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Un nuovo mestiere online

Il taccheggio nei supermercati ha superato i 4 miliardi di euro, pari all’1,2% del settore ed è in netta crescita


11/05/2026

di Carlo Deserti


Una corsia di supermercato, luci fredde, scaffali ordinati.
Poi il dettaglio: una mano che scivola rapida, invisibile, non è più un gesto isolato è un sistema.
Il taccheggio organizzato, alimentato da imprenditori online e squadre di ladri addestrati, si muove con precisione chirurgica.
Tonno in scatola, caffè, formaggi, salumi, superalcolici, creme per il viso, lamette, deodoranti: ogni prodotto ha un valore, ogni gesto un prezzo.
Tutto viene sottratto, catalogato, rivenduto, un flusso continuo che, secondo le stime, ha già raggiunto i 4,15 miliardi di euro, un’economia parallela, silenziosa, ma potentissima.
Dietro questo meccanismo, però, non c’è solo criminalità, c’è una crepa più profonda.
Gli stipendi non tengono il passo con il costo della vita e dentro quella crepa, lentamente, si è infilata una nuova forma di sopravvivenza.
Non sorprende, allora, che in Italia questo fenomeno stia crescendo: quando il quotidiano diventa insostenibile, il confine tra necessità e illegalità si assottiglia.
Il costo della vita non scende, gli stipendi restano fermi, più bassi della media europea e mentre le famiglie fanno i conti con bollette e spese sempre più pesanti, nei supermercati il taccheggio avanza.
Si parla di numeri impressionanti: fino al 53%, con perdite che continuano a crescere e un trend che non accenna a rallentare.
Ma il colpo di scena arriva alla fine della filiera, perché quei furti non spariscono nel nulla, si trasformano e il loro costo viene assorbito, redistribuito, nascosto nei prezzi.
Come sempre a pagarli, alla fine, è il consumatore onesto.
L’inflazione in Italia può anche risultare più bassa rispetto alla media europea, ma per le famiglie è una realtà diversa: il costo della vita non cala, e se gli stipendi non aumentano, vivere diventa una sfida quotidiana, sempre più dura.
In questo scenario, senza interventi concreti, come una riduzione delle tasse alle imprese per favorire l’aumento degli stipendi, il rischio è chiaro: il taccheggio continuerà a crescere in modo esponenziale e con esso, anche le piattaforme online che rivendono prodotti rubati, dando forma a un mercato illecito di proporzioni mai viste prima. E poi c’è l’altro lato, quasi banale nella sua semplicità.
L’88% dei furti di abbigliamento segue ancora la tecnica più antica: indossare il capo sotto i propri vestiti e uscire.
Nessuna tecnologia, nessuna rete sofisticata, solo disperata necessità.
A rendere tutto più amaro è un dettaglio che pesa come un macigno: anche i costi della sicurezza vengono scaricati sui clienti.
Ancora una volta, sui più onesti, un meccanismo che alimenta frustrazione, rabbia, una tensione sociale che rischia di esplodere.
E mentre tutto questo accade, un altro fronte si apre: quello energetico. Bollette in aumento, costi che si sommano ai costi, e far quadrare i conti, oggi, è diventato un’impresa titanica. Su questo terreno, il governo ha cercato di muoversi.
La premier Giorgia Meloni si è mossa rapidamente, con un approccio strategico.
Lo scorso aprile è volata nel Golfo, incontrando i vertici dell’Arabia Saudita e dialogando con gli Emirati Arabi Uniti.
Una corsa contro il tempo, con un obiettivo preciso: ridisegnare le rotte energetiche europee e abbassare un costo che incide direttamente sulla sopravvivenza del Paese, perché alla fine, sotto la superficie dei numeri e delle statistiche, resta una verità semplice e brutale: quando vivere diventa troppo difficile, l’equilibrio si spezza, e le conseguenze non restano mai confinate sugli scaffali di un supermercato…

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