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Una scelta che può salvare l’Italia

La Meloni decide di ridurre le tasse seguendo il consiglio di Economia Italiana


04/05/2026

di Mario Pinzi


Dopo due errori pesanti “il referendum e l’abbandono di Donald Trump”, il clima politico cambia.
Si fa più teso, più urgente e in questo scenario, Giorgia Meloni, decide di seguire la rotta indicata da Economia Italiana.
L’obiettivo è chiaro, quasi fisico: rimettere in moto i consumi interni, ridare ossigeno al Paese.
Dietro le quinte, però, il problema è più complesso, infatti il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, appare irritato, per il comportamento di Bruxelles che osserva, misura e richiamo.
Il bilancio del governo si è discostato di poco, ma siamo stati ugualmente ripresi da Bruxelles.
Questo comportamento ha irritato il ministro dell’Economia e proprio da questa tensione nasce una decisione netta, quasi simbolica: cancellare 90 imposte.
Un gesto che affronta parecchie sfide e lancia un nuovo segnale.
Il primo passo di una visione più ampia, già delineata da Economia Italiana: ridurre drasticamente le imposte ai produttori del Made in Italy, spingere verso un aumento deciso degli stipendi, alleggerire il peso fiscale su gasolio e benzina, sostenere concretamente le famiglie che scelgono di avere almeno tre figli e ancora: dare valore ai giovani laureati riconoscendo il merito di chi ha studiato, ma anche di chi ha scelto la strada della laurea del “Saper Fare”, quella che tiene in piedi il tessuto produttivo del Paese, perché è da lì che passa la forza dell’Italia: dalla capacità di produrre qualità assorbendo i dazi di chi produce solo prodotti di massa a basso costo.
Poi ci dovrà essere una visione più profonda: riportare il debito pubblico dentro i confini nazionali, nelle mani delle famiglie italiane.
Non dobbiamo dimenticare che la ricchezza privata italiana supera di quattro volte il debito Statale e se il costo degli interessi passivi entra nelle tasche degli italiani, i consumi interni ripartono, il Pil cresce e il debito diminuisce.
Per le azioni sopra proposte, occorrono cospicue risorse e tutti affermano che non ci sono i mezzi, ma questa è una enorme bugia.
La risposta è semplice, diretta: eliminare gli sprechi statali e tagliare gli apparati obsoleti.
Giorgetti, definisce lo scenario economico e affermando che la nostra non è una crisi di domanda “non ci sono milioni di disoccupati a fermare il motore”, stiamo solo vivendo uno shock di offerta, i prezzi salgono perché il petrolio arriva lento e in scarse quantità.
E allora la strategia cambia: meno ideologia, più pragmatismo, più “saggezza”, anche   perché, sullo sfondo, incombe una scadenza politica precisa: le elezioni del 2027.
Una risposta non lontana per niente.
L’impegno preso dal Governo per la riduzione delle imposte, si estenderà fino al 2033, una promessa lunga, costruita per parlare alle masse, per catturare attenzione, consenso e fiducia.
La CGIA di Mestre ha contato 109 imposte (erariali, locali e addizionali), ma evidenzia che sono solo le prime venti a generare il 95% del gettito.
Questa verità dimostra che il problema doveva essere affrontato molto prima e non averlo fatto è stato un errore come quelli sopra indicati.
Si parte ad eliminare le tasse che pesano meno; tredici all’anno, un inizio non esorbitante, ma pur sempre un inizio.
Questa partenza non risolve il problema del rilancio dei consumi interni, delle nascite e della fuga all’estero dei giovani laureati, perché servirebbero molte più risorse.
Serve tempo, serve continuità, serve il coraggio di incidere in profondità, soprattutto sulla riduzione concreta delle tasse alle imprese.
Questa manovra, allora, deve essere raccontata per ciò che è davvero: non un traguardo, ma un’apertura, un primo atto.
E’ una vera sfida: andare avanti, anche ignorando i dettami di Bruxelles.
Resta una sola domanda sospesa: sarà abbastanza per evitare la vittoria della sinistra al voto politico?
L’eliminazione inizierà dalle imposte meno importanti e sembra che Giorgetti abbia deciso di cancellarne 13 all’anno.
Questa è una dimostrazione che il vento è cambiato, ma per puntare ad una crescita interna, a un aumento delle nascite, a un fermo della fuga dei giovani laureati, compresi gli altri problemi già elencati, non si deve dimenticare che questa è una partenza per vincere le elezioni del 2027 e conquistare il tempo necessario per far risorgere l’Italia…

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