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Il decollo di una nuova era influenzata dall’IA

L’Unione Europea prigioniera dell’asse Franco-Tedesco e l’arrivo dell’intelligenza artificiale che condizionerà i posti di lavoro; saranno problemi difficili da risolvere


18/05/2026

di Mario Sutter


Cerchiamo di guardare dentro il buco nero creato dall’asse franco-tedesco, quel centro di gravità che per anni ha condizionato il destino dell’Unione Europea.
Un equilibrio di potere che, lentamente, ha finito per paralizzare Bruxelles, impedendole di svolgere il compito che avrebbe dovuto essere il più strategico di tutti: garantire materie prime e sicurezza energetica ai ventisette Stati membri.
E invece l’Europa è rimasta immobile.
O forse ha scelto di esserlo, perché mentre Bruxelles esitava, la Germania prosperava, agganciata al gas e al petrolio russo attraverso un cordone energetico privilegiato, alimentato da prezzi favorevoli e da una dipendenza che molti fingevano di non vedere.
Ed è proprio da qui che nasce il dubbio più inquietante: che la Russia abbia percepito, indirettamente, una sorta di autorizzazione silenziosa ad aggredire l’Ucraina, convinta che l’Europa non avrebbe mai avuto la forza politica di reagire davvero, protetta com’era dall’ombrello americano.
Guardando ciò che accade oggi, diventa difficile stupirsi.
Le crepe erano visibili da tempo e ora, sopra una struttura già fragile, si sta abbattendo una nuova tempesta: l’intelligenza artificiale, destinata a trasformare il lavoro e a cancellare milioni di occupazioni.
Se anche davanti a questo cambiamento l’Europa continuerà a voltarsi dall’altra parte, allora molti inizieranno a chiedersi se abbia ancora senso restare ancorati a un’Unione incapace di proteggere il proprio futuro.
L’Europa trascinata sul treno tedesco, proprio quel modello economico che ha contribuito a costruire il disastro attuale, rappresenta uno shock politico e culturale che dovrebbe imporre una riflessione profonda.
Sentire oggi parlare di investimenti europei negli armamenti per salvare colossi industriali come la Volkswagen dal tracollo economico; osservare l’Iran inseguire la bomba atomica; vedere Israele combattere ogni giorno per la propria sopravvivenza come Stato e come comunità: tutto questo non è più cronaca lontana, ma il segnale di un mondo che sta entrando in una fase estremamente pericolosa.
E dentro questo scenario l’Italia non può permettersi ambiguità, deve decidere rapidamente il proprio posizionamento strategico.
Il mondo è in subbuglio e noi, invece di affrontare le sfide del presente, restiamo intrappolati, secondo questa visione, nelle battaglie ideologiche del passato, nella continua confusione sui valori da difendere e sulle priorità reali del Paese.
Il fallimento della globalizzazione è ormai sotto gli occhi di tutti.
Fabbriche svuotate, salari compressi, famiglie impoverite, giovani costretti a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove.
Fingere di non vedere tutto questo non è più ingenuità: è una scelta irresponsabile.
Nel frattempo, una parte della sinistra continua a evocare il fascismo come arma retorica permanente, senza accorgersi di apparire distante dai problemi concreti delle persone.
L’avversario politico si combatte con proposte, risultati e visione e quando questi mancano, il rischio è che le parole diventino rumore.
Intanto Donald Trump sta ridisegnando gli equilibri del potere mondiale.
Lo fa opponendosi apertamente alla globalizzazione che, secondo i suoi sostenitori, ha contribuito alla distruzione della famiglia tradizionale, all’erosione del risparmio privato attraverso salari sempre più bassi, alla fuga dei giovani laureati e persino alla frattura nei rapporti sociali tra uomini e donne.
Infine c’è il nuovo fronte, forse il più inquietante di tutti: l’intelligenza artificiale.
Gli esperti avvertono che eliminerà un numero enorme di posti di lavoro, riducendo drasticamente il potere d’acquisto e i consumi interni.
Una trasformazione che rischia di colpire al cuore l’intero sistema economico e sociale occidentale.
Questa volta, trovare una soluzione, potrebbe essere molto più difficile di quanto immaginiamo…

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