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Il fallimento delle politiche migratorie della sinistra

L’immigrazione incontrollata e il vuoto politico creato dal vecchio governo


22/12/2025

di Marco Ricci


Negli ultimi anni l’Italia si è trovata a gestire un aumento costante degli sbarchi irregolari, una pressione crescente sui territori e un senso diffuso di insicurezza che attraversa soprattutto le grandi città. Di fronte a questo scenario, la sinistra italiana continua a rifugiarsi in una narrazione rassicurante e ideologica, che parla di inclusione, accoglienza e diritti, ma evita accuratamente di fare i conti con le conseguenze concrete delle proprie scelte politiche.
Perché il punto non è l’accoglienza in sé, ma l’assenza di governo dei flussi. Per anni, l’area progressista ha promosso e difeso un modello che ha favorito l’ingresso di numeri enormi di migranti irregolari senza un piano credibile di controllo, selezione, integrazione e sicurezza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sistemi di accoglienza al collasso, periferie abbandonate, servizi sociali saturi e una convivenza sempre più difficile nei quartieri popolari, dove lo Stato arretra e il disagio cresce.
La sinistra ha scelto di trasformare l’immigrazione in un totem morale, sottraendola a qualsiasi discussione pragmatica. Chiunque sollevi dubbi viene bollato come intollerante, chi chiede regole viene accusato di cinismo, chi parla di sicurezza viene liquidato come reazionario. Eppure governare significa assumersi responsabilità, non rifugiarsi nei valori come scudo contro la realtà.
Le politiche portate avanti negli anni hanno prodotto un’immigrazione di fatto incontrollata, dove migliaia di persone vengono lasciate senza lavoro, senza percorsi reali di integrazione e senza prospettive. In questo vuoto, inevitabilmente, proliferano marginalità, sfruttamento e illegalità. Non perché chi arriva sia “colpevole” per definizione, ma perché l’abbandono politico genera caos sociale. E questo caos lo pagano prima di tutto i cittadini più fragili, italiani e stranieri, che vivono nelle stesse strade e negli stessi quartieri.
Continuare a negare il legame tra politiche sbagliate e conseguenze sociali è un atto di irresponsabilità. La sinistra italiana ha preferito difendere un’impostazione ideologica piuttosto che ammettere il fallimento di un modello. Ha parlato di inclusione senza costruire strumenti reali per realizzarla. Ha aperto senza governare, ha accolto senza integrare, ha predicato senza amministrare.
Questo dice molto sulla sinistra italiana di oggi: una forza politica sempre più distante dalla vita concreta delle persone, incapace di ascoltare il disagio reale e pronta a liquidarlo come percezione distorta. Una sinistra che parla il linguaggio delle élite culturali ma non quello dei territori, che difende principi astratti mentre le città affrontano problemi quotidiani sempre più complessi.
Criticare tutto questo non significa rinnegare i diritti o la dignità umana. Significa pretendere politiche serie, responsabili, efficaci. Significa dire che l’accoglienza senza regole non è solidarietà, ma superficialità. E che i problemi creati da scelte politiche precise hanno nomi, cognomi e appartenenze. Negarlo, ancora una volta, sarebbe solo un altro favore all’ipocrisia.

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