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Tutti i nodi arrivano al pettine

I grandi marchi della moda Made in Italy, sono in perdita e stanno affrontando tensioni finanziarie molto pericolose


20/04/2026

di Carlo Caruso


La colpa parte dal nostro potere politico che aumenta invece di calere la fiscalità di chi produce nel proprio Paese.
Purtroppo, molte aziende del Made in Italy, sono state costrette ad abbandonare la produzione artigianale dei propri marchi diminuendo il valore del prodotto offerto e per mantenere il posizionamento raggiunto, hanno continuato ad aumentare il prezzo di vendita, ma il consumatore si è svegliato.
l prestigio del prodotto fatto a mano era il mantra che giustificava il prezzo alto, ma capendo che la creazione venduta era prodotta in Cina da macchine dove ci lavorano minorenni, il fascino del marchio è svanito e sono iniziati i disastri economici che registrano un calo che oscilla dal 6 al 20%.
L’altro errore è stato generato dai leader del Marketing che non potendo parlare di qualità produttiva, sono stati costretti a puntare tutto sul vecchio prestigio del marchio.
Chi guida un settore così delicato, ha il dovere di suonare i campanelli dall’arme e se non lo fa per timore di essere licenziato, non merita quel posto.
Sono anni che la Cina è diventata il motore produttivo delle produzioni europee e ora anche il consumatore più tonto si è svegliato.
Ora, molti utenti hanno scoperto che parecchie aziende hanno creato il valore dei propri marchi sulle menzogne e non sono più disposti a pagare le cifre richieste.
I segnali di stanchezza sono in continuo aumento meno acquisti istintivi, più attenzione al valore del prodotto e maggiore selettività.
Non è la fine del lusso, ma è la fine del falso lusso.
La colpa inizia dall’alto e non nasce per caso.
Parte da un potere politico che, invece di alleggerire il peso fiscale su chi produce valore nel Paese, lo ha progressivamente aumentato.
Una pressione lenta, costante, che ha spinto molte aziende verso una scelta inevitabile.
Così, pezzo dopo pezzo, anima dopo anima, gran parte del Made in Italy ha iniziato a delocalizzare.
La produzione artigianale, quella vera, fatta di mani, tempo e maestria è stata sostituita da linee produttive lontane, spesso in Cina.
Una scelta fatta per sopravvivere, ma che ha avuto un costo nascosto: la perdita di valore.
Eppure, i prezzi non sono scesi, anzi per mantenere il posizionamento, sono saliti.
Per anni, il racconto ha retto.
Il “fatto a mano”, il prestigio, l’eccellenza: parole diventate scudo, mantra, giustificazione, ma poi qualcosa è cambiato.
Il consumatore si è svegliato, ha iniziato a guardare oltre l’etichetta, oltre il logo.
Ha scoperto che ciò che gli veniva venduto come eccellenza italiana, spesso nasceva altrove, in fabbriche automatizzate, lontane anni luce dall’immagine raccontata e in quel momento, il fascino si è incrinato.
Quando il fascino svanisce, resta solo il prezzo.
Da lì, i numeri hanno iniziato a parlare: cali tra il 6% e il 20%.
Non incidenti. Segnali e nel frattempo, un altro errore prendeva forma.
Il marketing, privato dell’argomento più potente, la qualità reale della produzione, ha virato completamente sul prestigio del marchio.
Un racconto sempre più vuoto, sempre più distante dalla realtà.
Ma chi guida il marketing di un grande gruppo ha una responsabilità precisa: suonare l’allarme quando qualcosa si rompe.
E se non lo fa per paura di perdere il posto, allora quel posto non lo merita.
Sono anni che la Cina è diventata il cuore produttivo dell’Europa e oggi anche il consumatore più distratto lo ha capito.
Molti hanno scoperto che il valore di certi marchi si reggeva su una narrazione fragile, costruita più sulle parole che sulla sostanza e non sono più disposti a pagare per un’illusione.
I segnali sono ovunque: meno acquisti impulsivi, più attenzione, più selettività.
Non è la fine del lusso, è la fine del falso lusso.
Eppure, alcuni grandi marchi sembrano non aver ancora compreso una verità semplice: le menzogne non pagano e i bilanci in calo lo dimostrano.
Alla fine, il quadro è chiaro: uno Stato che penalizza con tasse eccessive chi produce in patria commette un errore enorme, ma non sono meno responsabili quei marchi che hanno scelto di abbandonare la vera qualità.
Ora si apre una nuova fase, non quella del finto Made in Italy, ma quella dell’eccellenza autentica.
Quella costruita sulla competenza, sulla tradizione, sul saper fare.
Le aziende meno disciplinate stanno già scivolando, giorno dopo giorno, verso il fallimento e quelle che avranno il coraggio di tornare indietro, di ricostruire valore, produzione, identità, diventeranno i veri leader del futuro.
Le altre… semplicemente spariranno.
Insomma, penalizzare con esagerate tassazioni chi produce in Patria è la più grossa fesseria che uno Stato possa fare, ma sono fessi anche i marchi che abbandonano la vera qualità.
La fase che si stà aprendo, sarà quella dell’estrema qualità dei prodotti Made in Italy e non quella del finto Made in Italy.
Le aziende meno disciplinate, giorno dopo giorno, si avviano verso il fallimento e i pochi marchi che sapranno tornare immediatamente a produrre in Italia ricostruendo le lauree del saper fare, diventeranno i veri leader del futuro…

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