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Chi sono I veri responsabili degli attentati violenti

Il caso di Modena e quello di Milano dove un Gambiano crea il panico con una mannaia, sono il frutto del non rispetto della dignità umana


25/05/2026

di Mario Pinzi


Se questi tragici fatti si ripetono ormai in tutta Europa, esiste un elemento comune che li attraversa tutti come un filo oscuro: il mancato rispetto della dignità umana. Una dignità che dovrebbe tradursi, prima di tutto, nella capacità di offrire a chi viene accolto un lavoro, una casa, una possibilità concreta di vivere senza precipitare nell’emarginazione.
Quando questa forma di ospitalità dignitosa non può essere garantita, allora, secondo molti cittadini, gli ingressi dovrebbero essere fermati senza esitazioni.
E se le leggi attuali non consentono di farlo, cresce la convinzione che quelle stesse leggi debbano essere modificate rapidamente.
L’assenza di decisioni chiare, secondo questa visione, ha alimentato un degrado che ormai una parte della popolazione non è più disposta ad accettare.
Se il Governo intende affrontare le elezioni del 2027 senza perdere il consenso popolare, dovrà intervenire subito contro un malessere sociale che molti attribuiscono agli effetti incontrollati della globalizzazione e che, giorno dopo giorno, sta generando un clima di tensione sempre più pericoloso.
Colpiscono, in particolare, certi discorsi ascoltati nei bar, nelle piazze, nelle conversazioni quotidiane.
Frasi dure, cariche di rabbia e disperazione, che fanno riflettere sul livello di esasperazione raggiunto.
C’è chi dice: “Se un extracomunitario disperato mette mio figlio su una sedia a rotelle per tutta la vita, io vado a Roma a cercare i responsabili politici che lo hanno fatto entrare e li faccio secchi.”
Altri raccontano episodi di occupazioni abusive delle case degli anziani, accusando le istituzioni e le forze dell’ordine di non riuscire a intervenire con efficacia.
E poi tornano sempre gli stessi temi: violenze sessuali, soprusi contro i più deboli, furti, spaccio di droga.
In mezzo a queste paure, molte persone ripetono concetti simili, con parole spesso violente, segnate da frustrazione e senso di abbandono: “Ci avete tolto la serenità, il sonno, la sicurezza delle nostre famiglie.”
È proprio questo stato d’animo collettivo che, secondo me, dovrebbe spingere la politica a fermarsi e riflettere seriamente.
Perché, quando rabbia e sfiducia continuano a crescere senza trovare ascolto, il rischio è che il clima sociale degeneri ulteriormente, aprendo la strada a nuove forme di estremismo e violenza.
L’auspicio finale è che vengano adottati provvedimenti concreti e tempestivi, capaci di aggiornare leggi considerate ormai obsolete e di disinnescare un malcontento giudicato sempre più pericoloso.
Da questi sfoghi, emerge infine anche una critica verso una parte della magistratura ritenuta politicizzata, accusata di ostacolare eventuali cambiamenti.
Un conflitto istituzionale che emerge come potenzialmente esplosivo e con il timore che il Paese possa ricadere in stagioni di violenza simili a quelle vissute durante gli anni del terrorismo delle BR.

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