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Il problema sociale odierno si presenta “nudo” dove nessuno sta guardando

Viviamo in direzione di un nuovo 48 di moti rivoluzionari


11/12/2019

di Andrea di Furia

Se, limitandoci all’Europa, riflettiamo sulle ultime vicissitudini di Emanuel Macron possiamo sentire, al di là della faccia istituzionale mostrata ai Gilet gialli, una sua sommessa vocina che sta dicendo sempre più spesso: “Ma chi me l’ha fatto fare”.

Afferrato dal vortice sociale Macron, che può anche essere un esempio valido per tutti i precedenti e gli attuali statisti presenti sulla faccia planetaria, non sa che pesci pigliare per evitare una inevitabile deriva autoritaria.

I Macron italici, invece, un pesce se lo trovano fresco e guizzante a banchi nelle piazze cittadine. Sono le Sardine, nuovo cibo nutriente per cadaverici Partiti dopo che il Movimento5Stelle ha stufato. Sardine che vogliono stringersi tra loro per sfuggire meglio ai predatori-Partiti, ma che si illudono di navigare nel mare aperto, mentre vivono in un laghetto di pesca sportiva: una gabbietta per succulenti pesciolini azzurri all’ingrasso.

Pronte a diventare l’ultimo fenomeno mediatico, le Sardine non si rendono conto che per risalire alle origini di quello che vogliono dovrebbero invece trasformarsi in Salmoni. Solo i Salmoni infatti - specie che pare estinta nel sistema sociale mondiale - con la loro caratteristica di saper risalire i fiumi controcorrente possono ritrovare la soluzione al più importante problema sociale moderno cui nessuno si dedica, sintetizzabile così: il sistema attuale non funziona “socialmente”, bensì “antisocialmente”.

Chi d’improvviso si è svegliato dal narcotico torpore indotto da un illusorio ideale democratico (i fans della malsana Società liquida statale a predominio politico) o da un allucinatorio mito tecno-distributivo (i fans della malsana Società gassosa mercantile a predominio economico) si sta rendendo conto che non sta funzionando niente nel sistema sociale attuale. E protesta.

Dopo 2 secoli di esperienze deludenti se ne rendono conto più i sostenitori dello Stato nazionale – fallito come contenitore della raccolta indifferenziata del sociale tridimensionale (culturale, politico, economico) - e meno i sostenitori di questa raccolta indifferenziata nel Mercato globale, solo da pochi decenni freschi protagonisti del palcoscenico mondiale. Costoro infatti pretendono – illudendosi alla grande! – di essere i veri portatori della soluzione sociale. In realtà sono portatori di una “qualità” diversa di sistema “antisociale”. Esattamente come gli altri.

Perché il sistema non funziona? Perché non lo pensiamo nella sua interezza col pensiero che applichiamo al sociale. Siamo attenti solo alle sue “quantità”, alla sua molteplice sostanza culturale, politica ed economica, ma non alla sua qualità strutturale, alla sua forma. E la forma determina l’uso specifico (sociale o antisociale) del sistema.

E’ come se ci curassimo i denti con una sedia di legno perché la sostanza dello stuzzicadenti è il legno. Ma per l’uso che ne dobbiamo fare (stuzzicarci i denti), sebbene la sostanza legno sia la stessa la forma della sedia non corrisponde. Corrisponde la forma dello stuzzicadenti.

Dunque la Forma sociale unilaterale (a 1Dimensione prevalente sulle altre due, da essa ghettizzate) non corrisponde più alla sua sostanza sociale (a 3Dimensioni autonome - Cultura, Politica, Economia – ormai reciprocamente emancipate) e determina perciò l’antisocialità del sistema.

Non curandosi di questo "banale" dettaglio, il pensiero sociale non pensa la qualità strutturale del sistema, la sua attenzione è solo sulla sostanza: sui milioni di problemi sociali che quotidianamente ci pressano. E’ un pensiero quantitativo parziale che non bada alla qualità del sistema sociale.


Paradossalmente la risposta è quella che uno meno si aspetta, intossicati come siamo da secoli di successi della Scienza. Il problema di Macron (e di tutti noi) è di essere avvelenato, nel suo pensare sociale, da concetti scientifici astratti che impediscono di vedere che il Re-sistema è nudo.

Il problema dei vari Macron è voler essere bravi Scienziati del sociale, non bravi Artisti del sociale. Artista, tuttavia, fa rima con Statista… Scienziato, no!

Dalla Rivoluzione francese in poi, nelle varie istituzioni repubblicane francesi (e mondiali), si sono susseguiti solo bravi Scienziati sociali, mai un’Artista sociale. E i risultati delle loro scelte – tutte logiche, tutte rispondenti alle varie problematiche quantitative sempre riemergenti, generazione dopo generazione – si vedono. Meglio, si subiscono obtorto collo.

Esempi:

  1. ti piace la precarietà nel lavoro?
  2. ti piace la burocrazia?
  3. ti piace l’operato dei Partiti?

Sono tutte conseguenze concrete delle scelte illusorie o allucinate di questi Scienziati sociali (ieri fanatici dello Stato, oggi fanatici del Mercato) da 2 secoli a questa parte.

Naturalmente secoli di condizionamento circa l’autorità della Scienza (condizionamento più forte di quello precedente sull’autorità di Dio) rende difficile andare contro l’idolo superstizioso della Scienza. Così che solo pensare alla parola Artista o Arte applicato al sociale, ci viene il brivido e la pelle d’oca. Eppure questo disgustato e arrogante pensare scientifico è totalmente soggettivo, non risponde alla realtà se non parzialmente. Va addirittura conto i suoi presupposti e contro l’uomo.

Il linguaggio, invece, che ha una saggezza antica molto più profonda di quella scientifica pensante, ci rende attenti di qualcosa di diverso nel sociale. Infatti, per esempio, non parla di Scienza della Politica, ma di Arte della Politica. E Artista della Politica non può essere un “pirla intelligente” qualsiasi come vediamo oggi nei vari Partiti non solo italiani, ma una persona di grande spessore.

In Italia abbiamo avuto Dante Alighieri, che è diventato solo in esilio il grande Poeta della Divina Commedia mentre prima ebbe un importante ruolo politico a Firenze. Nel 1300, infatti, il poeta viene eletto tra i sei «Priori», i più alti magistrati del governo della Signoria.

E un’altra persona ancora più vicina a noi è stato un grande Artista-Statista, peccato che i politici-Scienziati “affondatori dell’odierna Repubblica Italiana” lo abbiano messo da parte, perché specialisti (Scienziati del sociale, appunto) degli interessi del proprio Partito.


Parlo di Adriano Olivetti, che tutti conoscono come grandissimo Imprenditore. Quasi nessuno, però, si è reso conto che Olivetti, con il suo L'Ordine politico delle Comunità, era capace di un pensiero sociale oggettivo perfettamente aderente alla realtà concreta.

Pensiero artistico-sociale che:

  • avrebbe certamente impedito l’odierna precarietà nel lavoro, come fece con i suoi dipendenti;
  • avrebbe efficacemente contrastato la burocrazia, come riuscì a fare nelle sue relazioni interne alla Olivetti nei rapporti tra dipendenti, manager e Imprenditore;
  • avrebbe opportunamente riformato il ruolo dei nostri Partiti, dando spazio a quella Società civile, che lui chiama Comunità, la quale oggi più che mai tenta di imporsi in tutto il mondo, se vuole sopravvivere.

Tutti i movimenti che oggi si stanno presentando “contro” il sistema di potere al governo è perché i nodi dell’approccio scientifico al sociale stanno venendo tutti al pettine. E la caratteristica di questo approccio è input-output, ossia meccanica. Non è possibile però, con tale approccio, afferrare in concreto la realtà sociale… che non è una macchina, ma un organismo vivente.

Siamo stati tutti educati così: c’è un problema lo affrontiamo dopo che è sorto. Ma questo è il pensiero scientifico sociale che non è capace di predire e di affrontare per tempo il futuro, perché cerca sempre e solo la conferma a posteriori delle sue tesi.

Tesi assolutamente irrealistiche, tesi solo soggettive e di parte nel 99% dei casi. Esattamente la percentuale (il 99% dei casi) di oggettività che i pensatori scientifici del sociale pensano di avere - allucinandosi e illudendoci – e che la realtà (precarietà, burocrazia, partitismo imbelle) si premura quotidianamente di smentire, riducendola continuamente all’1%.

Sono infatti sempre nuove, e sempre meno capaci di guardarsi in dietro e risalire il corso della storia, le individualità che vanno al potere. Sempre meno capaci di resistere all’antisocialità “formale” di un sistema sociale, unilaterale e malsano, sempre più disumano.

È allora mai possibile che un moderno politico-Scienziato (o un moderno economista-Scienziato) si possa accorgere che il pensiero politico di un Artista-Statista come Olivetti è molto, molto, molto più concreto del suo?

E’ allora sorprendente che in tutto il mondo ci siano continue rivolte contro Istituzioni che più dei 2/3 della popolazione (vedi ultimi dati ISTAT in Italia) sfiduciano per la loro incapacità di vedere oltre i limiti antisociali di un 3%, di un Mes, di una raccolta indifferenziata del sociale tridimensionale (culturale, politico, economico)?

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