Divise sotto attacco, la premier alza la voce: «Chi difende lo Stato va tutelato»
Sicurezza e giustizia, Meloni rilancia la linea dura
02/02/2026
di Francesco Descalzi

Un incontro carico di simboli e messaggi politici quello avvenuto ieri tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alcuni agenti delle forze dell’ordine rimasti feriti durante recenti operazioni di ordine pubblico. Un faccia a faccia lontano dai riflettori istituzionali, ma destinato a far discutere, soprattutto per le parole rivolte indirettamente alla magistratura.
«Lo Stato non può permettersi esitazioni quando chi indossa una divisa viene colpito mentre fa il proprio dovere», avrebbe detto la premier secondo fonti presenti all’incontro. Un passaggio netto, che suona come una presa di posizione chiara nel dibattito, sempre più acceso, sul rapporto tra sicurezza, uso della forza e intervento dei pubblici ministeri.
La visita ai poliziotti feriti, avvenuta in un clima definito “sobrio ma molto diretto”, è stata accompagnata da ringraziamenti personali e da un messaggio politico preciso: il governo intende ribadire la centralità delle forze dell’ordine come presidio dello Stato e della legalità. «Non siete soli», avrebbe assicurato Meloni, sottolineando l’impegno dell’esecutivo a garantire tutele giuridiche e operative più solide.
Ma è il riferimento ai pm ad aver acceso il confronto pubblico. Senza citarli esplicitamente, la presidente del Consiglio ha criticato quello che definisce un “clima di incertezza” che rischierebbe di paralizzare l’azione degli agenti sul campo. «Chi interviene per difendere cittadini e istituzioni non deve avere il timore costante di finire sotto processo per aver fatto il proprio lavoro», è il senso del messaggio filtrato da Palazzo Chigi.
Parole che hanno immediatamente suscitato reazioni contrastanti. I sindacati di polizia hanno accolto con favore l’incontro, parlando di «un segnale politico atteso da tempo» e di «vicinanza concreta». Più fredde, invece, alcune toghe e associazioni magistratuali, che ribadiscono come il controllo di legalità sull’operato delle forze dell’ordine sia una garanzia costituzionale e non un ostacolo.
Sul tavolo resta il nodo delle riforme annunciate dal governo: dall’inasprimento delle pene per chi aggredisce agenti, fino alla revisione delle norme sull’uso legittimo della forza. Temi sensibili, che toccano l’equilibrio tra sicurezza e diritti, e che promettono di alimentare lo scontro politico nei prossimi mesi.
Con questo incontro, Meloni sembra voler marcare una linea chiara: nessun arretramento sul fronte dell’ordine pubblico e pieno sostegno a chi opera in prima linea. Una scelta che parla al suo elettorato, ma che apre inevitabilmente un nuovo capitolo nel confronto con la magistratura.
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