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L’eredità di Draghi

Siamo in piena campagna elettorale e credo sia corretto evidenziare cosa ha fatto la Meloni nei suoi cinque anni di governo


28/09/2026

di Mario Pinzi


La presidente del Consiglio, pur avendo ereditato da Mario Draghi un Paese gravato da conti pubblici difficili e da un debito pesante, nei suoi anni di governo ha cercato di costruire per l’Italia una nuova credibilità internazionale.
È questa, la chiave dalla quale partire per leggere il percorso compiuto.
Una delle leve più importanti è stata la riproposizione del Piano Mattei, insieme alla ricerca di una maggiore attenzione ai conti pubblici e a una più intensa penetrazione economica sui mercati internazionali attraverso la forza del nostro Made in Italy.
Durante il governo Meloni, il deficit è progressivamente diminuito e il costo del finanziamento del debito è stato oggetto di un’attenta gestione.
L’Italia continua naturalmente a possedere un debito pubblico molto elevato, ma accanto a questo dato esiste un’altra realtà che non può essere ignorata: l’enorme patrimonio finanziario delle famiglie italiane, che rappresenta uno degli elementi strutturali della solidità economica del Paese.
È proprio questa combinazione, patrimonio privato, capacità produttiva, risparmio e ricchezza accumulata, a costituire uno degli elementi sui quali si fonda la fiducia degli investitori nell’Italia.
E qui arriviamo a un altro punto che merita attenzione: la credibilità internazionale conquistata da Giorgia Meloni.
Si può discutere sulle scelte del suo governo, si possono criticare singoli provvedimenti e si possono avere opinioni differenti sulla sua politica, ma è difficile negare che la sua presenza sulla scena internazionale abbia dato all’Italia una visibilità e una centralità che meritano di essere analizzate.
Sono elementi che i mercati finanziari e le agenzie di rating osservano attraverso parametri precisi.
Proprio per questo motivo, sorprende quanto sia stata scarsa la comunicazione giornalistica finalizzata a raccontare con chiarezza gli aspetti positivi del percorso compiuto dal governo.
Un Paese non vive soltanto di numeri, vive anche della capacità di spiegare quei numeri ai propri cittadini e qui è mancato un vero comunicatore.
Lo stesso discorso vale per l’energia: “L’Italia ha bisogno di gas e petrolio e, negli ultimi anni, ha cercato di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento e di rafforzare gli stoccaggi, così da ridurre la vulnerabilità di fronte agli shock internazionali”.
È un tema decisivo, perché, come tutta l’Europa, anche l’Italia rimane esposta alle oscillazioni dei prezzi internazionali dell’energia e quando guerre, tensioni geopolitiche attraversano il continente europeo la sicurezza degli approvvigionamenti diventa una questione strategica.
Gli stoccaggi elevati rappresentano quindi una barriera importante contro eventuali emergenze e possono offrire una maggiore protezione al sistema produttivo e alle famiglie.
Ma c’è un problema serio, perché queste informazioni non sempre arrivano ai cittadini con la chiarezza necessaria e questo è un errore politico e comunicativo che, a mio avviso, dovrebbe essere corretto immediatamente.
Perché il prezzo dell’energia pagato dalle famiglie rappresenta uno shock concreto, quotidiano, visibile e se le ragioni di quel prezzo non vengono spiegate, il cittadino vede soltanto la bolletta e tutte le altre considerazioni rischiano di diventare invisibili ed è qui che entra in gioco la comunicazione.
Governare bene non significa soltanto prendere decisioni, significa anche spiegare perché quelle decisioni vengono prese, quali risultati hanno prodotto e quali problemi rimangono ancora da risolvere.
L’Italia, con il governo Meloni, non può essere raccontata semplicemente come la Cenerentola d’Europa.
La crescita economica, la capacità manifatturiera, il risparmio privato, il turismo e la forza del Made in Italy costituiscono elementi che meritano di essere messi al centro del racconto nazionale.
Proprio perché esistono risultati da rivendicare, esistono anche problemi che non possono essere nascosti.
Gli stipendi devono crescere, l’autonomia energetica deve essere rafforzata e occorre tornare a investire con maggiore decisione nella famiglia e nell'educazione delle nuove generazioni, perché la demografia rappresenta una delle vere leve della ricchezza futura.
Anche il confronto con l’asse franco-tedesco merita una seria riflessione.
L’Italia dispone di caratteristiche che non possono essere semplicemente misurate attraverso il debito pubblico: il risparmio delle famiglie, la qualità di una parte significativa della produzione industriale, la capacità esportatrice e un patrimonio turistico e culturale unico.
Il sole, la bellezza, la cultura, le città d’arte e i territori rappresentano una ricchezza che nessun altro Paese può replicare nello stesso modo.
La Germania è sempre stata considerata virtuosa per il suo basso debito, ma è stato scoperto che il suo passivo veniva nascosto nelle Banche dei Länder e questo comportamento dovrebbe far riflettere tutta l’Unione europea.
Quello che invece resta indiscutibile è che l’Italia possiede una ricchezza privata enorme e un patrimonio aureo tra i più importanti al mondo e questi sono elementi strutturali che contribuiscono alla solidità complessiva del Paese.
Con questa forza, il governo dovrebbe creare per i nostri giovani delle prospettive di lavoro uniche, ed è proprio qui che si trova una delle sfide più importanti del governo: trasformare la nostra ricchezza in azioni a favore delle prossime generazioni, con maggiore benessere per le famiglie.
Un'analisi seria non può fermarsi qui, perché esistono anche errori politici e comunicativi che, a mio giudizio, stanno pesando.
Il primo riguarda il referendum sulla giustizia, un tema di enorme importanza, che avrebbe richiesto una campagna di informazione molto più incisiva, dove sarebbe stato necessario raccontare, attraverso testimonianze concrete e storie personali, quanto possa essere devastante per un individuo rimanere coinvolto per anni in vicende giudiziarie, essendo innocente.
Il secondo riguarda l’eliminazione del bollo auto per le piccole cilindrate, una misura che viene percepita come una forma di acquisto del voto.
Il terzo riguarda l’immigrazione, accogliere rispettando la dignità umana che consiste nel fornire alla persona ospitata un lavoro e un tetto sulla testa.
Senza questi elementi di base, l’accoglienza produce solo degrado e infatti le periferie delle città sono diventate invivibili.
Il quarto errore, a mio giudizio, è stato quello di una certa eccessiva accondiscendenza nei confronti dell’Europa su alcuni dossier, come la globalizzazione, il mancato approvvigionamento delle materie prime utili alla nostra industria manifatturiera, lo spostamento in Cina di una parte significativa delle produzioni industriali e la mancata proprietà della Bce dei 27 Stati dell’unione.
Queste sono questioni che meritano essere affrontate senza timori reverenziali ed è proprio per questo che, guardando alla politica del governo, mi viene spontanea una considerazione: “forse è mancata, accanto alla presidente, una figura capace di unire giornalismo, comunicazione e strategia politica. Una persona capace di dire anche ciò che un leader non vuole sentirsi dire”.
Cara Meloni, lo dico con rispetto e con simpatia: negli ultimi mesi hai commesso errori pesanti, ma sei ancora in tempo per correggere la rotta.
La prima necessità è recuperare una comunicazione più efficace, non costruita per difendersi dagli attacchi degli avversari, ma una comunicazione capace di anticipare i problemi, raccontare i risultati e spiegare agli italiani perché alcune decisioni vengono prese.
La seconda è dare maggiore spazio alle nuove generazioni.
Da tempo la Lega propone di intervenire sulla tassazione dei maggiori profitti bancari, che a mio avviso sarebbe un grandissimo errore.
A mio parere, esiste un’alternativa priva di costi che potrebbe cancellare completamente l’errore del bollo auto che ha acceso una luce moto negativa sulla tua decisione: “Potresti chiedere al sistema bancario di finanziare “senza vincoli restrittivi”, i giovani italiani in possesso di una (laurea accademica o di quella del saper fare) che desiderano aprire una propria attività.
Questo progetto ha una duplice funzione: “Sostine la nascita di nuove imprese, offre ai giovani una ragione concreta per costruire il proprio futuro in Italia e ferma le loro fughe all’estero che è un danno enorme.
La terza è affrontare l’Europa con maggiore fermezza quando le decisioni comunitarie entrano in conflitto con gli interessi nazionali.
La quarta è affrontare il tema dell'immigrazione partendo da un principio semplice: chi viene accolto deve poter vivere in condizioni dignitose con il rispetto della nostra religione.
E infine, una cosa che considero fondamentale: scegliere accanto alla presidente un giornalista-comunicatore capace di leggere in anticipo gli umori della società, comprendere le paure degli italiani e trasformare la complessità delle decisioni politiche in un linguaggio comprensibile.
Non un semplice portavoce, ma na persona capace di dire: «Questo provvedimento funzionerà. Questo invece no. Qui devi accelerare. Qui devi fermarti. Qui devi spiegare meglio». In sostanza si deve ascoltare chi non applaude.
Cara Meloni, gli errori sono stati commessi, alcuni sono ancora correggibili e il tempo per farlo esiste.
Ora per vincere occorre una cosa che spesso la politica dimentica: raccontare la realtà prima che siano gli altri a raccontarla al posto tuo…

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