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La globalizzazione aggredisce Vannacci

Il Financial Times, lancia l’attacco al nuovo leader e invece di screditarlo lo fa crescere


15/09/2026

di Stefano Sutteri


La globalizzazione ha deciso di aggredire Vannacci, probabilmente convinta di riuscire a farne crollare i consensi, ma c’è un dettaglio che i suoi avversari sembrano non aver compreso, perché attaccarlo in quel modo si rischia di ottenere l’esatto contrario: “Invece di indebolirlo, lo fanno crescere oltre ogni aspettativa”.
Per colpirlo è stato mobilitato persino il Financial Times, che lo ha dipinto come il «cavallo di Troia dell’Europa».
Un’attestazione che, per quanto paradossale, rischia di trasformarsi in un autentico regalo politico, perché certe accuse, quando appaiono esagerate e lontane dalla realtà, non allontanano gli elettori, ma li spingono dalla parte di chi viene attaccato.
E ciò che sorprende ancora di più è vedere il Pd applaudisce la bufala del giornale inglese architettata dalla globalizzazione.
Come si fa a non comprendere che affermazioni di questo genere potrebbero trasformarsi in un potente moltiplicatore di consenso? (Dal 6% scarso, Vannacci potrebbe arrivare al 15 o persino al 20%).
Anche la persona meno esperta nella comunicazione sa che per indebolire un consenso, lo si deve ignorare e il loro comportamento inaspettato, anziché danneggiarlo, gli ha indicato con maggiore chiarezza la strada da percorrere per tentare la vittoria.
Non è una novità, del resto, che i leader della globalizzazione siano accecati dal guadagno facile e dal desiderio di colmare quello che considerano il fallimento di Hitler nella conquista dell’Europa.
Il giornale inglese sostiene inoltre che, qualora Vannacci arrivasse al potere, potrebbe bloccare anche le iniziative di difesa dell’Unione Europea e sono certo che, leggendo una simile fesseria, il Generale abbia riso a crepapelle.
E, fregandosi le mani dalla gioia, Vannacci ha espresso su X tutta la propria soddisfazione.
Se fossi nei suoi panni, risponderei in modo molto semplice: “Vi prego di far pubblicare ogni giorno, fino al termine delle elezioni politiche del 2027, articoli simili a quello fatto uscire dal Financial Times, dove il mal di pancia non sarà sicuramente mio, ma vostro con dolori intestinali fortissimi, perché anche chi fosse completamente privo di buon senso può comprendere che questo tipo di aggressione non toglie voti, ma li porta.  
Poi c’è il conflitto russo-ucraino, una guerra che, secondo la mia lettura, avrebbe motivazioni molto precise.
Desidero ricordare che dopo la Seconda guerra mondiale, America e Russia avrebbero concordato che lungo i rispettivi confini dovesse esistere una sorta di zona franca, non politicizzata e non ostile ai rispettivi Stati, ma sembra che l’America di Biden abbia dimenticato l’accordo.
Va ricordato, inoltre, ciò che accadde quando la Russia posizionò a Cuba i missili nucleari, dove Kennedy minacciò lo Stato sovietico di scatenare una guerra atomica e, immediatamente, la Russia fece marcia indietro senza discutere.
Alla luce di questa verità, prima di colpevolizzare la Russia, credo sia doveroso cercare di comprendere fino in fondo le vere motivazioni del conflitto e solo dopo averle accertate si può decidere come agire.
Il fatto che questo non sia stato accertato da nessuno, a mio avviso, tutto diventa difficile da comprendere.
Personalmente sostengo questa tesi perché Putin aveva già avanzato la proposta di consolidare una zona franca a ridosso del proprio confine come condizione per arrivare alla fine del conflitto, ma la sua richiesta è stata disattesa.
Con questa verità, le responsabilità non ricadrebbero soltanto sulla Russia, ma chiamerebbero anche in causa l’America e l’Occidente.
Ma torniamo a Vannacci, perché proprio qui si trova il paradosso più evidente dell’intera vicenda: l’articolo pensato per colpirlo potrebbe trasformarsi in una gigantesca macchina elettorale a suo favore.
Una marea di voti che evidenziano la stupidità di chi ha promosso questa aggressione politica che, alla fine, diventa difficile commentare.
Perché quando si tenta di distruggere un avversario e lo si fa in quel modo, invece di affondarlo, gli si offre gratuitamente una platea enorme e il rischio è uno soltanto: scoprire troppo tardi di avergli indicato, con la propria ottusità, la strada per crescere.

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