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Sulle spiagge del buon ritiro giornalisti in prima fila

Parliamo di chi, pur godendo di una buona pensione, sceglie di lasciare l’Italia per incassare un assegno esentasse e senza dover pagare il contributo di solidarietà. Ma l’Inpgi…


21/07/2017

di Sergio Rizzo*


Va precisato che tutto è assolutamente legale. Il diritto internazionale e gli accordi bilaterali parlano chiaro. Se poi lo Stato estero dove il pensionato decide di passare oltre metà dell’anno fa parte dell’Unione europea, come il Portogallo, il problema semplicemente non esiste. Ma è sempre bene chiamare le cose con il loro nome. Perché ci sono gli anziani che si trasferiscono all’estero per sfuggire a un tenore di vita ai limiti dell’indigenza, vista la povertà dei loro assegni, e ci sono i furbi. Parliamo di quanti, pur godendo di una pensione non certo da fame, scelgono di lasciare l’Italia per incassare un assegno non falcidiato dalle nostre imposte e non dover pagare il contributo di solidarietà dovuto dai pensionati ricchi.
In questa tipologia c’è una concentrazione rilevante di una categoria particolare: i giornalisti. Ciò si può scoprire facilmente leggendo ciò che ha scritto a fine 2015 Romano Bartoloni, presidente del Gruppo romano giornalisti pensionati, a proposito della grande fuga. Dopo aver premesso che ben «500 mila pensionati Inps hanno riparato all’estero negli Eldorado dell’esentasse riconosciuti nel nostro Paese», fuggendo «dal carovita, dal fisco cinico ed esoso» nonché «dal blocco della perequazione», egli ci rivela che «tra gli espatriati figurano oltre 300 giornalisti». Aggiungendo: «A Cascais vivono cinque colleghi ex della Rai e uno ex del Messaggero. Il Portogallo è oggi il più gettonato, soppiantando Tunisi diventata troppo a rischio. I portoghesi hanno vinto la sfida al ribasso (l’assegno previdenziale si incassa al lordo) con altre nazioni europee come Romania, Bulgaria, Malta.
Le regole sono semplici (ne abbiamo già riferito diverse volte su EconomiaItaliana.it): basta vivere sei mesi e un giorno anche non consecutivi fuori dall’Italia, assumere lo status di “residente non abituale”, aprire un conto corrente bancario e il gioco è fatto». Un gioco elementare: «L’Inps, così anche l’Inpgi, accreditano lordi i tuoi soldi come da accordi bilaterali. A mezz’ora da Lisbona si pagano 300 euro al mese per un bilocale fronte-mare e 10 euro per mangiare pesce al ristorante». Come bere un bicchier d’acqua, insomma.
C’è solo una piccola nota stonata. Già è antipatico che un pensionato ricco approfitti di un sistema (ripetiamo, perfettamente legale) per non pagare le tasse qui. Se però ha fatto un mestiere che impone di denunciare le storture della nostra società come pure i loro responsabili, e magari con un contratto di collaborazione continua oggi a pontificare da una sedia a sdraio in riva all’Atlantico, allora il confine fra il lecito e l’opportuno si supera di slancio.

*la Repubblica

… ma l’Inpgi smentisce che i giornalisti pensionati residenti all’estero non debbano pagare il contributo di solidarietà

Con riferimento all’articolo apparso su la Repubblica e firmato da Sergio Rizzo, si osserva che lo stesso contiene un’imprecisione in merito a quanto viene affermato sul mancato pagamento del “contributo di solidarietà dovuto dai pensionati ricchi” che scelgono di risiedere all’estero. Nel testo dell’articolo, infatti, se da un lato vengono spiegati correttamente i meccanismi che determinano il trattamento fiscale di favore sugli importi pensionistici dei residenti all’estero presi in esame, sono invece riportate - al rigo 25 - circostanze non corrispondenti a verità circa l’asserito vantaggio ulteriore, in capo ai medesimi pensionati residenti all’estero, di non dover pagare “il contributo di solidarietà dovuto dai pensionati ricchi”.
Si precisa, al riguardo, che sia per quanto riguarda il contributo di solidarietà introdotto per la generalità dei trattamenti pensionistici dal Governo Letta per il triennio 2014-2016, che - per quanto riguarda lo specifico ambito giornalistico - il contributo straordinario di partecipazione al riequilibrio della gestione previdenziale applicato sugli assegni più alti dei giornalisti pensionati - introdotto nel regime dell’Inpgi a decorrere dal mese di marzo di quest’anno - anche qualora il titolare risieda in un qualunque Paese estero, permane il relativo obbligo di assoggettamento.

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