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Cara Meloni continui a commettere errori

Regalare 100 mila euro ad ogni magistrato per la velocità dei processi è un premio che ti farà perdere parecchi voti


26/10/2026

di Stefano Desti


Un regalo super meritato per la lunghezza dei processi che oscillano dai 10 ai 15 anni.
Sembra che alle toghe con maggiore anzianità andrà una somma leggermente maggiore ed è giustissimo, perché l’esperienza va pagata maggiormente e non essere d’accordo si dimostra una pochezza inaudita.
Come riporta la stampa economica, nelle tabelle del Documento di Bilancio inviato a Bruxelles c’è la voce Fondo sentenze con una dote di 1,9 miliardi di euro e questa non è una novità, ma una regola che non si può disattendere.
In sostanza le toghe per il loro faticoso lavoro di enorme responsabilità riceveranno una somma complessiva che supera un milione di euro.
Fondi con cui lo Stato pagherà 100mila euro a testa di arretrati che diventeranno anche un aumento per il futuro stipendio e gli assegni più generosi li riceveranno i magistrati che erano già in servizio dal 2018, ma il regalo si estende a tutti.
Si allargherà sicuramente, perché il loro ruolo è troppo importante.
Ricordarsi i passaggi di una pratica che dura dai dieci ai vent’anni, occorre una memoria particolare e queste qualità è giusto che siano generosamente riconosciute.
Le loro retribuzioni vengono aggiornate ogni tre anni per essere allineate agli altri importi del pubblico impiego.
Dopo una guerra di carte bollate, il Consiglio di Stato ha affermato che la base di calcolo era sbagliata, perché escludeva il diritto di indennità che invece deve essere compreso.
In sostanza le toghe erano state truffate dalla Stato e ora ricevono il dovuto.
L’Associazione nazionale magistrati evidenzia che l’importo dovrebbe essere molto più alto e la guerra non è ancora finita.
Dopo la vittoria delle toghe, sembra che sia nato un effetto domino che rischia di ampliare enormemente la platea dei beneficiari che fanno parte dello Stato.
In nuovo esborso finalizzato per gli 11mila magistrati italiani è un riconoscimento doveroso per le  estenuanti fatiche.
Un premio più che meritato, se si considera il peso di processi lumaca che oscillano tra i 10 e i 15 anni.
Nelle tabelle del Documento di Bilancio inviato a Bruxelles, tra cifre compare una nota particolare: “Fondo sentenze”.
L’importo è imponente, 1,9 miliardi di euro e non si tratta di una sorpresa dell'ultimo minuto, ma di una regola ferrea, di un binario normativo che nessuno può disattendere.
Per le toghe con maggiore anzianità la somma sarà leggermente più alta, perché gli anni sul campo vanno pagati di più, e chiunque osi non essere d'accordo dimostra una pochezza assurda.
In gioco c'è un lavoro faticoso, una responsabilità enorme che grava sulle spalle dei magistrati.
Per questo motivo è più che giusto che lo Stato apra il proprio forzieri per versare ad ogni magistrato 100mila euro di arretrati, una somma che poi si consoliderà come aumento strutturale sullo stipendio futuro.
Gli assegni più generosi andranno a chi era già in servizio nel 2018, ma la pioggia di fondi bagnerà tutti, nessuno escluso.
Questo speciale stanziamento è destinato ad allargarsi, perché il ruolo cruciale della magistratura, per come è svolto, va profumatamente riconosciuto.
Ricordare i passaggi intricati di una pratica che si trascina per circa vent’anni richiede una memoria fuori dal comune, qualità rare che la Repubblica ha il dovere di riconoscere.
Va ricordato che ogni tre anni le retribuzioni vengono aggiornate per agganciarsi agli altri settori del pubblico impiego e dopo questa logorante battaglia di carte bollate, il Consiglio di Stato ha pronunciato il suo verdetto: la base di calcolo iniziale era sbagliata perché era stato escluso il diritto di indennità, una voce che invece andava compresa.
In sostanza, le toghe erano state truffate e ora il finalmente ricevono il dovuto.
Eppure, nei corridoi dell’Associazione Nazionale Magistrati, il clima resta teso e l’associazione dei magistrati fa sapere che l'importo finale dovrebbe essere molto più alto e la battaglia legale non è conclusa, anzi, dopo questa prima vittoria clamorosa delle toghe, si profila uno scenario imprevisto: un vero e proprio effetto domino che rischia di allargare a dismisura la platea dei settori dello Stato pronti a fare ricorso…

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