Trump e gli attacchi assurdi alla Meloni
Il suo strano comportamento fa nascere il sospetto di essere stato comperato dalla globalizzazione
13/07/2026
di Mario Pinzi

Prima di entrare nel merito del sospetto che intendo esporre, è necessario richiamare un principio fondamentale del nostro ordinamento costituzionale.
In Italia, il presidente del Consiglio non può autorizzare l'utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio nazionale per finalità belliche senza il preventivo assenso del Parlamento.
È difficile immaginare che Donald Trump ignori un limite istituzionale tanto rilevante.
Proprio da questa considerazione nasce il mio interrogativo.
Se Trump è perfettamente consapevole dei vincoli imposti dalla Costituzione italiana, perché continua ad attribuire a Giorgia Meloni responsabilità che, di fatto, non può avere?
Da qui prende forma il sospetto che qualcuno possa averlo spinto ad attaccare la premier italiana con l'obiettivo di indebolirla politicamente in vista delle elezioni del 2027.
Se Donald Trump non è riuscito a piegare l'Iran alla propria volontà, non può scaricare su Giorgia Meloni la responsabilità di quel fallimento.
Farlo significa attribuirle colpe che esulano completamente dalle sue competenze, con il rischio di rendere poco credibile la propria posizione.
Ad Ankara, seduta allo stesso tavolo con Trump, la presidente del Consiglio ha assistito alle sue continue accuse, nelle quali il leader americano sosteneva che l'Italia non avesse sostenuto le sue richieste.
Eppure, Trump ha continuato a comportarsi come se ignorasse i limiti costituzionali che vincolano il governo italiano.
Un atteggiamento che alimenta inevitabilmente il dubbio che dietro quella strategia comunicativa possa esserci la volontà di mettere Giorgia Meloni in difficoltà sul piano elettorale.
Chiunque abbia immaginato che un simile attacco potesse favorire un cambio di governo in Italia, riportando la sinistra al potere e ostacolando la rinascita politica dei ventisette Stati dell'Unione Europea, potrebbe aver sottovalutato gli sviluppi che stanno maturando in Francia.
Tutto lascia pensare che Marine Le Pen possa ancora ambire alla conquista dell'Eliseo, nonostante la condanna che l'ha coinvolta.
La storica figura del Sovranismo francese, affiancata da Jordan Bardella, potrebbe rafforzare il fronte politico rappresentato da Giorgia Meloni e rilanciare una battaglia comune contro quel modello di globalizzazione che, secondo questa lettura, ha profondamente indebolito il continente europeo.
Nel frattempo, il tentativo di fermare Giorgia Meloni attraverso quello che considero un attacco politico scorretto sembra non produrre gli effetti sperati.
I sondaggi continuano infatti ad attribuirle un vantaggio significativo rispetto allo schieramento di sinistra.
Da quando Trump ha iniziato ad accusarla di tradimento, il consenso nei suoi confronti non sembra aver subito contraccolpi rilevanti.
Al contrario, il suo vantaggio politico appare sostanzialmente invariato.
Il comportamento dell'inquilino della Casa Bianca sembra quindi avere una duplice finalità: da una parte mettere in difficoltà il presidente del Consiglio italiano, dall'altra contribuire a indebolire l'industria europea.
In questo contesto, ritengo che Giorgia Meloni abbia fatto bene a replicare con fermezza alle accuse ricevute.
Era una risposta necessaria, non solo per difendere il ruolo istituzionale che ricopre, ma anche per non deludere i cittadini che le hanno accordato la loro fiducia.
Personalmente, considero legittimo reagire a quelle che ritengo aggressioni politiche ingiustificate, ricordando a chiunque sieda alla Casa Bianca che l'Italia è una nazione sovrana e merita rispetto.
(riproduzione riservata)

