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"Al mattino stringi forte i desideri" e porta a spasso i tuoi pensieri

Un raffinato debutto firmato da Natascha Lusenti, storica voce di Radio2 Rai, che invita a leggere la vita in un modo diverso. In altre parole regalando perle di amicizia nella… bacheca condominiale


04/06/2018

di Mauro Castelli


Carismatica, ironica, brillante; a volte dura quanto basta, anche se negli ultimi anni sembra essersi ammorbidita, guadagnandone in simpatia (“A volte le difficoltà della vita finiscono per segnarti. Fortuna ha voluto che abbia fatto un certo percorso…”). E ancora: una bella donna che parla quattro lingue (oltre all’italiano, anche il francese, il tedesco e l’inglese) e che strada facendo non si è fatta mancare nulla: il ruolo “saltuario” di modella, ad esempio, e poi quelli di giornalista, conduttrice, autrice televisiva. E ora - lei molto amata anche sui social - eccola proporsi nel ruolo di scrittrice. Il suo nome? Natascha Lusenti, nata a Bienne, in Svizzera, il 5 dicembre 1971 da una famiglia di lontane origini italiane. 
“Il mio bisnonno paterno - ama infatti ricordare - era un anarchico originario della provincia di Reggio Emilia che, come molti altri attivisti politici di quei tempi, si era rifugiato oltre confine, probabilmente a Zurigo, assieme alla moglie austriaca e a un bambino di nome Gerhard, che sarebbe poi diventato mio nonno. Peraltro grande giocatore di calcio, con trascorsi addirittura nella nazionale svizzera”. 
In seguito “la mia famiglia si sarebbe spostata, finendo per accasarsi a Bienne, cittadina bilingue nel Canton di Berna, in quanto papà, a sua volta calciatore, militava nella squadra locale”. Già, il calcio. “In pratica sono cresciuta a pane e pallone. Con un tifo sfegatato per la Roma maturato ai tempi di Nils Liedholm e Paulo Roberto Falcão. E per quanto riguarda il suo nome? Semplice: Natascha lo scelse mia madre in onore di Nataša Rostova, protagonista di Guerra e pace di Lev Tolstoj (libro che peraltro sta leggendo in questi giorni). Forse anche per questo nel mio angolo di lettura trovano uno spazio importante i classici dell’Ottocento”. Con il ricordo ancora vivo di quando, giovanissima, si era lasciata catturare da Piccole donne, il capolavoro di Louisa May Alcott. 
Che altro? Gli studi in quel di Bienne, per poi iscriversi a Lettere moderne presso l’università di Pavia, salvo fermarsi a un passo dalla laurea. Con il “rischio” concreto di diventare modella. “In effetti quand’ero ancora piccoletta (sì, una piccoletta di 16 anni alta un metro e 76) un’agenzia mi voleva ingaggiare, ma mio padre si oppose. In seguito, a 19 anni, avrei comunque fatto piccole cose, tanto per guadagnare un po’ di soldi: una manna dal cielo per una studentessa. Ma tutto sarebbe finito lì”. 
E per quanto riguarda il debutto sugli scaffali per i tipi della Garzanti? “L’avverarsi di un sogno, in quanto sin da bambina fantasticavo di scrivere un romanzo, senza pensare veramente di riuscirci”. E invece eccolo qui questo lavoro originale quanto di piacevole lettura - Al mattino stringi forte i desideri (pagg. 224, euro 17,60) - che per certi versi si rifà ai suoi “Risvegli” mattutini. In altre parole alle aperture della trasmissione “Ovunque6” (Stamattina mi sono svegliata e…) che da anni porta avanti su Radio2 Rai. Un libro che rappresenta “la cosa migliore, e più difficile, nella quale mi sia impegnata; che mi ha insegnato a voler bene alla vita anche quando gira male; che mi ha spaventato a lungo, sin quando ho trovato lo stato d’animo giusto. E a quel punto i protagonisti - Nicola, Emilia e l’ottantenne Gina - li ho sentiti davvero miei”. 
Ma quanto c’è di Natascha Lusenti in questa storia romantica quanto fuori dalle righe? Intanto, verrebbe da ironizzare, i suoi due gatti, che tengono banco anche sulla prima di copertina. “Sì, quelli sono i miei gatti, che nella realtà si chiamano Ploosh (una matassa morbidissima di pelo) ed Harlock, nome rubato all’omonimo capitano dei cartoons, un trovatello senza un occhio e per di più zoppetto, che però non si fa mancare nulla. E ben sapendo che anche i mici soffrono di solitudine, quando mi devo allontanare da casa per lavoro ci sono dei cari amici che se ne prendono cura, se non addirittura vengono a vivere con loro quando la lontananza di prolunga un bel po’. Per il resto, tornando alla domanda, di autobiografico nel mio nel libro c’è ben poco. A partire da Emilia, se non per certi modi di guardare le cose”. 
Detto questo, spazio al canovaccio. Tutto ruota attorno a una protagonista, appunto Emilia, che avendo smarrito le redini della propria vita intende ripartire. Se non altro per riprendersi tutto lo spazio di cui ha bisogno. Andando, ad esempio, a vivere in una nuova casa. Ma l’approccio con i coinquilini (“Due porte. Cinque piani. Dieci scatole. E chissà quante voci dentro ogni scatola…”) non è quello che si aspetta. 
In effetti nessuno sembra badare a lei. Così Emilia (capelli neri, frangetta lunga, due gatti al seguito che, come tutti i gatti, non amano gli spostamenti. E poi strane lacrime che si danno delle arie in quanto si credono pioggia) decide di “spazzare via le sue insicurezze, stanca delle fredde frasi di circostanza”, in quanto ha bisogno di affetto e di attenzione. “E l’unico modo per cambiare la situazione è cercare di colpire la curiosità di chi passa davanti alla bacheca del condominio - sito in un quartiere di una città volutamente indefinita - dove è andata ad abitare. Ed è appunto lì che si mette ad appendere, ogni giorno, poche righe in cui racconta qualcosa di suo: sensazioni, ricordi, speranze. Senza ovviamente rivelarsi. In altre parole spera ci sia qualcuno che condivida i suoi pensieri, che possa sentire il bisogno di risponderle. Purtroppo non è così”. 
Succede tuttavia che un giorno, vicino al suo biglietto, trovi appiccicata una figurina per bambini. Chi può averle risposto in questo modo insolito? Emilia non ne ha idea, “ma tutti gli indizi portano a Nicola, quel bambino che ha sempre un libro in mano, con la maglietta di Star Wars e con un padre troppo impegnato al telefono. Sarà infatti lui il suo primo amico nel palazzo. E poi, piano piano, ecco la nostra protagonista avvicinarsi a tutti gli altri inquilini. Anche se non è facile insegnare al cuore a fidarsi di nuovo. Anche se non è facile esprimere i propri desideri e condividerli. Tanto più che bisogna tenerli stretti per non farli volare via...”. 
Che dire: un romanzo che aiuta a guardare la vita da una nuova prospettiva, che ispira simpatia e buonumore, che prende corpo in un intrecciarsi di tempi e di spazi, di sogni e di gioie, di dolori e di sconfitte. Una specie di favola per adulti supportata dal candore di un bambino (“Non ho avuto figli, in ogni caso li osservo bene quando mi capita di averli intorno. E per essere più vicina a questo mondo negli ultimi tempi mi sono letta chissà quanti libri dedicati appunto ai ragazzi”); una storia di fantasia che si rifà al ruolo importante della famiglia (“Sia quella di sangue, sia quella che ci costruiamo, che per molti anni ho ritenuto essere la più importante e per la quale ho lottato. Ora sono arrivata - saggezza dell’età? - a trovare un equilibrio fra le due. Perché se la prima dice da dove arrivo, la seconda dice chi ho scelto di essere”). 
A questo punto torniamo al privato di Natascha Lusenti, donna dal carattere all’apparenza spigoloso, ma di una sensibilità superiore alla media. Lei generosa e leale che, strada facendo, si è lasciata alle spalle quegli angoli di permalosità che le avrebbero potuto fare del male. Lei che assicura di muoversi a fatica in questo mondo, perché non è mai tutto oro quello che luccica. Lei che si è sentita gratificata dal complimento che le ha rivolto qualche tempo fa Corrado Formigli: “Sei una delle più brave in Italia a fare interviste perché riesci a suscitare empatia”. Lei che da tre anni abita a Milano (“Dove da un mese ho iniziato ad andare a lezione di danza classica perché, in fondo, non c’è limite d’età. E per di più mi diverto moltissimo”), dopo tredici anni trascorsi a Roma (“Non volevo venire via perché lì avevo messo radici. E ho sofferto moltissimo”); lei che da qualche tempo si è avvicinata con rinnovato interesse al mondo della musica classica, del balletto e dell’opera lirica. 
E poi la sua partecipazione al mondo del lavoro come giornalista: “Iniziai a occuparmi di cronaca per il Giornale del Popolo di Lugano. Quindi, dopo una collaborazione con il mensile Ticino Management, l’assunzione al Diario diretto da Enrico Deaglio, dove ho svolto il praticantato e sono diventata professionista”. L’approdo sulla piattaforma televisiva satellitare D+ risulta invece datato 1999, “complice un mio ex compagno di università che mi spinse a partecipare a un casting visto che si parlava di cinema, e io il cinema lo amo molto. In quel periodo però ero molto timida (ecco, la timidezza è un po’ quella di Emilia, la protagonista del mio libro) e ancora non capisco come mai sia stata scelta visto che rispondevo alle domande guardando per terra. Di fatto mi trovai impegnata sia come autrice che come conduttrice dei programmi Cinecinemag e Hollywood 26. Tempo un anno, ecco lo sbarco su Rai 1 con la conduzione di Su e giù. E via via sarebbe stato un susseguirsi di collaborazioni importanti, a braccetto con personaggi del calibro di Valerio Massimo Manfredi, Michele Santoro e Romano Prodi. Sta di fatto che, contabilizzando le sue diverse presenze in video, si arriva a una quindicina di programmi. 
E per quanto riguarda la radio? A partire dal settembre 2012 (“Venni chiamata mentre lavoravo con Filippo Facci in un programma in onda su La7”)  Natascha Lusenti si trovò a sostituire Benedetta Tobagi, approdata al consiglio di amministrazione della Rai, nella conduzione di Caterpillar AM di Radio2 assieme a Marco Ardemagni e Filippo Solibello. Con i quali nel 2013 avrebbe commentato per l’Italia la finale dell’Eurovision Song Contest. Quindi eccola alla guida, dal 2014, del programma di attualità e satira Ovunque6, sempre su Radio 2, che ha preferito, due primavere fa, “a una allettante offerta televisiva”. Una trasmissione che la vede in coppia con Federico Bernocchi, con il quale sembra avere instaurato un affiatato rapporto all’insegna di piacevoli battibecchi. Complice la reciproca passione per il cinema. 
Ma quanto pesano le tante levatacce all’alba per essere in diretta alla sei del mattino? “Ci si abitua. E poi vuoi mettere l’importanza di interagire in diretta con gli ascoltatori? Significa dover mettere da parte i malumori, i dispiaceri e le preoccupazioni; significa dover fare compagnia con grazia e leggerezza a chi si fida di te. E poi, senza questa esperienza, non avrei mai scritto i Risvegli, quelli che danno il buongiorno agli ascoltatori del mio programma, che ritengo una delle esperienze professionali più luminose che abbia avuto la fortuna di vivere”. E uno di questi, riportato in chiusura di libro, è dedicato a sua nonna, la quale le diceva che ci sono persone che aggiustano le cose e altre che le rompono. Un risveglio con un finale a sorpresa che si lega a filo stretto, guarda caso, al libro del quale abbiamo parlato.    
Che altro, tanto per concludere? Un rapporto stretto con la lettura che la porta a dichiarare: “Dico spesso, mentendo sapendo di mentire, che ho iniziato a leggere prima ancora di iniziare a camminare. D’altra parte leggere è un po’ come camminare, nel senso che, leggendo una storia, il lettore si muove: fuori dal suo mondo, dal suo tempo e dal suo spazio. Inoltre leggere è anche provare a ingannare i nostri limiti finendo per vivere più vite in una. Di sicuro è un arricchimento che ci porta a diventare persone migliori, più propense a capire gli altri”.

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