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Produrre in Ue è diventato impossibile

Il progetto globalista ha puntato a trasferire in Cina le produzioni e distruggere il potere della famiglia giudicata un ostacolo fastidioso


01/06/2026

di Mario Sutter


Il vecchio gruppo FIAT è già fuggito da molto tempo e ora anche la Elettrolux ha deciso di fare la stessa cosa, confermando che in Europa e soprattutto in Italia è impossibile produrre per i costi troppo alti.
Con questa convinzione licenzia 1.700 dipendenti e comunica al ministero delle Imprese del Made in Italy, che produrre nel nostro Paese è diventato anti economico.
Purtroppo, questo è l’inizio di un disastro pericolosissimo che il governo, se non vuole fallire, deve fermare immediatamente.
Le discussioni sono iniziate mettendo intorno allo stesso tavolo il governo, i manager del gruppo, sindacati, Confindustria, Regioni e Comuni per discutere del piano industriale del colosso degli elettrodomestici e subito Urso ha respinto il progetto dei licenziamenti, mettendo in evidenza che parlerà del problema con il proprio governo e con il Consiglio Competitività della Ue.
Purtroppo, questo è un campanello d’allarme molto pericoloso che dovrebbe mettere in allarme tutta l’Unione europea e immediatamente si dovrebbe creare una strategia che obblighi gli Stati a ridurre le tasse alle imprese.
Non è soltanto una crisi aziendale, è il possibile inizio di un effetto domino pericolosissimo, un terremoto economico che il governo deve fermare immediatamente se non vuole trascinare il Paese verso un declino industriale sempre più profondo.
Le discussioni sono iniziate attorno a un tavolo che riunisce governo, manager del gruppo, sindacati, Confindustria, Regioni e Comuni.
Sul tavolo c’è il piano industriale della multinazionale e il ministro Adolfo Urso ha già respinto il progetto dei licenziamenti promosso dall’azienda, sottolineando la volontà di affrontare il problema sia con il governo italiano sia con il Consiglio Competitività dell’Unione Europea.
Ma il vero nodo va oltre i confini italiani.
Quello lanciato da Electrolux assomiglia a un campanello d’allarme che dovrebbe scuotere tutta l’Europa, perché il messaggio è chiaro e inquietante: produrre all’interno dell’Unione Europea sta diventando impossibile a causa dei costi troppo elevati.
Secondo questa visione, Bruxelles dovrebbe reagire immediatamente costruendo una strategia comune capace di alleggerire la pressione fiscale sulle imprese, permettendo alle industrie europee di tornare competitive rispetto ai mercati extra-UE.
Desidero ricordare il caso della Volkswagen sostenuto dal Governo tedesco che ha puntato sul riarmo europeo, definito da molti come una scelta assurda e priva di visione reale.
Al contrario, la proposta avanzata è quella di un nuovo patto industriale europeo: stipendi più alti per i lavoratori in cambio di una significativa riduzione delle tasse per le imprese.
Nel frattempo, le sigle dei metalmeccanici hanno già alzato la voce.
I sindacati chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e al loro fianco si sono schierate anche le amministrazioni locali del Nordest, preoccupate per le conseguenze economiche e sociali che questa scelta potrebbe provocare sul territorio.
Eppure, ciò che colpisce maggiormente è la sensazione di assistere sempre allo stesso copione: tavoli, discussioni, dichiarazioni, ma poche vere soluzioni.
Nessuno sembra voler affrontare fino in fondo il disastro provocato da una globalizzazione che, secondo molti, sta lentamente soffocando l’industria europea e svuotando il futuro produttivo del continente.
L’Italia in alternativa, dovrebbe proporre a Bruxelles una strategia che obblighi le imprese ad aumentare gli stipendi e in cambio ottenere uno sconto sensibile sulle tasse.
Il campanello d’allarme suonato dalla Electrolux, non è rivolto solo all’Italia, ma all’intera Europa: “Produrre nella Ue è impossibile per i costi troppo alti rispetto ai mercati extra-Ue e i nostri azionisti non possono continuare a perdere soldi” ha affermato l’ad di Electrolux.
Le sigle dei metalmeccanici sono contrari ai tagli e chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti e lo chiedono affiancati anche dalle amministrazioni locali del Nordest.
La cosa che stupisce maggiormente è vedere che si continua a discutere senza proporre nuove soluzioni e nessuno condanna il disastro concluso dalla globalizzazione che ci stà strangolando…

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