Il cerchio magico della Globalizzazione
Chi ha gestito il business del Covid ha speso più di 180 miliardi e questa ricca somma prevedeva anche una immunità totale per chi la gestiva
07/09/2026
di Alessandro Sarti

Prima di entrare nel merito del fatto, credo che sia importante presentare chi era a capo della gestione del Covid: “Domenico Arcuri, calabrese di nascita ed ex amministratore delegato di Arthur Andersen e Deloitte, che pur privo di competenze sanitarie, ricevette l'incarico di guidare una delle più grandi emergenze della storia recente del Paese.
Gli venne affidata la gestione di 180 miliardi di euro, protetta dallo scudo del decreto "Cura Italia", che prevedeva una sostanziale immunità per le spese sostenute.
Una gestione priva di competenze che avrebbe potuto essere affidata perfino a un ragazzo delle scuole medie, dal momento che ogni errore, spreco ed eventuale illecito risultava di fatto coperto da una tutela completa.
L'aspetto più sorprendente era che chi amministrava quei 180 miliardi, operava senza essere realmente vincolato dalle disposizioni vigenti, dai principi costituzionali, dall'ordinamento giuridico nazionale e perfino dalle norme dell'Unione europea.
In pratica, il Codice degli Appalti e perfino la normativa antimafia erano passate in secondo piano.
Chi dirigeva quella gigantesca macchina della spesa aveva un margine d'azione che appariva pressoché illimitato.
Secondo quanto emerso, nel dicembre 2020 la spesa destinata all'acquisto di materiale sanitario utile a fronteggiare la pandemia raggiunse livelli impressionanti.
Fra gli episodi più sorprendenti figura anche l'acquisto di mascherine cinesi ritenute non idonee, dove sono stati spesi altri 1,2 miliardi di euro, pagando un prezzo quattro volte superiore alla norma.
A destare ulteriore perplessità fu anche il fatto che la Protezione Civile non venne ritenuta idonea a occuparsi dell'approvvigionamento dei dispositivi medici e di protezione.
Se davvero quelle strutture non erano considerate all'altezza di gestire un'emergenza di tale portata, viene spontaneo domandarsi perché dovrebbero continuare a ricoprire gli stessi incarichi invece di lasciare spazio ad altre professionalità.
Non si può poi dimenticare che, nello stesso periodo, numerose aziende del Made in Italy, chiesero di riconvertire le proprie linee produttive per realizzare dispositivi sanitari.
Molte di loro, però, non ottennero mai l'autorizzazione a farlo.
Il 21 marzo 2020, nel pieno della pandemia, i contribuenti italiani assistettero a quella che, secondo questa lettura, rappresentò una delle pagine più amare della gestione dell'emergenza.
Di fronte a sprechi di questa portata, diventa difficile stupirsi se il fenomeno dell'evasione fiscale continua ad alimentarsi.
Ciò che irrita maggiormente è una contraddizione ormai evidente: per gli sprechi le risorse sembrano trovarsi sempre, mentre quando si tratta di aumentare gli stipendi alimentando così i consumi, facendo crescere il PIL e contribuendo alla riduzione del debito pubblico, i fondi sembrano improvvisamente scomparire.
Le vacanze sono finite e le elezioni politiche si avvicinano rapidamente.
Proprio per questo, credo sia arrivato il momento di cambiare direzione: recuperare ogni euro sprecato e utilizzare quelle risorse per ridurre del 20-30% la pressione fiscale sulle imprese che decidono di raddoppiare lo stipendio dei propri dipendenti, utili a far aumentare i consumi interi fondamentali a far crescere il Pil e ridurre il debito, non trovare le somme per questa saggia azione “salva Italia” può irritare anche un Santo e garantisce la perdita elettorale.
Le vacanze sono terminate e le elezioni politiche sono molto vicine.
Alla luce di queste scadenze, credo che sia saggio invertire la rotta per recuperare tutti gli spechi e ridurre del 20-30% le tasse alle imprese che raddoppiano lo stipendio ai propri dipendenti…
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