Scontro Globalismo-Sovranismo
Trump ha affermato che in politica estera il Papa Leone XIV è debole e subito scoppia il finimondo
20/04/2026
di Mario Sutter

È un momento fragile, teso, quasi sospeso sul filo.
Gli equilibri mondiali scricchiolano, e ogni parola pronunciata pesa come un macigno.
È da qui che nascono le crepe. Le incomprensioni.
Quelle tra il potere politico e quello religioso.
Tutto sembra esplodere quando Donald Trump, con toni duri, definisce Papa Leone XIV un debole in politica estera.
Un’affermazione che non passa inosservata. Che brucia.
La reazione arriva immediata.
Giorgia Meloni prende posizione: parole inaccettabili.
Eppure, non basta, perché mentre il Governo prova a contenere lo scontro, la sinistra italiana si scatena.
Attacca. Accusa. Parla di una risposta troppo debole, troppo timida, quasi inesistente.
Nel frattempo, dietro le dichiarazioni ufficiali, si muovono dinamiche più profonde.
Forse Trump sperava in qualcosa di diverso.
Un sostegno. Un intervento morale del Pontefice capace di frenare le ambizioni nucleari dell’Iran.
Poi arriva l’ultimatum a Teheran. Duro. Diretto.
E, a quanto pare, la risposta del Papa, è in quell’istante che la tensione cambia forma.
Diventa scontro aperto e la sinistra europea coglie l’occasione, scagliandosi contro gli Stati Uniti.
Non è la prima volta.
Da anni, secondo questa lettura, esiste un tentativo costante: mettere il Pontefice in contrapposizione con il presidente americano.
E questa volta, sembra quasi riuscito.
Eppure, resta un punto fermo. Gli Stati Uniti, da sempre, si presentano come garanti della libertà religiosa, anche per il Vaticano e come oppositori dei regimi che perseguitano i cristiani.
Papa Leone XIV parla di pace. È naturale. È il suo ruolo.
Ma, in questo scenario, qualcuno si aspetta di più, una presa di posizione chiara contro la minaccia nucleare iraniana.
Una minaccia che potrebbe cancellare Israele e ridefinire gli equilibri globali, spalancando le porte all’influenza della Cina.
E poi c’è la memoria, o ciò che resta di essa: Il massacro di migliaia di giovani iraniani, scesi in piazza contro la dittatura, rischia di scivolare nell’oblio.
Un silenzio che pesa.
E mentre tutto questo accade, emerge un contrasto che stride, una contraddizione che non passa inosservata.
Coloro che hanno sostenuto battaglie contro i simboli religiosi, contro il crocifisso nelle scuole, contro il Natale per non “offendere”, i bimbi mussulmani.
Oggi, questi soggetti, si ergono a difensori del Vaticano.
Oggi accusano Trump di aver offeso il Santo Padre. Oggi si indignano.
Due pesi, due misure. Un paradosso che resta lì, sospeso.
Difficile da ignorare. Ancora più difficile da commentare…
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