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Il Fisco non annulla gli atti sbagliati e decide di scegliere la strada del contenzioso

Gli uffici si sono “dimenticati” dell’autotutela, che significa ascoltare i cittadini che hanno subìto delle ingiustizie. Il caso eclatante di un’Associazione di Roma che assiste persone con handicap


27/12/2017

di Salvina Morina e Tonino Morina


Con la confusione fiscale di questi tempi alcuni uffici, pur di raggiungere gli obiettivi, emettono atti illegittimi e infondati. Capita anche che l’ufficio, per non perdere tempo, inviti il contribuente a fare ricorso, anche se l’atto è palesemente sbagliato. Con l’aggravante che, una volta che “parte” un atto di accertamento o di altro tipo, pure se infondato, gli uffici hanno paura ad annullarlo. Quindi, l’autotutela è praticamente dimenticata. È quello che è capitato a un’Associazione di Roma, che assiste persone con handicap. Ecco i fatti. 
La richiesta dell’ufficio su rilievi sbagliati della Finanza - L’Agenzia delle Entrate, direzione provinciale III di Roma, il 20 dicembre 2016 emette un’ordinanza-ingiunzione, con richiesta di sanzioni per 46mila euro. La richiesta dell’ufficio fa seguito a un verbale della Finanza che contestava all’Associazione di avere erogato compensi a una dottoressa senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza, di cui la dottoressa era già dipendente. Contro l’ordinanza-ingiunzione, il 19 gennaio 2017 l’Associazione presenta opposizione al Tribunale, chiedendone l’annullamento, anche perché, prima di conferire l’incarico alla dottoressa, la stessa aveva dichiarato di non essere in situazione di non incompatibilità. Perciò, nessun addebito poteva e doveva essere fatto all’associazione. 
L’associazione non ha commesso alcuna violazione -A seguito del verbale della Finanza, l’Associazione aveva presentato all’ufficio scritti difensivi, chiedendo l’archiviazione del verbale e l’annullamento delle sanzioni. In particolare, è stato fatto presente che l’associazione non ha commesso alcuna violazione per la semplice ragione che, prima di conferire e sottoscrivere l’incarico, alla dottoressa era stato chiesto, in ottemperanza alle norme contenute nella “procedura gestionale delle risorse umane”, di rendere una “dichiarazione di non incompatibilità”. Senza questa dichiarazione, l’associazione non avrebbe potuto conferire l’incarico alla dottoressa, che, prima di prendere servizio, rilasciava infatti specifica dichiarazione con la quale confermava all’Associazione di “non essere in situazioni di incompatibilità, secondo la normativa vigente”. 
A questo punto nessuna ulteriore indagine poteva essere fatta dall’associazione nei confronti della dottoressa. Nessuna sanzione può essere quindi chiesta ai soggetti pubblici e privati che hanno conferito incarichi a dipendenti pubblici che hanno rilasciato, sotto la loro responsabilità, apposita dichiarazione di non incompatibilità. È in ogni modo escluso che l’associazione possa sostituirsi agli organi di polizia tributaria per verificare se quanto dichiarato dalla dottoressa corrisponde al vero. 
Gli uffici proseguono la lite fino alla Cassazione - Gli uffici, quando sbagliano e colpiscono ingiustamente un cittadino onesto, devono ricordarsi delle norme sull’autotutela, che consentono di annullare gli atti sbagliati, evitando così di arrivare alla Cassazione. Purtroppo, la verità è che alcuni uffici costringono il contribuente a fare i tre gradi di giudizio, prima la commissione tributaria provinciale, poi quella regionale e infine la Cassazione. Infatti, negli ultimi anni il contenzioso sembra diventato il “gioco dell’oca”. A ogni sentenza favorevole per il contribuente, segue il ricorso dell’ufficio che, in genere, non rinuncia alla lite, anche se è sicuro di perdere. Non è giusto perché i fastidi per i contribuenti, non solo in termini economici, sono notevoli. Ma gli uffici se ne lavano le mani, lasciando fare ai giudici. 
Insomma, almeno dieci anni di sofferenze per i contribuenti. Questo modo di operare è sbagliato, per la ragione che, in caso di errore dell’ufficio, il cittadino merita rispetto e l’atto sbagliato va annullato in autotutela senza perdere tempo. L’annullamento dell’atto errato non è un optional, ma va fatto senza indugi ogni volta che ne ricorrono i presupposti. La realtà è che, nel momento in cui si apre un contenzioso, alcuni uffici proseguono la lite fino alla Cassazione, anche quando sono sicuri di perdere o di incassare poco o nulla. Probabilmente le uniche persone che ci guadagnano sono i difensori dei contribuenti. Ma quelli che ci perdono sono gli uffici delle Entrate e i cittadini, cioè la collettività. Insomma, è vero che l’evasione c’è ed è tanta, ma se si sbaglia bersaglio, l’ufficio deve annullare subito l’atto errato, nel rispetto del cittadino ingiustamente perseguitato.

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