La crisi demografica va fermata
La favola di liberare l’essere umano dalle fatiche quotidiane attraverso i robot in azienda è una menzogna talmente grande che irrita anche un Santo
20/07/2026
di Roberto Baresi

Promettere un’economia più produttiva grazie ai robot, sostenendo che essi libereranno l’essere umano dalle fatiche quotidiane, è una tesi che fatico ad accettare.
Chi la propone la presenta come una conquista inevitabile del progresso, ma dietro quella promessa si nascondono interrogativi che nessuno sembra voler affrontare.
Si sostiene che entro il 2030 il saldo occupazionale legato alle trasformazioni del lavoro potrebbe diventare positivo, con la creazione di 170 milioni di nuovi posti grazie allo sviluppo e alla gestione delle tecnologie robotiche.
Eppure, mentre vengono celebrati i nuovi impieghi, quasi nessuno parla dei posti di lavoro tradizionali destinati a scomparire.
Sono convinto che il bilancio complessivo tra occupazioni create e occupazioni perdute sarà sicuramente negativo.
E da questa convinzione nasce una domanda semplice, ma fondamentale: se le persone non lavoreranno più, chi acquisterà i prodotti che verranno fabbricati?
Questa, cari lettori, è la domanda che dovremmo porci tutti.
Se gli Stati dell’Unione Europea continueranno lungo questo cammino, il rischio evidente è che le famiglie finiranno per dipendere da un sussidio pubblico.
Se questo accadrà, torneremo sotto un modello di società che ricorda le antiche monarchie assolute, nelle quali il potere era concentrato nelle mani di pochi che decidevano il destino di tutti.
Se per voi questa prospettiva è accettabile, vi invito a comunicarlo alla nostra redazione.
Questo cambiamento viene spesso giustificato richiamando l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite.
A mio avviso, però, tale spiegazione nasconde responsabilità più profonde, legate a scelte compiute in passato e a politiche che non hanno saputo rispettare pienamente la dignità umana.
Prima di proseguire, desidero riportare una frase coniata dal nostro direttore, che ritengo rappresenti l’essenza stessa della vita: «L’uomo e la donna sono stati creati per completarsi come l’acqua e la sete. Soli non siamo niente, uniti siamo tutto.»
Secondo i piani industriali presentati dalla startup californiana di robotica “Figure”, il canone di noleggio di un robot umanoide potrebbe aggirarsi intorno ai 300 dollari al mese, pari a circa dieci dollari al giorno.
Tradotto in termini economici, un robot umanoide risulterebbe fino a cinquanta volte meno costoso di un essere umano impiegato nelle stesse mansioni, inoltre non conosce stanchezza, può operare ininterrottamente su turni continui, non richiede ferie, benefit, contributi previdenziali o assistenziali.
In altre parole, può essere sfruttato fino al limite delle sue capacità operative.
Desidero ricordare che, secondo la mia interpretazione, la crisi demografica non è un fenomeno casuale, ma una conseguenza della globalizzazione, che avrebbe alimentato una contrapposizione tra uomo e donna, indebolendo progressivamente quel nucleo familiare che per generazioni ha rappresentato una fonte di risparmio e creazione di ricchezza.
Riducendo i consumi interni, indebolendo la famiglia e favorendo l’invecchiamento della popolazione, si sarebbe così costruito un modello sociale sempre più dipendente da strutture centralizzate di potere.
Il risultato, secondo questa visione, sarebbe il ritorno di forme di controllo che ricordano le monarchie del passato e una crescente subordinazione delle masse.
Se tutto questo vi rende soddisfatti, io non lo sono, ed è per questo che continuo a gridare il mio dissenso…
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