Share |

Il conflitto Russia-Ucraina ci ha aperto gli occhi

Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e sembra che la nostra crisi energetica non sia drammatica


23/03/2026

di Mario Sutter


L’inseguimento del sogno ecologico, almeno per come è stato realizzato negli ultimi anni, si è trasformato in qualcosa che molti non avevano previsto: uno shock economico ed energetico senza precedenti.
Oggi, con maggiore realismo, i Paesi dell’Unione Europea si trovano costretti a tornare a fare i conti con una verità semplice ma fondamentale: le necessità produttive e industriali di ogni nazione.
Prima dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, la Germania godeva di un accordo privilegiato con Vladimir Putin per l’approvvigionamento energetico.
Il costo dell’energia per Berlino era nettamente più vantaggioso rispetto a quello sostenuto da altri Paesi europei, Italia compresa.
Grazie a quell’energia a basso costo, la Germania era diventata la vera locomotiva industriale d’Europa.
L’Italia, invece, partiva da una posizione più svantaggiata.
Senza quei vantaggi energetici, il nostro sistema produttivo è stato costretto a difendersi con ciò che ha sempre rappresentato la sua vera forza: la qualità del Made in Italy.
Con pazienza, resilienza e capacità di adattamento, il nostro tessuto imprenditoriale ha saputo assorbire il colpo e trasformare una difficoltà in una forma di difesa economica.
Come spesso accade nella storia, però, arriva il momento in cui “tutti i nodi vengono al pettine”.
Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, ha sottolineato come oggi Mosca non rappresenti più una necessità per il nostro sistema energetico e, fortunatamente, non ci troviamo più nelle condizioni drammatiche del 2022.
Secondo le sue valutazioni, il prezzo del gas si aggira attualmente intorno ai 50 euro per mega wattora, mentre nei momenti più critici della crisi energetica aveva superato i 300 euro.
Anche il petrolio mostra un andamento più stabile: oggi si trova intorno ai 100 dollari al barile, mentre subito dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina il greggio aveva raggiunto i 120 dollari.
Il torto subito dall’Italia, dovuto anche all’accordo energetico privilegiato tra Russia e Germania, ci ha costretti a trovare una strada alternativa.
Abbiamo dovuto costruire una difesa economica capace di assorbire la differenza dei costi energetici.
E proprio attraverso questa difficoltà abbiamo rafforzato ulteriormente il valore del nostro Made in Italy, trasformandolo in uno strumento capace di compensare i maggiori costi dell’energia grazie alla qualità, al valore aggiunto e alla capacità di generare reddito sui prodotti.
Sempre secondo Tabarelli, oggi l’Italia non ha più bisogno del petrolio russo, mentre la Germania si trova ad affrontare una fase economica molto più complessa.
A questa analisi mi permetto di aggiungere un vecchio detto che raramente sbaglia:
“Tutti i nodi arrivano al pettine.”
E da italiano non posso nascondere un certo orgoglio nel vedere come il nostro Paese sia riuscito a superare una delle crisi energetiche più difficili degli ultimi decenni.
Il presidente di Nomisma sottolinea inoltre che siamo stati in parte “aiutati” anche da un calo della domanda energetica dovuto alla minore crescita economica.
Oggi consumiamo circa 62 miliardi di metri cubi di gas, mentre nel 2021 il consumo era pari a 74 miliardi.
È vero: la produzione industriale in alcuni settori è diminuita. Ma spesso si dimentica un aspetto fondamentale: il reddito generato dai singoli prodotti è aumentato in modo significativo, contribuendo a compensare il calo dei volumi.
Nel frattempo, l’Italia ha diversificato le proprie fonti energetiche, aumentando gli acquisti di petrolio e gas da Paesi come Qatar e Algeria.
Ma la vera intuizione strategica è stata un’altra: puntare ancora di più su un modello produttivo basato sulla qualità del Made in Italy, capace di generare più valore economico utilizzando meno energia.
Un modello che ha trasformato una crisi in una lezione e forse anche in una nuova forma di forza….

(riproduzione riservata)