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La “non soluzione” del problema sociale


22/07/2023

di Andrea di Furia

Se osserviamo gli eventi sociali tridimensionali (1.economici 2.politici 3.culturali) nel tempo e nello spazio geografico scopriamo che, al di là del dichiarato, per tutti vige la propria “non soluzione”. Detto più chiaramente: ci si attiva per “non risolvere” i problemi sociali, bensì per mantenerli in vita.

Qui l’osservatore deve superare se stesso, per non cadere nella sterile accusa di Tizio, Caio o Sempronio e cercare di capire come è possibile che “oggettivamente” questo accada, indipendentemente dalla buona volontà dei vari attori (Economisti, Politici, Professori) che si susseguono nello svolgimento storico locale, nazionale, internazionale, mondiale.

Se osservate questo aspetto, lo vedete manifestarsi nel suo splendore nei Talk Show televisivi: tante accuse, tante chiacchiere col risultato immancabile della “non soluzione” dei problemi sociali affrontati (salario minimo, reddito di cittadinanza, disoccupazione, precarietà, diseguaglianze sociali, burocrazia ecc.).

Provate a pensare di essere voi stessi al posto di Meloni o Schlein (o di chi le ha precedute) e domandatevi in che modo risolvereste i problemi sociali sopradescritti (o altri) nei loro panni istituzionali: scoprirete che la vostra potenziale iniziativa è ostacolata non solo dagli avversari, ma anche dalle istituzioni stesse.

Prendiamo ad esempio il Parlamento: così com’è (due camere che sono l’una l’inutile duplicato dell’altra) e per quanta autorevolezza e autonomia ha... potrebbe anche essere eliminato.

Ora la domanda che dovrebbe sorgere non è, ad esempio, “come lo modifichiamo?”, ma “perché è diventato inutile?”. Di solito è la prima domanda che viene in mente e una delle risposte potrebbe essere il Presidenzialismo.

Attenzione: e se il Presidenzialismo soffrisse della medesima “malattia degenerativa” del Parlamentarismo?

Ecco che la “riforma” non sarebbe altro che un lifting simile a quello che rende un’ottantenne all’apparenza simile a un ventenne.

Risultato? Ancora una volta la “non soluzione” del problema sociale affrontato. Quindi dobbiamo domandarci “perché il Parlamento è diventato inutile?”

Comprendere in profondità il sociale per modificarlo in concreto e risolverne i problemi non è meglio di non comprenderlo (o comprenderlo solo superficialmente, spesso solo per sentito dire) e giungere all’ennesima “non soluzione” dei problemi sociali?

Se perciò si vuole rispondere alla domanda “perché il Parlamento è diventato inutile?”, il modo solito superficiale di pensare il sociale non basta più.

Come lo pensiamo di solito? Ci basiamo sull’esperienza maturata vivendo nelle tre dimensioni e cogliendone la specifica “funzione”: Economia-circolazione merci/ambiente, Politica-coesione della Comunità sociale e Cultura-educazione della Persona.

Un poco come se osservassimo il Pianeta Terra solo dal punto di vista superficiale delle terre emerse e non anche da quello delle profondità sottomarine.

Non avremmo così solo una visione “mutilata” del Pianeta Terra? La stessa che abbiamo approcciando il sistema sociale”.

Ci fu anche chi pensò di coltivare un appezzamento di pomodori in africa per insegnare ai nativi a sostenersi meglio... senza tener conto delle piene del fiume Congo (fatto vero): il raccolto fu inevitabilmente distrutto dalla piena e mangiato dagli ippopotami. La miliardesima “non soluzione” del problema sociale affrontato.

Su cosa dobbiamo invece basarci per scendere “dentro” il sistema sociale, nelle sue profondità ancora sconosciute? Sul contenitore strutturale della sostanza sociale tridimensionale (economica, politica, culturale) che si osserva cogliendo la “relazione” (non la “funzione”) tra di loro.

Relazione “strutturale” che può essere di tre tipi:

  • UNIdimensionale, quando la relazione intradimensionale è parassitaria: una delle 3 dimensioni domina le altre due, soffocandone l’impulso sociale, facendo degenerare le istituzioni delle dimensioni dominate
  • Bidimensionale, quando la relazione intradimensionale è conflittuale: due dimensioni lottano per il potere assoluto e si dividono le spoglie della terza
  • TRIdimensionale, quando la relazione intradimensionale è sinergica: ogni dimensione è autonoma relativamente alla propria “funzione” specifica (senza intromissioni delle altre due)


Cosa acquistiamo, diventandoci familiare la terminologia UNIdimensionale, BIdimensionale, TRIdimensionale per descrivere la struttura del sistema sociale? Diventiamo coscienti della parte più profonda e concreta del sistema sociale: solo adesso possiamo pensare di affrontare i problemi sociali per risolverli in concreto.

Vediamo la differenza di punto di vista:

  1. Solo “sostanziale funzionale” (Economia, Politica, Cultura)
  2. Anche “strutturale relazionale” (UNIdimensionale, BIdimensionale, TRIdimensionale)

Prendiamo l’istituzione Parlamento:
1. la sua obsolescenza viene attribuita ai membri del Parlamento, alla loro incapacità e inadeguatezza, al fatto di subire il ricatto delle Elite economiche, al fatto di essere coloni di questa o quell’altra superpotenza.

Se ci pensiamo, porre così il problema lo rende irrisolvibile: chi sarebbero i competenti? (Chiunque si sia definito tale, nella storia, ha fallito); chi è in grado di non subire il ricatto lobbistico o la subordinazione alla superpotenza colonizzatrice? (nella storia: nessuno). Siamo nell’ambito della “non soluzione” dei problemi sociali

2. L'obsolescenza del Parlamento viene attribuita alla struttura UNIdimensionale parassitaria, quando la dimensione dominante (ad esempio l’Economia) è diversa dalla dimensione (la Politica) di cui il Parlamento è una delle istituzioni chiave. Se domina l’Economia le istituzioni politiche e culturali… degenerano per automatismi endogeni, indipendenti dalla volontà umana.

Se riflettiamo, posto così il problema diventa risolvibile: basta modificare la struttura del sistema sociale da UNIdimensionale parassitaria rendendola TRIdimensionale sinergica. Ora, finalmente, siamo nell’ambito della “soluzione” dei problemi sociali.

La trasformazione dalla superficialità del pensiero scientifico astratto applicato al sociale alla sua profondità, necessita di un ulteriore arricchimento di questo mutilato pensiero inconcludente: che da 11 generazioni applichiamo caparbiamente al sociale senza collegarlo alla costante “non soluzione” dei problemi sociali come immancabile e implacabile risultato finale dei nostri sforzi.

Come arricchiamo il pensiero concettuale astratto per farlo diventare concreto? Lo arricchiamo con le immagini-sintesi che ci permettono di guardarlo “da dentro”.

L’immagine sintesi della struttura UNIdimensionale parassitaria del sistema sociale è quella di una discarica a cielo aperto di rifiuti sociali indifferenziati: rifiuti culturali come razzismo e integralismo; rifiuti politici come burocrazia e corruzione; rifiuti economici come le diseguaglianze sociali e la distruzione dell’Ambiente.

Pensiamo alla struttura UNIdimensionale parassitaria dominio della Politica: per secoli (dalla Rivoluzione francese alla fine del II millennio) ha praticato la raccolta indifferenziata di montagne di rifiuti sociali politici, economici e culturali: accumulandoli anno dopo anno, caparbiamente, senza mai poterne riciclare nessuno.

Già questo, nei 2 secoli di storia, ha trasformato il Parlamento in un qualcosa che via via si è inquinato per la preesistenza, al suo interno, dei rifiuti economici e culturali che via via l’hanno corrotto.

Poi, a inizio III millennio la svolta: la struttura UNIdmensionale parassitaria è diventata dominio dell’Economia: questo ha ulteriormente fatto degenerare l’istituto del Parlamento, perché ora viene diretto dalle Elite economiche lobbistiche. Elite che “non sentono” utile l’elemento democratico, ma sentono utilissimo l’elemento monetario.

Il mondo sociale si rovescia (ma sempre in modo parassitario-antisociale!): se nella struttura UNIdimensionale a predominio politico (Società umana liquida spagnola, ad esempio) le leggi vengono prima ragionate in Parlamento e poi messe in atto dall’Esecutivo (Consiglio dei Ministri), nella struttura UNIdimensionale a predominio economico (Società umana gassosa Unione Europea, ad esempio) le leggi vengono ragionate dall’Esecutivo (Commissione Europea) e poi approvate dal Parlamento.

Qui la soluzione è possibile, basta cambiare la struttura da UNIdimensionale a TRIdimensionale: dalla struttura che nel dna sociale ha la raccolta indifferenziata dei rifiuti sociali tridimensionali alla struttura che nel dna sociale ha la raccolta differenziata dei rifiuti economici, politici e culturali.

Siamo già riusciti a farlo con i rifiuti urbani (raccolta differenziata di vetro, umido, plastica in tre contenitori specifici), dobbiamo riuscirci anche con i rifiuti sociali (raccolta differenziata di ciò che è culturale, di ciò che è politico, di ciò che è economico nei tre contenitori specifici Scuola, Stato e Mercato).

La scelta è: tra la soluzione “strutturale” TRIdimensionale sinergica (Società calorica equilibrata) che è semplice per il pensiero scientifico concreto applicato al sociale (perché che va in profondità e osserva il fenomeno sociale dall’interno); oppure la triste sagra infinita della “non soluzione” dei problemi sociali che è semplice per il pensiero scientifico astratto applicato al sociale (perché ama rimanere in superficie).

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