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Dal 2020 nuova stretta sullo scambio dare-avere tra tributi

Per compensare i crediti, il prossimo anno, anche per i contribuenti non titolari di partita Iva sarà obbligatorio presentare il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate


18/11/2019

di Salvina Morina e Tonino Morina


Nuova “stretta” in arrivo sulle compensazioni dei crediti spettanti al contribuente. Con una nuova norma, dal prossimo anno, il Governo intende rafforzare e ampliare gli strumenti a disposizione dell’Agenzia delle entrate per il contrasto delle indebite compensazioni di crediti, effettuate tramite modello F24, per il pagamento di tributi e contributi. In pratica, per gli abusi fatti da alcuni contribuenti, che usano crediti non spettanti, ne subiscono le conseguenze quelli onesti. Per contrastare le indebite compensazioni di crediti, a partire dal 2020, sono stati infatti introdotti i seguenti requisiti affinché i contribuenti possano usare in compensazione, tramite appunto il modello F24, i crediti relativi a imposte dirette e sostitutive:

  • obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione o dell’istanza dalla quale emerge il credito, per importi superiori a 5 mila euro annui; la nuova norma estende alle imposte sui redditi le limitazioni già previste per le compensazioni dei crediti Iva;
  • obbligo di presentare il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, anche per i soggetti non titolari di partita Iva.

Quest’ultimo requisito è richiesto anche per i sostituti d’imposta per il recupero delle eccedenze di versamento delle ritenute e dei rimborsi o bonus erogati ai dipendenti o pensionati (ad esempio, rimborsi da modello 730 e bonus 80 euro). 
Le nuove norme sono applicabili con riferimento ai crediti maturati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019. 
Nel primo anno di applicazione delle nuove disposizioni (il 2020), a differenza del 2019, i predetti crediti d’imposta (relativi al periodo d’imposta chiuso al 31 dicembre dell’anno precedente), salvi i crediti maturati in qualità di sostituto d’imposta, potranno essere usati in compensazione, non più a partire dal 1° gennaio, ma dopo la presentazione della relativa dichiarazione. Cioè, di norma, a partire dal mese di maggio. 
Le nuove procedure consentono di effettuare un riscontro preventivo dei dati attestanti l’esistenza del credito prima che questo venga usato in compensazione per il pagamento di altri tributi o contributi. In particolare, consentono all’Agenzia delle Entrate, già in fase di elaborazione dei modelli F24 ricevuti, di scartare le deleghe di pagamento nel caso in cui contengano compensazioni di crediti, salvi quelli maturati in qualità di sostituto d’imposta, che non risultano dalle dichiarazioni presentate, o che risultano da dichiarazioni non dotate del visto di conformità. 
Vecchie compensazioni “libere” da vincoli - Resta fermo l’utilizzo di crediti per importi fino a 5mila euro annui, a partire dal primo gennaio successivo a quello di maturazione del credito. Tale limite si riferisce alle singole tipologie di credito emergenti dalla dichiarazione. Ad esempio, se dalla dichiarazione dei redditi emergono due diversi crediti rispettivamente di ammontare non superiore a 5mila euro, ma complessivamente d’importo superiore alla soglia, i crediti potranno essere usati in compensazione senza apporre il visto di conformità (circolare n. 10/E del 2014). Per incrementare le compensazioni fiscali, dal 1o gennaio 2014 era stato elevato a 700mila euro il limite per ciascun anno solare. Rimane fermo che, se l’importo dei crediti è superiore al limite, l’eccedenza può essere chiesta a rimborso nei modi ordinari, o può essere portata in compensazione nell’anno solare successivo. 
La compensazione, introdotta dal maggio del 1998 dal decreto legislativo 241/97, chiamata anche compensazione “esterna”, “mista” od “orizzontale”, consente lo scambio tra debiti e crediti di diversi tributi, contributi e premi; così, ad esempio, il credito Iva può essere usato per compensare i versamenti di tributi, contributi o premi, da fare con il modello F24, cioè con gli importi a debito di qualsiasi sezione dello stesso modello F24, Iva compresa. 
Chi si vale della compensazione deve presentare il modello F24, anche nel caso in cui il saldo è uguale a zero, perché i crediti sono d’importo pari o superiore ai debiti. I crediti possono essere usati indifferentemente per le vecchie e per le nuove compensazioni. Durante l’anno il contribuente può fare l’una o l’altra compensazione, ma questo non lo vincola in alcun modo. 
I contribuenti che eseguono la compensazione “vecchia” o “interna” sono esclusi da qualsiasi divieto. Restano perciò “libere”, ad esempio, le compensazioni “Iva da Iva”, “Irpef da Irpef”, “Ires da Ires”, sia se si esegue la compensazione interna, senza presentare il modello F24, sia se si presenta il modello F24 per evidenziare la compensazione. 
Visto di conformità per l’uso di crediti superiori a 5mila euro - I contribuenti che intendono usare in compensazione crediti relativi all’Iva o alle altre imposte, per importi superiori a 5mila euro annui, devono chiedere l’apposizione del visto di conformità dei dati delle dichiarazioni predisposte dalle quali emerge il credito. Il “visto” può essere apposto: dal responsabile del centro di assistenza fiscale; dagli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro; dai soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria. 
È comunque prevista un’alternativa al visto di conformità. Riguarda le società di capitali, nei casi in cui è esercitato il controllo contabile di cui all’articolo 2409-bis del codice civile. Questo significa che l’organo di controllo ha verificato la regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva e che è stata verificata la corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione. 
Il professionista, che ha i requisiti per il rilascio del visto di conformità, e che intende usare in compensazione crediti per importi superiori a 5mila euro annui, può apporre il visto di conformità sulla propria dichiarazione senza alcun obbligo di rivolgersi a terzi. È cioè ammessa l’autocertificazione del visto di conformità. Per il pagamento delle somme dovute a seguito di indebite compensazioni, non è però possibile avvalersi della compensazione. È cioè escluso l’impiego di crediti per compensare le somme dovute per il recupero di crediti d’imposta usati indebitamente.

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