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Mercato del lavoro: l’Italia migliora ma resta all’ultimo posto in Europa Il problema principale è il record degli inattivi


07/04/2026

Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha registrato un miglioramento significativo dei principali indicatori, con una crescita dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione. Tuttavia, nel confronto europeo, la posizione relativa del Paese resta sostanzialmente invariata, evidenziando criticità strutturali ancora irrisolte.
Secondo l’analisi comparata di ADAPT, nel quarto trimestre 2025 il tasso di occupazione in Italia si attesta al 62,4%, quasi 9 punti percentuali sotto la media UE (71,1%) e molto distante dai Paesi più avanzati, dove supera stabilmente il 75-80%.
Il dato sulla disoccupazione, pari al 5,7%, inferiore alla media europea (6,0%), potrebbe suggerire una buona tenuta del mercato del lavoro. Tuttavia, questa lettura risulta fuorviante se non si considera il livello di partecipazione: il vero elemento critico è infatti l’elevata quota di inattivi, che in Italia raggiunge il 33,9%, il valore più alto in Europa e circa 10 punti sopra la media UE (24,4%).
Questo significa che una parte consistente della popolazione in età lavorativa resta fuori dal mercato del lavoro, non solo senza occupazione ma anche senza cercarla attivamente. Il problema italiano, quindi, non è soltanto la creazione di posti di lavoro, ma la capacità di attivare una quota più ampia di popolazione.
Il deficit di partecipazione emerge in modo particolarmente evidente nella dimensione di genere. Il tasso di occupazione femminile si ferma al 53,8%, collocando l’Italia tra gli ultimi Paesi europei e con un divario rispetto agli uomini superiore ai 17 punti percentuali. Una debolezza strutturale che incide in modo determinante sul livello complessivo dell’occupazione.
Anche l’analisi per età conferma le criticità del sistema. Nella fascia 15-39 anni il tasso di occupazione si attesta intorno al 50,3%, il più basso in Europa, segnalando difficoltà persistenti nell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Parallelamente, anche nella fascia 50-74 anni l’Italia resta sotto la media europea, nonostante una crescita significativa negli ultimi anni.
Dal punto di vista della composizione del lavoro, la quota di occupazione temporanea si attesta al 12,9%, in linea con la media europea e in calo rispetto al passato. Questo andamento riflette una ricomposizione interna dell’occupazione, con un rafforzamento dei rapporti a tempo indeterminato, più che una riduzione della flessibilità.
Il mercato del lavoro italiano è migliorato negli ultimi anni, ma non ha ridotto la distanza rispetto agli altri Paesi europei”, commenta Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT. “Il problema principale non è solo quanti occupati abbiamo, ma quanti partecipano al mercato del lavoro. La bassa disoccupazione può essere fuorviante: in Italia riflette soprattutto una partecipazione insufficiente e il più alto numero di inattivi in Europa. Il vero nodo è trasformare una quota più ampia di popolazione in età attiva in popolazione effettivamente attiva e occupata, davanti alla crisi demografica già in corso questo potrebbe essere un vantaggio competitivo per l’Italia, se si riuscisse davvero ad attivare chi oggi non partecipa”.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un sistema a bassa intensità partecipativa, caratterizzato da una combinazione di occupazione relativamente bassa, inattività elevata e forti squilibri per genere ed età.
Nonostante i progressi registrati, l’Italia continua quindi a distinguersi nel panorama europeo non tanto per una crisi aperta del mercato del lavoro, quanto per una sua incompleta mobilitazione, che limita la capacità di crescita e inclusione del sistema economico.

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