Dl Bollette, EBS: le biomasse solide sono infrastruttura strategica per il Paese, non un costo da tagliare
16/02/2026

In vista del Consiglio dei ministri dei prossimi giorni, chiamato a definire il testo finale del Dl Bollette, l’Associazione Energia da Biomasse Solide (EBS) esprime tutta la propria preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di DL circolata in queste ore. Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal Governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del Dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore. Il presidente di EBS, Andrea Bigai, dichiara: “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal Governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana. Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. Le bozze di provvedimento circolate prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione. “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice il presidente di EBS Andrea Bigai. Il settore rappresentato da EBS garantisce una produzione elettrica costante, programmabile e indipendente dalle condizioni climatiche, con oltre 8.000 ore annue di funzionamento. In un sistema elettrico nazionale in cui la quota di energia rinnovabile consumata è risultata del 41,1% nel 2025 (dato Terna), è indispensabile continuare a incrementare la “generazione verde”, ma considerando che l’intermittenza di fotovoltaico ed eolico sempre più richiede un servizio di stabilizzazione, di integrazione continuativa che le biomasse solide riescono a garantire impiegando una filiera italiana anziché combustibili fossili acquistati da Paesi produttori esteri. Obiettivi vincolanti di generazione rinnovabile del nostro Paese e l’urgenza di mitigare la suddetta dipendenza dall’approvvigionamento estero dei combustibili fossili impongono di utilizzare prioritariamente l’energia generata da questa fonte. A tali benefici si aggiungono la manutenzione attiva del patrimonio forestale, essenziale per la prevenzione di incendi e dissesto idrogeologico, lo sviluppo di una filiera interamente nazionale e circa 5.000 addet tra occupazione diretta e indotta. Anche un’analisi di tipo esclusivamente economico evidenzia incongruenze come rileva il presidente di EBS: “Colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera – spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. I sindacat del settore energetico condividono questa analisi, così come le associazioni che rappresentano le filiere delle biomasse che mostrano sconcerto e preoccupazione, dopo che anche recentemente si è richiesto uno sforzo consistente per certificare la sostenibilità di tutti i passaggi, in ottemperanza agli obblighi imposti dalla Direttiva europea RED II e dalla recentissima RED III. Il quadro di criticità e di disagi derivanti è enorme e sproporzionato rispetto a ipotetici benefici economici che sarebbero impercettibili per gli utenti finali. Conclude Bigai: “Il Dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”. L'Associazione EBS raggruppa i principali produttori industriali di energia elettrica rinnovabile da biomasse solide, con 17 impianti di potenza superiore a 5 MWe collocati su tutto il territorio nazionale. In Italia il settore rappresenta la maggioranza della produzione elettrica da biomasse solide (1,7 TWhe/anno) che sono per oltre il 90% di provenienza nazionale. L'indotto diretto e indiretto del settore supera i 5 mila lavoratori che operano nei comparti agricolo, metalmeccanico, elettrico e della logistica.
(riproduzione riservata)

