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Senza il Quirinale l’Italia rimane impantanata

Se vogliamo tornare al benessere, diventa fondamentale la conquista del Colle


07/04/2026

di Mario Pinzi


Purtoppo, Il referendum è stato condotto in modo disastroso e ora senza se e senza ma, occorre vincere le elezioni politiche del 2027 comprese quelle del Presidente della Repubblica, perché senza entrambi i poteri, il benessere non tornerà mai più.
Questa vittoria deve essere la base di partenza di tutta la campagna polita, ed occorre un vero esperto della comunicazione giornalistica, che temo non esista fra le fila del governo Meloni.
Ho fatto questa affermazione, perché se ci fosse stato, il referendum l’avrebbe vinto la Meloni con il 80% di preferenze.
Purtroppo, piangere
sulla perdita non serve a nulla, quello che conta è non perseverare nell’errore.
Desidero ricordare che vincere le elezioni politiche senza avere un proprio uomo al Quirinale è come non aver vinto e Il referendum si è consumato come un’occasione sprecata.
Un passaggio decisivo, gestito in modo disastroso, che ora lascia dietro di sé una sola certezza: non esistono più margini per tentennamenti.
Senza se e senza ma, la prossima battaglia è una sola.
Vincere le elezioni politiche del 2027 e insieme vincere anche la partita del Presidente della Repubblica.
Perché, cari lettori, senza entrambe le leve del potere, il benessere non tornerà, non davvero, non in modo duraturo.
Questa non è una possibilità è una condizione di partenza.
Il fondamento stesso su cui costruire l’intera campagna politica.
Eppure, c’è un’assenza che pesa come un macigno: quella di una vera regia comunicativa.
Un esperto capace di trasformare un messaggio in consenso, una strategia in vittoria e il timore è che oggi una figura del genere non esista nelle fila del governo guidato da Giorgia Meloni.
Se ci fosse stato, il referendum avrebbe avuto un altro destino.
Non una sconfitta, ma un trionfo vicino all’80% delle preferenze.
Purtroppo, il passato non si riscrive e piangere sulla perdita non cambia nulla.
L’unica cosa che conta è non ripetere lo stesso errore.
C’è però un punto che non può essere ignorato.
Vincere le elezioni politiche senza avere un proprio uomo al Quirinale è, di fatto, come non aver vinto.
Perché, ogni legge pensata per superare la filosofia globalista verrebbe inevitabilmente intercettata, modificata, rallentata.
Un Presidente espressione di una corrente opposta potrebbe intervenire, correggere, riformulare.
E ciò che nasce come cambiamento diventerebbe compromesso.
Ciò che nasce come innovazione verrebbe svuotato della sua forza.
Il risultato?
Un’azione di governo che perde incisività, fino ad annullarsi.
E ancora una volta, tutto si riconduce allo stesso nodo: la comunicazione.
Senza una guida capace di orientarla, la vittoria resta irraggiungibile e senza vittoria, nessuna riforma potrà davvero passare.
Perché, se al Colle siede un Presidente distante dalla linea del governo, ogni iniziativa sarà filtrata, ogni legge smussata, ogni cambiamento ridotto per non danneggiare l’opposizione.
E c’è un dato che rende tutto ancora più evidente: il Presidente della Repubblica resta in carica sette anni.
Il governo, cinque e questo significa una cosa sola: “Il prossimo inquilino del Quirinale dovrà appartenere alla stessa corrente politica del governo, se si vuole davvero imprimere una svolta”.
Se si vogliono riforme capaci di incidere, anche nei confronti di un’Unione Europea che mostra crepe sempre più evidenti.
Altrimenti, sarà solo un’altra occasione persa. nulla, perché qualsiasi legge finalizzata ad annullare la filosofia globalista, un leader di sinistra, modificherebbe le leggi proposte e la nuova zione Governativa, verrebbe modifica, annullando la sua zione innovativa a favore del Paese.
Senza avere al proprio fianco un esperto di comunicazione, la vittoria non si raggiunge e nessuna nuova riforma potrà passare.
Faccio questa affermazione, perché se nella poltrona del Colle ci sarà seduto un leader di una corrente politica diversa da quella del governo, tutte le leggi orientate ad un concreto cambiamento, verrebbero modificate per non danneggiare l’opposizione.
Va ricordato che la durata della carica del Presidente è di sette anni e quella del governo di 5.
In Sostanza il prossimo inquilino del Quirinale deve essere della stessa corrente politica, se vogliamo fare delle riforme che mettano sull’attendi l’Unione Europea che fa acqua da tutte le parti.
Insomma, la corsa al Colle è fondamentale se vogliamo salvare l’Italia dalla decadenza e riportare la ricchezza dell’antica Babilonia.
I nomi non mancano e l’unica cosa che resta da fare è cercare un leader corretto, onesto e convinto che l’Italia ha bisogno di riforme concrete per salvarsi e mi auguro che la Pasqua abbia aiutato a riflettere sugli errori commessi con il referendum…

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