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Un suggerimento a Conte che non sa come spendere i 209 miliardi delle risorse europee

Tanto per cominciare il suo Esecutivo potrebbe mettere la parola fine alla telenovela relativa al terremoto siciliano del 1990 ed evitare, in questo modo, le disparità di trattamento subite dai contribuenti isolani più diligenti


21/12/2020

di Salvina Morina e Tonino Morina


In queste settimane si parla di un Governo in difficoltà perché non sa come spendere l’enorme quantità di soldi, circa 209 miliardi di euro, messa a disposizione dall’Europa. La situazione è paradossale perché, con il recovery fund, i soldi ci sono, ma mancano i progetti. L’impiego del “recovery fund”, cioè del fondo di recupero, è stato più volte chiesto dall’Italia, con l’obiettivo di arginare l’impatto devastante del Covid-19. Ora, i soldi ci sono, le risorse non mancano, ma manca la capacità di spenderle. 
Come spendere i soldi dell’Europa? - Il Governo è in difficoltà di fronte a un problema con il quale nessun esecutivo della recente storia repubblicana aveva dovuto confrontarsi, almeno dai tempi del Piano Marshall, cioè dal 1945. E cioè: come spendere i 209 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea? È grande la preoccupazione dell’Esecutivo, in considerazione delle difficoltà che si hanno abitualmente a spendere i fondi europei ordinari, e persino a formulare progetti seri e credibili per somme così ingenti. 
La situazione è nello stesso tempo grave e curiosa visto che il presidente del Consiglio, Conte, ha annunciato la creazione di nuove figure, task force, cabine di regia o simili, con il compito di controllare il rispetto dei tempi e delle forme in cui saranno spese le risorse europee. Se questa è l’idea di Conte, che è la solita e che quando il Governo non sa cosa fare, nomina una “commissione”, si pongono almeno due domande. 
La prima: che cosa hanno fatto gli “Stati generali” di Villa Pamphilj, andati avanti per una settimana tra ricevimenti, collegamenti e incontri internazionali? 
La seconda: che fine ha fatto la “commissione Colao”, che lavorò per due mesi, consegnando un piano articolato, con tanto di versione sintetica e illustrazioni con immagini a colori? 
Chissà, forse si è scherzato. In poche parole, non sono le risorse che mancano, manca la capacità di spenderle. 
Il Governo deve spendere bene le risorse europee - L’Esecutivo deve sfruttare al meglio le risorse del cosiddetto recovery fund, con l’Italia che tra sussidi e prestiti potrebbe accedere a ben 209 miliardi di euro. Tra i mille progetti in preparazione nel piano di ripresa e resilienza, ne serve uno per mettere finalmente la parola “fine” alla telenovela del rimborso del 90% delle imposte del triennio 1990-1992. I soldi ci sono e, per questo progetto, forse potrà essere sufficiente un miliardo di euro per chiudere una vicenda che dura da 19 anni ed evitare che gli uffici delle tre province di Catania, Siracusa e Ragusa, proseguano un defatigante ed inutile contenzioso, che sta procurando un notevole danno erariale, riconoscendo il beneficio della riduzione delle imposte al 10% a tutti, imprese e professionisti compresi. 
Il risultato sarebbe straordinario perché darebbe ai cittadini un grande segnale di speranza e di fiducia nelle istituzioni, che rispettano la parità di trattamento in situazioni uguali, come stabilito dall’articolo 3 della costituzione della Repubblica italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. 
L’Esecutivo deve chiudere la telenovela del rimborso del triennio 1990-1992 (sisma 1990) - I contribuenti colpiti dal terremoto del 1990, che interessò le province di Catania, Ragusa e Siracusa, sperano che il Governo, grazie anche agli aiuti economici che arriveranno dall’Europa a seguito dell’emergenza Covid 19, detto coronavirus, possa finalmente mettere la parola fine alla telenovela sul rimborso del 90% dei tributi del triennio 1990-1992. 
Il contenzioso in corso sta provocando notevoli danni per l’erario, visto che sta soffocando gli uffici dell’agenzia delle Entrate che sono costretti ad occuparsene, senza però avere il tempo di perseguire gli evasori. Al riguardo, il recente orientamento dei giudici di legittimità, da considerare un diritto sopravvenuto, riconosce, con univoco e consolidato orientamento, il diritto al rimborso del 90% anche a favore delle imprese e dei professionisti. Peraltro, le recenti sentenze della Cassazione, così come quelle delle Commissioni tributarie regionali per la Sicilia, sezioni staccate di Catania, Ragusa e Siracusa, eccetto qualche sentenza a sorpresa, oltre a riconoscere il diritto al rimborso, condannano gli uffici al pagamento delle spese di giudizio. 
Che il Governo “faccia presto” - L’emergenza coronavirus sta provocando danni economici difficilmente calcolabili, con una crisi che, a detta di tutti, è la peggiore dal dopoguerra, cioè dal 1945. Crisi economica che ha però bisogno di pochi interventi tempestivi e non di una miriade di provvedimenti tardivi e confusionari come quelli che sono stati finora emanati. Per Mattarella, il Governo deve fornire “indicazioni ragionevoli e chiare”, ma senza perdere tempo. 
Al riguardo è sempre attuale il “fate presto” che gridò nel 1980 l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in occasione del terremoto del 23 novembre 1980 che colpì l’Irpinia: “Fate presto per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla”. Il “fate presto” di oggi significa anche sperare in interventi mirati e tempestivi del Governo per aiutare le tante persone in difficoltà. Perdere tempo non è perdonabile.

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