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Col copia-incolla le sentenze diventano un terno al lotto

Per colpa della complessità del sistema fiscale, capita di vincere quando si è sicuri di perdere. Ma succede anche il contrario


26/03/2018

di Salvina Morina e Tonino Morina


Il contenzioso tra contribuenti e Fisco aumenta sempre e costa molta fatica. A causa della complessità del sistema fiscale, capita poi di vincere quando si è sicuri di perdere e succede anche il contrario. Ma, proprio per l’enorme contenzioso da gestire, può anche capitare che i giudici emettano sentenze che non hanno nulla a che vedere con il contenzioso del contribuente che ha proposto ricorso. È quello che è capitato ad un contribuente della provincia di Catania che, addirittura, a fronte di un maggior imponibile di 7.349 euro accertato dall’ufficio, si è visto “accogliere” parzialmente il ricorso, con l’invito dei giudici tributari all’ufficio di rideterminare la pretesa impositiva in 82.300 euro. Per ovvie ragioni aritmetiche, all’accoglimento parziale doveva invece conseguire un imponibile inferiore a 7.349 euro. Ecco i fatti.

Dall’accertamento del Fisco alla sentenza dei giudici - L’agenzia delle Entrate, direzione provinciale di Catania, emette un accertamento per il 2007, con il quale determinata un maggiore reddito d’impresa per 7.349 euro. Contro l’accertamento, il contribuente presenta il ricorso e la Commissione tributaria provinciale di Catania, “in parziale accoglimento del ricorso, determina il solo reddito d’impresa di euro 82.300,00 ai soli fini Irpef, Irap e addizionali”. Attenzione, però: la sentenza è frutto di una sequenza di errori che la dice lunga sul fatto che il contenzioso è un terno al lotto. Nel caso in esame, i giudici, probabilmente, hanno “copiato” le motivazioni di altre sentenze, facendo riferimenti che nulla hanno a che fare con il presente contenzioso, e sono arrivati a determinare il reddito d’impresa in “euro 82.300,00”, quando, invece, il reddito accertato dall’ufficio e contestato dal contribuente era di 7.349,00 euro. I giudici avranno preso un dato sbagliato e, per colpa del copia-incolla in stile “amanuense” o copista, hanno riportato nella sentenza motivazioni che riguardano altri contenziosi, con la conseguenza che il contribuente ha perso un primo grado di giudizio. 
Il fatto grave è che, in dispregio del giusto processo, del diritto di difesa del contribuente, nonché del rispetto che merita qualsiasi cittadino che si rivolge ai giudici tributari nella speranza di ottenere giustizia, nel caso in esame si sono moltiplicate le ingiustizie subite. Questo è anche l’effetto dell’enorme contenzioso che devono gestire i giudici tributari, ma chi ne subisce le conseguenze sono solo i cittadini, perché sia gli uffici, sia i giudici, anche quando sbagliano, non pagano mai per i loro errori. In questo senso, sono importanti le parole del presidente dalla Repubblica, Sergio Mattarella, quando ha affermato che “Il rapporto tra Fisco, cittadini e soggetti economici richiede al giudice tributario competenze e professionalità sempre più accentuate”.

Per il 2006, i giudici hanno accolto il ricorso - Il fatto curioso è che il contribuente aveva ricevuto un altro accertamento, con gli stessi rilievi anche per l’anno 2006, e i giudici di primo grado avevano accolto il ricorso, riconoscendo l’illegittimità dell’accertamento emesso dall’ufficio. Per la Commissione tributaria provinciale di Catania, sentenza della sezione 4, n. 891/4/12, pronunciata il 21 settembre 2012, depositata il 5 ottobre 2012,la mancata attivazione del contraddittorio, la concatenazione di presunzioni, il non accoglimento dei dettagli di magazzino da assumere nella fase di istruttoria dell’atto, la carenza di motivazione, comportano l’assenza di un elemento essenziale ed imprescindibile del giusto procedimento che legittima l’azione amministrativa e, pertanto, l’avviso di accertamento in oggetto, in presenza di tali omissioni, puntualmente rilevate dal ricorrente nel proposto ricorso, rende l’atto viziato di nullità”. 
Ovviamente, visto che il contenzioso è diventato il “gioco dell’oca”, l’ufficio ha poi notificato l’appello ed il contribuente ha presentato le controdeduzioni alla segreteria della Commissione tributaria regionale di Palermo, sezione staccata di Catania, e si è ancora in attesa di un nuovo giudizio. Come si è detto, la sentenza sopra riportata, che riguarda l’anno 2006, identico all’anno 2007, è ampiamente argomentata e con diversi riferimenti ai principi espressi dalla Cassazione. Invece, quella che è stata emessa per l’anno 2007, è una sentenza che deve essere annullata, perché frutto di un palese errore dei giudici di primo grado che hanno “copiato” qualche altra sentenza, relativa a contenzioso diverso da quello in oggetto. Nella sentenza relativa al 2007 si parla infatti di accertamento basato sugli studi di settore, quando, invece, l’accertamento per il 2007 è fondato su presunte anomalie del valore della merce esistente a fine anno. 
Per il difensore del contribuente diventa difficile spiegare come per due annualità, con gli stessi rilievi e con le stesse modalità di accertamento, possano esistere sentenze così diverse. Ma, come si è detto, questo è il bello e il brutto del contenzioso.

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