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Aiuti all’Ucraina, voto decisivo alla Camera: l’area Vannacci sostiene il governo

Svolta parlamentare sul dossier internazionale: i deputati vicini al generale votano la fiducia e rafforzano la maggioranza, tra pragmatismo politico e tensioni interne


16/02/2026

di Marco Ricci


Un voto che pesa più del semplice passaggio parlamentare e che segna una svolta politica inattesa. I deputati riconducibili all’area del generale Roberto Vannacci hanno infatti sostenuto la fiducia al governo sul provvedimento relativo al nuovo pacchetto di aiuti militari e finanziari all’Ucraina, contribuendo alla tenuta della maggioranza su un tema che negli ultimi mesi aveva diviso profondamente il fronte sovranista.
Il risultato del voto certifica una dinamica ormai evidente nei corridoi di Montecitorio: la linea dura, che puntava a frenare o rimettere in discussione il sostegno italiano a Kiev, sembra perdere forza, mentre prende spazio un atteggiamento più pragmatico, orientato alla stabilità dell’esecutivo e al mantenimento degli impegni internazionali dell’Italia.
Fino a poche settimane fa, l’area vicina al generale aveva lasciato intendere una posizione critica verso l’invio di nuovi aiuti, facendo leva su un crescente sentimento di stanchezza dell’opinione pubblica rispetto al conflitto. Tuttavia, alla prova dei numeri parlamentari, i deputati hanno scelto di sostenere il governo, evitando uno strappo che avrebbe potuto trasformarsi in crisi politica.
Secondo fonti parlamentari, dietro la scelta ci sarebbe la volontà di non apparire come fattore di instabilità in una fase internazionale delicata, ma anche la consapevolezza che un voto contrario avrebbe isolato politicamente il gruppo, riducendone il peso negoziale interno.
Non sono mancati malumori tra i sostenitori più radicali, che vedono nella decisione un arretramento rispetto alle posizioni espresse durante la campagna elettorale europea. Tuttavia, la leadership parlamentare avrebbe privilegiato una strategia di lungo periodo, puntando a consolidare la presenza nelle istituzioni piuttosto che a guidare una battaglia simbolica destinata alla sconfitta.
In sostanza, più che una conversione ideologica, si tratterebbe di un calcolo politico: restare nella stanza dei bottoni anziché uscirne sbattendo la porta.
Per il governo, il voto rappresenta un successo politico non scontato. Il tema ucraino continua a essere uno dei più sensibili nella coalizione e ogni passaggio parlamentare viene osservato con attenzione dai partner internazionali.
Il sostegno arrivato anche dai deputati dell’area Vannacci riduce temporaneamente i rischi di fratture interne e consente all’esecutivo di presentarsi compatto sul piano della politica estera.
Resta però aperta la questione del futuro politico del generale e del suo spazio nella destra italiana. Se la sua area parlamentare sceglie progressivamente la linea della normalizzazione istituzionale, il rischio è che la spinta antisistema che ne aveva favorito l’ascesa perda slancio.
Per ora, il dato politico è chiaro: sul dossier Ucraina il fronte della protesta arretra, mentre prevale la logica della responsabilità di governo. Una ritirata tattica o l’inizio di un nuovo corso? Le prossime votazioni diranno se si tratta di una scelta contingente o dell’avvio di una trasformazione più profonda.

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