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L’incontro tra Conte e l’uomo d’affari Zampolli emissario di Trump, subito dopo la sconfitta referendaria, fa sorgere moti punti interrogativi
07/04/2026
di Mario Sutter

Paolo Zampolli, cinquantacinque anni, arrivato a New York con l’intuito di chi sa riconoscere il valore prima degli altri e costruisce la sua fortuna in modo inusuale: apre un’agenzia di modelle, non per le passerelle, ma per un obiettivo preciso — accompagnare, sedurre, convincere i miliardari del mondo ad acquistare immobili di lusso.
Un’idea semplice, quasi cinematografica. E tremendamente efficace.
È lui, anni dopo, a presentare a Donald Trump una giovane modella: Melania Knauss. Un incontro che diventerà matrimonio.
Quel matrimonio, a sua volta, diventerà un legame, non solo sentimentale, ma anche umano e politico.
Zampolli è tra gli invitati alle nozze e da lì, nasce un’amicizia solida, che nel tempo si consolida fino a portarlo dentro i corridoi del potere americano — nel consiglio di amministrazione del Kennedy Center durante il primo mandato di Trump, ruolo che ancora oggi mantiene.
Ma la scena si sposta a Roma, subito dopo la sconfitta referendaria della Meloni, in un ristorante, una sala privata, un pranzo lontano da occhi indiscreti.
Da una parte, Giuseppe Conte. Dall’altra, Paolo Zampolli.
Un incontro che non passa inosservato. Alcuni colleghi chiedono spiegazioni, cercano di capire il senso di quel faccia a faccia così riservato, così tempestivo.
La risposta è calibrata, quasi neutra: “Siamo amici. E siccome stavo arrivando a Roma, ho chiesto di pranzare assieme.”
Una frase semplice. Forse troppo.
Zampolli è conosciuto per una qualità precisa: mettere in contatto le persone giuste, nel momento giusto è un tessitore di relazioni, uno che costruisce ponti invisibili tra mondi apparentemente lontani — finanza, politica, potere.
E allora quello che sembra “uno strano incontro” smette di esserlo.
Dietro quel pranzo potrebbe esserci molto più di una semplice amicizia.
Il contesto lo suggerisce: una sconfitta referendaria, un equilibrio politico fragile, la necessità — forse urgente — di riposizionarsi.
Perché anche chi osserva da lontano capisce una cosa: senza una reazione concreta — salari più alti, pressione fiscale ridotta per le imprese — la prossima tornata elettorale rischia di trasformarsi in una sconfitta annunciata.
E in questo scenario, gli incontri riservati non sono mai casuali.
C’è anche un’altra voce, mai confermata. Alcuni hanno ipotizzato che quel pranzo potesse essere legato a un’operazione immobiliare: il possibile acquisto del Grand Hotel Plaza di Roma, struttura di pregio ma fortemente indebitata, appartenente alla famiglia di Olivia Paladino, compagna di Conte.
La risposta di Zampolli, però, è stata netta: no.
Allora resta una sola pista, non immobiliare, ma politica…
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