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Più tasse per morire

La mala sanità continua a galoppare imperterrita e tutti tacciano


16/03/2026

di Mario Pinzi


Una donna di 47 anni si sottopone agli esami per tre volte. Tre controlli. Tre risposte identiche: tutto negativo.
Eppure quella donna muore di tumore.
Solo dopo si scopre la verità: quei controlli erano sbagliati.
Questa è una delle conseguenze di un sistema sanitario piegato alla logica della globalizzazione voluta da questa Europa.
E mentre i danni si accumulano, nessuno paga davvero per ciò che accade.
Il caso, avvenuto a Lecce, sembra iniziare nel 2016. La morte, però, arriva solo anni dopo.
Tutto comincia con un sintomo chiaro e preoccupante: perdite ematiche abbondanti. La donna, di origini albanesi, si reca in ospedale.
Ha 47 anni. Le viene eseguita un’ecografia addominale e viene indirizzata a un ginecologo. Quando finalmente riesce a fissare la visita specialistica, il medico prescrive un pap test, lo screening utilizzato per la prevenzione del tumore al collo dell’utero. La donna si rivolge a un laboratorio convenzionato con il servizio sanitario regionale.
Il risultato arriva: negativo.
Ma il tempo passa e la sua condizione peggiora. Nel 2017 torna in ospedale.
Viene sottoposta a un’altra ecografia, ma non emerge nulla di anomalo.
Viene dimessa. Per prudenza decide comunque di ripetere il pap test.
Anche questa volta la risposta è la stessa: negativo.
Eppure il suo corpo continua a mandare segnali sempre più evidenti.
Il dolore cresce. I sintomi peggiorano. La donna viene ricoverata per un raschiamento uterino.
Ma anche dopo il ricovero la situazione continua a deteriorarsi.
Viene eseguito un altro pap test. Ancora una volta: negativo.
Solo dopo una lunga sequenza di visite e controlli, i medici arrivano finalmente alla diagnosi. Tumore.
Ma ormai è troppo tardi. La malattia è in uno stadio talmente avanzato che non è più possibile salvarla.
Dopo la morte della donna, il centro sanitario coinvolto decide di risarcire gli eredi con 150 mila euro, pagati dall’assicurazione dell’istituto.
Una cifra che sembra più un tentativo di liberarsi delle responsabilità che una vera giustizia per quanto accaduto.
Intanto emergono interrogativi sempre più pesanti sul funzionamento del sistema sanitario. Un insieme che, secondo molti critici, negli anni è stato influenzato da logiche economiche e politiche legate alla globalizzazione, dove spesso l’esperienza e la competenza dei medici più anziani sono state considerate un costo da ridurre, anziché una risorsa da valorizzare.
Ora tutti si agitano. Partono le polemiche, le accuse, il rimpallo delle responsabilità.
Ma la verità è una sola: la donna è già morta e lo spettacolo che segue — quello delle giustificazioni e degli scaricabarile — appare a molti semplicemente vergognoso.
Se non si cambiano certe logiche che stanno alla base di questo sistema, se si continua a considerare l’esperienza un peso anziché una ricchezza, il rischio è che tragedie come questa diventino sempre più frequenti.
E allora non si parlerà più di un singolo caso, ma di un sistema che ha smesso di proteggere le persone.

(riproduzione riservata)