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Marina Macelloni (presidente Inpgi): persi in cinque anni il 15 per cento dei posti di lavoro

“Necessaria un'inversione di tendenza. Cercando di includere e offrire tutele previdenziali anche a chi oggi è fuori dalla nostra Fondazione”


15/02/2019

“Poter iscrivere all’Istituto anche i non giornalisti che fanno mestieri contigui al nostro, la comunicazione, il web: è questo il progetto rivoluzionario cui stiamo lavorando. Siamo i primi che tentano un'operazione del genere, nessun’altra Cassa ha mai provato a iscrivere persone non iscritte all'Ordine di riferimento, ma secondo il nostro punto di vista questa è la via d’uscita”. 
Così Marina Macelloni, presidente dell'Inpgi, intervenendo ai lavori del XXVIII Congresso nazionale della stampa italiana a Levico Terme. Una proposta che nasce da una presa di realtà drammatica: “Negli ultimi 5 anni abbiamo perso il 15% dei posti di lavoro dipendente e la spesa per ammortizzatori sociali pagati dall'Istituto è cresciuta del 58%.  “Oggi - ha proseguito - siamo poco più di 15 mila. E i pochi nuovi assunti che abbiamo sono sotto i 30mila euro: un fenomeno di forte gap tra i giovani e i più anziani, tra donne e uomini, tra Nord e Sud”. 
Contemporaneamente, fa notare Marina Macelloni, si registra una massiccia migrazione verso il lavoro autonomo e una digitalizzazione intensa e non governata. Un sistema che ha cambiato i mezzi di produzione, le figure professionali e le modalità di fruizione, ma non ha ridotto la domanda d'informazione. 
Da qui la necessità di un'inversione di tendenza: “La via d'uscita è quella di riconoscere questo cambiamento. Allargare lo sguardo. Includere e offrire tutele previdenziali anche a chi oggi è fuori di qui. Sono tanti. Non è solo per salvare l’Inpgi, ma è per ribaltare il destino dei dinosauri e immaginare un mondo che non preveda solo l'estinzione”.

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