La Meloni è nel pallone
Dopo gli errori comunicativi del Referendum, la nostra presidente ha perso la bussola anche sulla politica internazionale e si stà avviando verso la sconfitta politica del 2027
20/04/2026
di Mario Pinzi

Vedere che Giorgia Meloni ha perso la bussola del buon senso non è solo sorprendente. È sconcertante.
C’è un momento, nella storia politica, in cui le scelte smettono di essere semplici decisioni e diventano spartiacque.
Oggi quel momento sembra essere arrivato.
Donald Trump sta combattendo una battaglia che va oltre i confini americani.
Un conflitto contro quella globalizzazione che, negli ultimi anni, ha trascinato l’Occidente dentro una tempesta economica devastante.
Ignorarlo, o peggio ancora negargli sostegno, non è solo una scelta discutibile: è un errore politico potenzialmente pericoloso.
E allora quello che colpisce davvero è lo sbandamento. Un’incertezza inattesa. Una crepa nella leadership.
Perché nel momento in cui si gioca una partita globale — nello scontro con Teheran, mentre sullo sfondo si muove l’ombra della Cina — ogni posizione conta e ogni silenzio pesa.
Purtroppo, il mancato sostegno dell’Italia ha finito per collocarla, inevitabilmente, tra quelle “palle perse” dell’asse franco-tedesco che, secondo questa visione, ha contribuito a indebolire l’economia europea.
Poi arrivano le parole di Trump, che non si possono ignorare.
“Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo.”
Parole dure. Parole che lasciano il segno.
Sentirle rivolte all’Italia, alla guida della Meloni, genera un senso di amarezza difficile da ignorare.
Perché la posta in gioco è altissima.
La lotta contro la globalizzazione viene vista come la chiave per tornare a crescere e lo Stretto di Hormuz — stretto, fragile, ma vitale — è uno dei nodi cruciali di questo equilibrio, perché da lì passa energia, economia, futuro.
E allora la domanda diventa inevitabile: come si può restare spettatori?
La risposta della Meloni arriva, ma suona distante, quasi scollegata dalla tensione del momento: “l’Italia, pur dipendendo dal petrolio del Golfo Persico, non deve essere coinvolta nel conflitto”.
Questa posizione, nella narrazione proposta, non appare solo sbagliata, appare debole e per alcuni, persino offensiva nei confronti degli Stati Uniti, impegnati in uno scontro che riguarda l’intero Occidente.
Se qualcuno combatte anche per i tuoi interessi, puoi davvero permetterti di restare indietro?
Lo Stretto di Hormuz non è solo un passaggio geografico è anche una linea invisibile che separa stabilità e crisi. Crescita e declino.
E ignorarlo — o scegliere di non agire — rischia di avere un prezzo.
Un prezzo che, prima o poi, potrebbe presentarsi e quando accadrà, forse, sarà troppo tardi per cambiare rotta….
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