Share |

Pensioni, finché morte non ci separi

Dal governo un anticipato regalo natalizio: la proposta di legge che porta l’età pensionabile a 67 anni


13/11/2017

di Damiano Pignalosa


Il regalo da parte del governo, quest’anno, arriva in anticipo. Un nuovo meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita, a cui agganciare l'età di pensione, a partire dal 2021, che consideri la media biennale (e non più triennale), confrontata con il biennio precedente, da cui ricavare lo scarto. Un meccanismo che considererebbe anche gli eventuali cali della speranza di vita. È questa la proposta di legge che è stata presentata ai sindacati da parte dell’attuale governo, sotto forti pressioni provenienti da Bruxelles, che sui risparmi pensionistici ci conta per mantenere la stabilità dei conti pubblici italiani.
In pratica, per il governo, a partire dal 2021 l’aspettativa di vita verrebbe calcolata considerando la media del biennio 2018-2019 confrontata con la media del biennio precedente; l’eventuale aumento dell’età della pensione fino ai 67 anni, sarebbe portato sul biennio 2021-2022. Nel caso invece di “risultato” negativo, questo sarebbe “scalato” nella verifica per il biennio successivo (2023-2024). Dunque, anche in caso di riduzione dell’aspettativa di vita non ci sarebbe mai un calo dell'età pensionabile ma solo uno stop. Da quest’aumento dell’età pensionabile non saranno colpiti 15 categorie di lavoratori cosiddetti “gravosi”: le 11 già fissate dall'Ape social (tra cui maestre, infermieri turnisti, macchinisti ed edili) e altre 4 (agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori). Si tratta di una platea di 15-20mila persone, per circa il 10% dei pensionamenti stimati per il 2019.
Nella eterna partita a scacchi tra lavoratori e governo, non si può fare a meno di sottolineare il fatto che, con il passare degli anni, si sta portando l’età pensionabile a ridosso degli ultimi istanti di vita dell’individuo. Nel 2015 la speranza di vita per i maschi italiani è stata di 80,1 anni, e di 84,7 per le donne. Un bel record, ma comunque una prima leggera contrazione visto che nel 2014, la stessa era di 80,3 anni per gli uomini e di 85 per le donne.
La verità è che i soldi delle pensioni sono finiti già da un pezzo. Sono riusciti sia a mangiarli che a bruciarli tutti in un sistema dove servono 4 lavoratori per poter pagare 1 pensione. Aggiungiamoci la crisi, la difficoltà nel trovare lavoro, le contribuzioni in nero e la fuga all’estero e capiamo benissimo che non ci potrà mai essere un blocco dell’età pensionabile, figuriamoci una riduzione. Si andrà avanti prolungandola sempre più, basandosi sulla bella favola che gli italiani, insieme ai giapponesi, hanno tra le più alte aspettative di vita nel mondo. Questo dato è dovuto in parte sia al clima che alla nostra posizione geografica, ma soprattutto dalla qualità di quello che mangiamo e produciamo. Uno dei vanti più grande è appunto tutto il settore agroalimentare italiano, tra i più forti e qualitativi di tutto il globo. Invece che preservare questo patrimonio, si fanno passare manovre come il CETA che portano sulle nostre tavole degli autentici veleni importati oltreoceano, senza alcun tipo di controllo o raziocinio nella produzione. In questo modo si favorisce finalmente l’intossicamento silenzioso di tutta la popolazione che a quei famosi 80 anni neanche ci arriverà più, avendo lavorato una vita intera solo per pagare e sovvenzionare uno Stato che non ha fatto altro che spremerci come limoni. Ma alla fine l’Italia è un Paese di scommettitori cronici, ecco perché la pensione sarà sempre di più come una lotteria: tutti ci partecipano, pochi vincono e rari se la godono.     

(riproduzione riservata)