La strategia suicida di Bruxelles
I Big europei delle quattro ruote sono fermi ai box e non sanno come affrontare le sfide future
27/07/2026
di Mario Sutter

Bruxelles ha iniettato nei serbatoi del settore automobilistico europeo il veleno del fallimento.
L’industria automobilistica è nei guai per aver deteriorato la propria competitività e il divario con l’industria Cinese stà aumentando a vista d’occhio.
I costi unitari del settore esplodono e la competitività va a farsi fottere.
Pechino stampa moneta e la sua aggressione nel settore continua imperterrita per raggiungere quei volumi necessari a tenere in equilibrio la strategia finanziaria adottata.
Senza un deciso stop alla politica dei motori green, i costruttori cinesi sono destinati ad assumere il controllo del mercato automobilistico europeo, trasformando l'attuale crisi in un disastro irreversibile.
Siamo ormai vicini alla resa dei conti.
Aziende che fino a pochi anni fa dettavano legge nel settore si trovano oggi a fare i conti con una realtà completamente diversa.
Il gruppo Volkswagen, considerato per anni il leader mondiale indiscusso pur convivendo con un enorme indebitamento, sta pagando il prezzo di una strategia che non ha compreso una regola fondamentale dell'economia: i debiti devono essere ridotti, non aumentati.
Con l'arrivo della transizione green e gli effetti della globalizzazione europea, il colosso tedesco si è ritrovato improvvisamente in seria difficoltà.
Uno spiraglio di speranza sembra arrivare da Stellantis.
La guida di Antonio Filosa ha avuto l'intuizione di riportare il marchio FIAT al centro delle campagne pubblicitarie del gruppo, riaccendendo nei consumatori quel senso di appartenenza e quel ricordo che lega il marchio alla storia industriale italiana.
Una scelta che potrebbe rappresentare una possibile via di salvezza, anche se soltanto dopo l'estate sarà possibile capire se questa strategia sarà sufficiente a salvaguardare il marchio italiano.
Anche Mercedes-Benz e BMW sembrano attraversare difficoltà molto simili a quelle di Volkswagen, ed è proprio in questo scenario che il governo tedesco avrebbe proposto a Bruxelles di incentivare la produzione di nuovi armamenti per rafforzare la difesa del continente.
Una decisione che, secondo questa lettura, rappresenta una delle scelte più assurde mai concepite.
Le guerre, purtroppo, sono sempre dietro l'angolo, ma oggi non possono più essere combattute con i metodi tradizionali, perché il prezzo da pagare è la vita di migliaia di innocenti.
Chi scatena un conflitto dovrebbe essere fermato colpendo esclusivamente il responsabile, non intere popolazioni.
Con questa tradizionale decisione per non far fallire l’industria automobilistica tedesca, la Cina ha saputo sfruttare con straordinaria astuzia e lungimiranza gli effetti della globalizzazione.
Approfittando di quello che viene considerato un grave errore strategico dell'Europa, ha trovato la strada spianata per conquistare il settore automobilistico europeo con vetture a basso costo, sostenute finanziariamente dallo Stato autoritario del Dragone.
Quella che stiamo vivendo non è una crisi congiunturale destinata a passare, ma è una crisi strutturale che può essere risolta soltanto eliminando le cause profonde che l'hanno generata.
Il leader aggressivo va eliminato con una puntura che costa un euro, non con l’aumento di armamenti per salvare un settore produttivo.
In sostanza la Cina, con grande astuzia e lungimiranza, approfittando dell’imbecillità della globalizzazione, si è trovata la strada spianata per conquistare il setto automobilistico europeo con auto a buon mercato finanziate con capitali di Stato.
Questa crisi, non si può considerare congiunturale, ma strutturale e può essere affrontata solo eliminando le cause che l’anno generata…
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