Share |

Troppe parole straniere su giornali, radio, Tv e anche su Internet: gli italiani (e i giornalisti) accusano un senso di inferiorità verso gli altri idiomi?

Va di moda il linguaggio meticcio di tanti che si credono di essere moderni. Risultato? Gli anziani in difficoltà si allontanano dalle edicole e così la diffusione di quotidiani e periodici va a rotoli


18/04/2017

di Filippo Senatore


Chi ascolta Radio 3 stima i cronisti musicali per la loro profonda conoscenza di materie specialistiche che sanno divulgare con molta facilità, ma spesso questi cadono nel ridicolo per l’errata pronuncia, soprattutto del tedesco. La storpiatura fonetica ci fa vedere i limiti dell’uso disinvolto di tante parole straniere. Ad esempio, il sistema di catalogazione BWV, o Bach-Werke-Verzeichnis ("Catalogo delle opere di Bach"), permette di riferirsi con certezza, usando il relativo numero di opera, a una precisa composizione di Johann Sebastian Bach fra le oltre mille censite da Wolfgang Schmieder, l'autore del catalogo. Basterebbe dire Catalogo di Bach per non cadere in ridicole pronunce teutoniche…
Una cronista milanese, in occasione del Salone del Mobile, riferendosi al caro albergo scrive “prezzi monstre”. Fantozzi diceva prezzi “mostruosi”. Un cronista normale direbbe prezzi cari come la portinaia di Porta Genova a Milano. Persino Buzzati abbandonava il linguaggio troppo letterario di Un Amore e del Deserto dei Tartari per farsi comprendere da tutti i ceti sociali. Molte persone che conosco si lamentano del linguaggio meticcio di tanti, troppi, che si credono di essere moderni. Questa Babele ha contaminato gran parte della stampa del Bel Paese. Si lamentano extracomunitari e stranieri che stanno imparando l’italiano e che fanno una gran fatica già ad apprendere la lingua di Dante. I più che si lamentano sono gli anziani, che fanno fatica a capire il linguaggio radiofonico. Ma anche coloro che hanno una modesta cultura e non conoscono le lingue straniere. Leggere un articolo è ancora più arduo. Il podista oggi è solo runner. Il motorino è solo scooter etc.
Ivo Caizzi, corrispondente da Bruxelles per il Corriere della Sera l'anno scorso ha denunciato la declassazione della lingua italiana non più ufficiale come nel passato. L’Italia è uno dei sei Paesi fondatori della Cee, risalente a 60 anni fa. Come mai lo svilimento e la perdita di importanza della nostra lingua madre? Sembra quasi un suicidio per complesso di inferiorità nei confronti di altre lingue. Eppure dal ‘500 al tardo ‘700 le opere liriche erano cantate solo in italiano, e Dante e Petrarca erano amati dai grandi letterati stranieri.
Un’amica di Tortona ha insegnato lettere per quasi cinquant’anni a molte generazioni di allievi. Da alcuni anni è sconcertata dal disinvolto uso della nostra lingua anche sui giornali. L’italiano nel mondo lo parlano in pochi, ma la Farnesina dice che occupa il quarto posto. La penisola divisa e soggiogata da tante dominazioni straniere, tuttavia, ha mantenuto nei secoli l’idioma di Dante.
Un miracolo che oggi sta svanendo dopo più di centocinquanta anni dall’unità del Paese! Lo scrittore Wolfgang Goethe, nel suo viaggio in Italia a metà del Settecento, riconobbe il suono della lingua italiana appena arrivato a Rovereto, la ridente cittadina del Trentino appartenente all’Impero austriaco.
La nostra lingua ha ammaliato i cultori della musica. Dal ‘500 dominava la lirica nascente delle corti europee. Ha mantenuto il primato nel secolo d’oro. Mozart non poteva fare a meno dei versi di Pietro Metastasio, di Giuseppe Parini e di Lorenzo da Ponte. Se un viaggiatore italiano girasse in lungo e in largo il pianeta troverebbe anche nei Paesi più remoti frammenti di italiano derivati da quel che resta dell’opera italiana. I giapponesi sanno pronunciare con garbo i versi di Violetta: un bel dì vedremo…
Giuseppe Verdi, quando tradusse i tre capolavori di Shakespeare, italianizzò molti nomi dei protagonisti e tradusse integralmente in italiano il Bardo. Lui è il divo più conosciuto all'estero dopo Dante. Persino negli anni Sessanta dello scorso secolo l’eco musicale non era sopita, al punto che molte canzonette furono tradotte in italiano e alcuni cantanti di successo stranieri si adattarono a cantare nella nostra lingua. Per una strana circostanza dovuta alla presenza di una regina di origine barese in Polonia, molti termini della cucina derivano dall'italiano. Per non parlare del culto della lingua dei nostri emigrati all'estero, che dopo tante generazioni conservano qualche briciolo di italiano storpiato.
Secondo la professoressa di Tortona, in meno di trent’anni la nostra lingua impoverita è stata attaccata da altri idiomi come termiti. Per non ripetere un linguaggio sempre più povero, gli scrittori sono ricorsi all’aggiunta di terminologia straniera, soprattutto inglese, come un posticcio parrucchino infilato sopra un cranio ormai calvo. La politica soprattutto degli ultimi 15 anni li ha scopiazzati e volgarizzati. Il cattivo doppiaggio dei film ha creato neologismi mostruosi rimasti come residui non smaltibili. L’autocensura preventiva ha creato adattamenti linguistici ridicoli, spesso inventati (per tutti la parola escort).
Un adattamento e una sostituzione progressivi stanno uccidendo il nostro idioma minoritario parlato solo in Italia e nella Svizzera italiana. Molti parlanti italiani assomigliano a quel personaggio di Umberto Eco, Salvatore del Nome della Rosa, il quale, per quanto esprima con raffinatezza mescolanze di lingue, non è compreso dagli altri monaci e il suo aspetto, nella confusione anarchica creata, appare più mostruoso (la cronista milanese direbbe monstre). Non vi sorprenderete di contare decine di termini stranieri che ingolfano il periodo rendendo oscuro o banalizzando qualunque concetto.
Eppure si usa e si abusa in tutti i campi. Andrea Camilleri per salvare la lingua l’ha avvolta provocatoriamente nel suo dialetto natìo siciliano come atavico segnale di ribellione allo straniero. Ma la sua “mossa del cavallo” non sembra pienamente riuscita. L’accanimento continua. Si corre il rischio che la Babele metta a repentaglio la coesione sociale, conclude la professoressa di Tortona che un tempo leggeva tutti i giorni un quotidiano importante nazionale e oggi lo prende ogni tanto per sottolineare in blu anche gli errori lessicali. Intanto le vendite dei giornali calano in modo impressionante (very impressive, direbbe la cronista milanese).

(riproduzione riservata)