Le liti distruggono gli imperi
L’incertezza nella guida del gruppo Essilux, può diventare la preda desiderata dagli avvoltoi della finanza speculativa e questo è un rischio che la proprietà non dovrebbe sottovalutare
20/07/2026
di Mario Pinzi

Leonardo Del Vecchio ha costruito dal nulla il più grande gruppo mondiale dell’occhialeria, trasformando una visione imprenditoriale in un impero globale.
Eppure, nella straordinaria architettura del suo successo, sembrano emergere due errori che oggi pesano come ombre sul futuro del gruppo: “aver consentito l’ingresso dello Stato francese nel capitale di Essilux attraverso il 4,3% detenuto da Caisses des Dépôts e non aver indicato con chiarezza un erede destinato a raccogliere i valori della sua leadership”.
Questa considerazione nasce da ciò che sta accadendo dopo la sua scomparsa.
Le tensioni tra gli eredi stanno trasformando una questione familiare in un terreno di confronto che rischia di attirare l’attenzione della finanza speculativa, sempre pronta a inserirsi nelle situazioni di instabilità per conquistare posizioni di potere e influenzare le decisioni future di un grande gruppo industriale.
Il problema è che gli azionisti, almeno fino a oggi, non sembrano essere riusciti a costruire un equilibrio sufficientemente credibile e stabile per garantire una crescita serena dell’azienda.
Un rischio che non può essere sottovalutato.
Negli ultimi mesi la stampa ha raccontato dissidi, contrapposizioni e assemblee tese, per il progetto di Leonardo Maria Del Vecchio volto ad acquisire ulteriori quote detenute dagli altri familiari del fondatore, con l’obiettivo di consolidare una posizione di controllo e superare l’attuale frammentazione proprietaria difficile da governare.
Un’operazione che, secondo questa visione, potrebbe rivelarsi molto pericolosa.
Il nuovo leader si troverebbe ad affrontare il futuro con il peso di un forte indebitamento sulle spalle, una condizione che potrebbe indebolire la sua posizione proprio nel momento in cui servirebbe forza e stabilità.
Una concentrazione del potere costruita attraverso un eccessivo ricorso al debito rischierebbe di accendere gli appetiti della finanza speculativa, pronta a sfruttare ogni fragilità per tentare di impossessarsi di un gruppo che rappresenta uno dei più preziosi gioielli del Made in Italy.
E sarebbe proprio questo il pericolo più grande: vedere un patrimonio industriale costruito in decenni di lavoro e intuizioni vincenti, finire sotto il controllo di interessi estranei alla sua storia.
La governance della holding è diventata un campo di battaglia tra soci, una situazione che, con ogni probabilità, Leonardo Del Vecchio non avrebbe mai tollerato.
Chi lo ha conosciuto sa quanto considerasse l’unità e la solidità del comando elementi essenziali per la crescita dell’impresa, e viene spontaneo pensare che, se potesse osservare oggi ciò che sta accadendo, guarderebbe con grande preoccupazione alle divisioni che attraversano il suo impero.
La verità è che una holding come quella non può essere governata attraverso diffidenze reciproche, sospetti e conflitti permanenti.
Un gruppo di queste dimensioni ha bisogno di una direzione chiara, di una visione condivisa e di una stabilità capace di rassicurare mercati, dipendenti e investitori.
Le questioni familiari dovrebbero trovare soluzione lontano dai riflettori, attraverso un confronto riservato e responsabile.
Esporre continuamente le divisioni interne alla luce della stampa, significa aumentare l’attenzione di chi dall’esterno brama l’ingresso per realizzare un business speculativo.
Una dinamica che, secondo questa lettura, finisce per alimentare gli interessi della finanza speculativa e rafforzare indirettamente le ambizioni francesi.
L’impero creato da Leonardo Del Vecchio non è soltanto una grande azienda, è anche un simbolo della capacità industriale italiana, un patrimonio costruito con sacrificio, intuizione e coraggio imprenditoriale.
Un tesoro del Made in Italy che, per la sua storia e per il suo valore strategico, non dovrebbe mai finire nelle mani della finanza speculativa sostenuta dagli interessi dello Stato francese…
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