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Flotta USA in rotta verso l’Iran: l’Ayatollah resiste, il mondo trattiene il fiato

Washington rafforza la presenza militare nel Golfo mentre Teheran fronteggia proteste interne e pressioni internazionali. Diplomazia in bilico per evitare l’escalation


19/01/2026

di Roberto Pinzi


La crisi tra Stati Uniti e Iran continua ad acuire le tensioni regionali, mentre la leadership teocratica di Teheran resta al momento inespugnata ma sotto enorme pressione interna ed esterna. Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno mosso assetti militari verso il Medio Oriente tra segnali contrastanti di possibile intervento e manovre diplomatiche per evitare un’escalation che potrebbe trasformarsi in una guerra aperta.
Gli sforzi del regime degli Ayatollah per mantenere il controllo politico e sociale del paese si confrontano con una crisi interna profonda. Da settimane effettive proteste di massa attraversano l’Iran, alimentate da discontento economico, repressione brutale e richieste di riforme profonde. Mentre il governo insiste nel garantire stabilità, crescono le pressioni internazionali contro la violenza sugli oppositori.
Dal versante statunitense, l’amministrazione continua a dichiarare che tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa la possibilità di un intervento militare diretto qualora la situazione deteriorasse ulteriormente o si riprendessero esecuzioni su larga scala dei manifestanti. Nel frattempo, alcune unità della marina americana si stanno spostando verso il Golfo e il Mar Arabico, tra le quali gruppi di portaerei e navi da guerra che rafforzano la presenza strategica di Washington nella regione.
Tuttavia, la Casa Bianca ha temporaneamente sospeso piani di attacco diretto, informano funzionari statunitensi e alleati regionali, in parte per tentare di evitare un conflitto su vasta scala e dare spazio a canali diplomatici. Leader come il primo ministro israeliano e delegazioni arabe avrebbero spinto per un rinvio per permettere una miglior preparazione difensiva regionale in caso di ritorsioni da parte di Teheran.
Sul piano interno iraniano, il governo ha anche garantito l’assenza di piani per nuove esecuzioni di massa come parte di un tentativo di allentare le tensioni, mentre alcuni diplomatici affermano che si stanno esplorando vie di negoziazione con intermediari internazionali.
La situazione rimane altamente volatile: il regime degli Ayatollah, pur sotto pressione, mantiene il controllo dei principali poteri statali e delle forze di sicurezza. Gli Stati Uniti, pur avvicinando la loro flotta e mantenendo aperta la possibilità di intervento, sembrano oscillare tra deterrenza, preparazione militare e tentativi di dialogo. Ogni sviluppo, da un ordine di attacco a un’escalation diplomatica, potrebbe rapidamente trasformare una crisi gestionabile in un conflitto regionale su vasta scala.

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