovoltaici e numerosi altri progetti di interesse pubblico.
Di fronte a questa realtà, non dovremmo sorprenderci se la pressione fiscale, invece di diminuire, continua a crescere.
Un Paese che rinuncia a produrre ciò di cui ha bisogno è inevitabilmente costretto a rivolgersi all’estero, acquistando energia, materie prime e risorse essenziali a costi sempre più elevati.
L’Italia, per vocazione e tradizione industriale, è una grande trasformatrice di materie prime.
La forza delle nostre imprese risiede nella capacità di trasformare materiali e conoscenze in prodotti di qualità riconosciuti in tutto il mondo.
Per restare competitivi, tuttavia, sarebbe necessario ridurre in modo significativo la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri, una scelta che, secondo molti osservatori, il Paese non è riuscito a compiere da oltre quarant’anni.
Secondo questa visione, tale situazione sarebbe il risultato di indirizzi politici che troppo spesso hanno privilegiato convenienze di parte rispetto a una prospettiva orientata agli interessi strategici della nazione.
Emblematico è il caso del Ponte sullo Stretto.
L’opera prevede l’impiego di circa 2.500 persone, una capacità di transito stimata in 6.000 veicoli all’ora, fino a 200 treni al giorno e la realizzazione di circa 40 chilometri di collegamenti stradali. Il costo complessivo previsto è di 23 miliardi di euro.
Eppure, anche attorno a questo progetto si è sviluppata una forte opposizione politica e territoriale che, da anni, cerca di rallentarne o impedirne la realizzazione.
In un contesto simile, diventa difficile aspettarsi una riduzione del carico fiscale.
Quando gli investimenti rallentano, la crescita si indebolisce e il peso economico tende inevitabilmente a ricadere su cittadini e imprese, alimentando tensioni e fenomeni di evasione che raggiungono dimensioni sempre più preoccupanti.
Un altro esempio significativo arriva dalla Val di Susa.
Qui il gruppo siderurgico Beltrame ha presentato un progetto per riattivare l’ex acciaieria locale, con investimenti superiori ai 50 milioni di euro e la prospettiva di creare circa 150 posti di lavoro, ma anche in questo caso, non sono mancate contestazioni e opposizioni da parte di movimenti e realtà politiche del territorio.
Non meno complessa è stata la vicenda del gasdotto che collega l’Azerbaigian all’Europa attraversando le coste pugliesi.
Per anni il progetto è stato accompagnato da proteste durissime e da un acceso scontro politico e sociale.
Eppure oggi, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina e delle profonde tensioni che attraversano il mercato energetico internazionale, quell’infrastruttura viene spesso considerata un elemento fondamentale per la sicurezza energetica del continente, dove senza di essa, la situazione sarebbe stata decisamente più difficile.
Lo stesso discorso viene spesso richiamato quando si parla di energia nucleare.
L’Italia era stata tra i Paesi più avanzati in questo settore, ma la scelta di abbandonarlo ha portato negli anni a una crescente dipendenza dall’energia acquistata all’estero, in particolare dai mercati francese e tedesco, spesso a costi più elevati.
Una dipendenza che non elimina neppure i rischi connessi alla tecnologia nucleare: un eventuale incidente grave in un Paese vicino avrebbe comunque avuto conseguenze anche sul nostro territorio.
Oggi il mondo sta cambiando a una velocità senza precedenti.
L’intelligenza artificiale sta trasformando l’economia globale, i conflitti internazionali ridisegnano gli equilibri geopolitici e le nuove politiche commerciali, comprese le barriere tariffarie, stanno modificando le regole della competizione.
In un contesto così complesso, servono strategie lungimiranti, decisioni concrete e capacità di realizzare rapidamente ciò che viene pianificato.
La visione e gli ideali restano importanti, ma possono produrre risultati duraturi solo quando poggiano su infrastrutture solide, sicurezza energetica e una chiara prospettiva di sviluppo per il Paese…

(riproduzione riservata)