Cara Meloni, la resa dei conti è vicina
Le elezioni politiche del 2027 sono determinanti per salvare il Paese e se vuoi vincerle, devi darti una mossa
15/09/2026
di Mario Pinzi

Non è il momento di restare a guardare.
Ci sono segnali che arrivano da più parti e che, se osservati con attenzione, dovrebbero importi una riflessione profonda.
Di recente sono emerse due notizie particolarmente importanti: il NO dell’Islanda all’ingresso nell’Europa e la drammatica denatalità italiana.
Due fatti apparentemente lontani tra loro, ma che raccontano una stessa difficoltà: quella di un sistema che deve interrogarsi sul proprio futuro.
Partiamo dalla denatalità.
Secondo le proiezioni dell’Istat, nel 2050 la popolazione italiana scenderà dagli attuali 58,9 milioni di residenti a circa 55 milioni e nel 2080 si arriverà a circa 40 milioni: “15 milioni di persone in meno”.
Un calo drammatico, con un numero che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore il futuro dell’Italia.
La domanda che sorge è la seguente: “Da dove nasce questo disastro?”
A mio giudizio, una delle cause va ricercata nella filosofia globalista organizzata dalla finanza speculativa, che ha progressivamente indebolito il nucleo familiare, arrivando persino a contrapporre il mondo femminile a quello maschile.
L’altra grande leva è stata la scelta di spostare una parte consistente della nostra industria manifatturiera verso la Cina, attratta da costi di produzione estremamente bassi e troppo spesso disposta a sacrificare la qualità dei manufatti sull’altare del prezzo.
Due scelte che, sommate, rischiano di presentarci presto un conto pesantissimo.
Potremmo ritrovarci con una società composta da donne sempre più sole e con un crollo delle nascite destinato ad assumere proporzioni paurose, superando una diminuzione che oltrepasserà i cinque milioni.
Chi sostiene che questo vuoto demografico potrà essere colmato dalle donne immigrate, non vale la pena rispondere.
C’è poi un altro aspetto che non si può ignorare.
La famiglia italiana tradizionale per decenni ha rappresentato di essere anche una straordinaria macchina di risparmio, capace di mettere da parte circa il 10% dei propri introiti contribuendo a costruire una ricchezza privata che oggi viene stimata in circa 12 mila miliardi di euro.
Purtroppo, con questa tragica filosofia globalista, anche questa enorme ricchezza rischia di svanire e scusate il termine volgare, ma questa Europa deve andare a farsi fottere.
E ora arriviamo all’altra notizia sulla quale, cara Meloni, dovresti fermarti a riflettere un pochino: “Il NO dell’Islanda all’ingresso nell’Unione Europea”.
Un segnale che non dovrebbe essere liquidato con superficialità, anzi, dovrebbe spingerti a riflettere e, soprattutto, aiutare il voto per la vittoria del 2027.
Perché la miopia, in politica come nella vita, prima o poi presenta il conto e spesso quel conto si chiama disastro.
Bruxelles, dopo aver contribuito a distruggere una parte importante dell’economia del Continente, consentendo e favorendo il trasferimento di una quota significativa del settore manifatturiero verso la Cina, porta sulle proprie spalle una responsabilità che dovrebbe far riflettere anche gli elettori di sinistra.
Ma c’è un altro tema sul quale vale la pena soffermarsi.
Purtroppo esistono ancora leader politici, come Bonaccini del Pd, che arrivano a definire ignoranti i candidati della destra privi di una laurea.
A questa sua posizione desidero rispondere con un breve elenco, ma significativo:
“Guglielmo Marconi, si formò privatamente e conquistò quella che potremmo definire la «Laurea del saper fare». Grazia Deledda, ha fatto la stessa cosa ottenendo la «Stessa l’aurea” e con questo attestato ha ottenuto anche il Nobel per la letteratura.
Dario Fo: ha raggiunto nel 1997 con la stessa l’Aurea il Nobel per la letteratura.
Federico Fellini: sempre con la «Laurea del saper fare» ottenne alcuni Oscar.
Leonardo Del Vecchio: con la “Laura del saper fare” ha creato un impero miliardario”.
Mi fermo qui, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo, anzi praticamente infinito.
Cari lettori, la storia italiana è piena di uomini e donne che hanno dimostrato una verità elementare: il valore di una persona non si misura soltanto dal pezzo di carta che possiede, ma da ciò che riesce concretamente a costruire nella propria vita in modo onesto.
E ora, cara Meloni, torno al 2027.
Se vuoi vincere le prossime elezioni, dovrai innanzitutto onorare chi ti ha donato il proprio voto e non dimenticare che i cittadini non votano un leader politico semplicemente per vederlo occupare una poltrona, ma per cambiare le cose che non funzionano e tutto il resto sono parole vuote prive di significato.
Si vota per rimediare agli errori e tra le cose più importanti sulle quali intervenire c’è sicuramente quella evidenziata dall’analisi della Cgia di Mestre, dover si indica che il 95,7% dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi che gli vengono prelevati dalla busta paga, dove molti non si rendono conto di quanto gli viene effettivamente trattenuto.
Poi con quello che gli resta sulla busta paga, quando acquista un prodotto, paga un ulteriore 22% di Iva, una tassa assurda.
E così, sommando i diversi livelli di imposizione, il peso complessivo della fiscalità può arrivare a livelli impressionanti.
In sostanza, il datore di lavoro trattiene direttamente le imposte e il dipendente non vede mai concretamente l’ammontare complessivo di quello che gli viene sottratto.
Il lavoratore autonomo, invece, quel furto lo vede e lo vede molto bene, perché fa il versamento senza intermediari.
E proprio per questo si rende conto molto più chiaramente di quanto sia esagerata la pressione fiscale e, come può, cerca di difendersi.
La cosa più dannosa è la tassa del 60% sul costo della benzina che fa aumentare anche il prezzo dei prodotti al consumo.
Che lo Stato arrivi ad incidere con quella esagerazione sul costo del carburante, a mio avviso è un’assurdità difficile da commentare.
Quella è una pressione che irrita il contribuente e lo spinge a cercare di difendersi come può.
Così arriviamo al tema dell’evasione fiscale che a mio giudizio, la responsabilità di questo fenomeno ricade soprattutto sull’esosità di un sistema percepito come un furto.
In questa prospettiva, l’evasione diventa un fenomeno di difesa contro quello che viene percepito come un latrocinio fiscale.
E proprio per questo, chi vuole davvero vincere le elezioni dovrebbe avere il coraggio di promettere una cosa precisa: ridurre senza ripensamenti questa tassazione esagerata.
Ma come farlo?
Eliminando gli sprechi dello Stato che sono enormi e questa diventerebbe la vera sfida.
Non servono soltanto slogan o promesse, servono decisioni concrete e il coraggio di cambiare ciò che non funziona.
Personalmente, mi auguro che queste mie parole arrivino alla presidente Meloni, perché se saprà ascoltare questi consigli, potrà vincere e faccio un breve elenco: “Intervenire sulla pressione fiscale, affrontare la denatalità, la difesa della famiglia tradizionale, rilancio della manifattura italiana, stipendi adeguai ai costi della vita e una seria riflessione sulle responsabilità dannose dell’Europa. Ultimamente sia da sinistra come da destra si parla di tassare i super redditi che è una sciocchezza mai vista al mondo.
Ora cara Meloni, ti fornisco un consiglio, molto, moto importante: “Non tassare gli extra utili delle banche, ma imponi loro di facilitare il credito ai giovani italiani per realizzare i loro sogni di lavoro e spiega agli Istituti di Credito che se non lo faranno i loro extra utili verranno confiscati dallo Stato e, per cortesia, non dire che un’azione come questa non è possibile, perché sarebbe un’enorme BUGIA.
Personalmente sono convinto che con questo programma le elezione del 2027 verranno vinte sicuramente e allora cara Meloni, potrai affermare di essere una vera leader politica …
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