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Smettiamo di essere ipocriti

La propaganda becera dei nemici di Israele non è più accettabile e chi sostiene i tagliagole di Hamas, non va fatto inginocchiare, ma preso a calci nel sedere


25/05/2026

di Antonio Reversi


Prima di giudicare il ministro israeliano, che ha fatto inginocchiare gli attivisti della Flotilla filo-palestinese, chiedendo loro di riflettere sul massacro del 7 ottobre, dovremmo fermarci un’istante e immaginare che nostro figlio, senza colpe, viene massacrato da belve senz’anima.
Solo dopo aver fissato nella nostra mente il terrore degli ultimi atti di vita di nostro figlio, possiamo permetterci di esprimere un giudizio sul comportamento di Ben-Gvir.
Senza questa riflessione, giudicare il comportamento ebraico nei confronti della flottiglia è estremamente scorretto e chi lo fa è una persona disonesta che non merita nessuna considerazione.
Desidero inoltre sottolineare un punto che considero essenziale: tutto ciò che è accaduto dopo il 7 ottobre nasce da quella strage e la responsabilità delle nuove morti ricade innanzitutto su chi ha sterminato quei giovani innocenti.
Qualsiasi tentativo di spostare il focus altrove, rischia di trasformarsi in un’offesa verso le vittime.
La Marina militare israeliana aveva fatto sbarcare gli attivisti radunandoli in strutture temporanee per l’identificazione, ed è stato lì che il ministro israeliano, titolare del dicastero della Sicurezza Nazionale, si è precipitato personalmente, obbligando gli scafisti a chiedere perdono per la gratuita uccisione di giovani innocenti.
Ciò che continua a sorprendere maggiormente è definire “inaccettabile” il comportamento di Ben Gvir, senza evidenziare una condanna altrettanto netta della strage del 7 ottobre.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri si è attivato per garantire ai trenta italiani coinvolti, un rapido rimpatrio, mentre a Palazzo Chigi sono arrivare richieste di scuse per il trattamento riservato agli attivisti anti-Israele.
Insomma: due pesi e due misure e qui mi fermo….

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