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Il Fisco in confusione fa il pieno di proroghe

Nei primi otto mesi dell’anno sono stati necessari ben 19 differimenti di termini


11/09/2017

di Salvina Morina e Tonino Morina


Contribuenti nel pallone alle prese con i continui differimenti concessi dal Fisco. D’altra parte, una proroga non si nega a nessuno. Basta chiedere. Nel 2017, fino ad ora - l’anno non è ancora finito - se ne contano già diciannove. L’ultima, annunciata con un comunicato legge del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 1° settembre 2017, riguarda la scadenza della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute nel primo semestre del 2017, il cosiddetto spesometro, prima prevista per il 18 settembre, poi prorogata al 28 settembre 2017. Va detto che diverse proroghe sono anche frutto delle tante novità fiscali introdotte da quest’anno, come appunto il nuovo spesometro, la comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva e la rottamazione cartelle.
Nonostante lo sbandierato annuncio della semplificazione fiscale, le proroghe, che a volte arrivano addirittura dopo la scadenza del termine, creano confusione in uno dei sistemi fiscali più complicati d’Europa. Per non parlare dei rinvii emergenziali che, in alcuni casi, si rivelano delle beffe. Se ciò non bastasse, anche la comunicazione che ruota intorno alle proroghe contribuisce ad aumentare la confusione: i rinvii vengono infatti anticipati con un “comunicato-legge”, per poi diventare legge con la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, e non sempre il testo del comunicato viene interpretato correttamente.

La proroga dell’ultima ora - Un esempio di proroga emergenziale, confusionaria e approssimativa è quella concessa per i versamenti a saldo 2016 e in acconto per il 2017, dovuti dai contribuenti titolari di reddito d’impresa, arrivata a tempo scaduto, con il comunicato-legge del 20 luglio 2017. Al comunicato ha fatto seguito il Dpcm, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 luglio 2017, che aveva “ristretto” gli effetti della proroga alle sole imposte sui redditi e ai soli titolari di reddito d’impresa. Una decisione che ha scatenato numerose proteste, in primis da parte dei professionisti e delle case software, che hanno evidenziato l’impossibilità di adattare i programmi in un arco temporale ristretto. Problema che è stato superato con la pubblicazione del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 17 agosto 2017, che ha sostituito il Dpcm del 20 luglio 2017. Diversi contribuenti, che avevano scelto di pagare a rate, destinatari della proroga, titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, hanno “rinunciato” al differimento. In questo modo, hanno evitato di rideterminare il piano di rateazione, che riduceva il numero delle rate. Hanno cioè proseguito il piano di rateazione scelto senza considerare in alcun modo la proroga.

La proroga che non è proroga - Tra le date fiscali posticipate quest’anno, c’è anche una “proroga non proroga”. Riguarda le dichiarazioni annuali Iva, considerate regolari se presentate entro il 3 marzo 2017. Per l’Agenzia delle Entrate (risoluzione 26/E del 6 marzo 2017), non si tratta di proroga, ma è stato solo consentito di inoltrare la dichiarazione annuale Iva entro il 3 marzo 2017 a quei soggetti che per problemi di rallentamento nel canale di trasmissione non sono riusciti ad inviarla il 28 febbraio 2017. Ne consegue che per gli adempimenti con scadenza successiva al 28 febbraio 2017 e connessi al termine di presentazione del modello di dichiarazione Iva si deve fare riferimento esclusivamente alla data del 28 febbraio 2017.

Alla ricerca del calendario ideale - Il problema del calendario fiscale ha radici lontane. È interessante rileggere oggi la dichiarazione rilasciata nove anni fa, il 25 luglio 2008, dall’allora sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora: «Certamente, anche in considerazione dello sviluppo della telematica, dobbiamo mettere mano a un riordino delle scadenze, attenuando i dubbi sui termini e lasciando più tempo ai contribuenti per gli adempimenti». È esattamente il contrario di quello che sta succedendo da qualche tempo a questa parte, con l’eccezionalità di quest’anno, con una “proroga che non è proroga” e con un doppio Dpcm, che ha “ristretto”, poi “cancellato” ed infine “allargato” la prima proroga. La gente è stanca delle false semplificazioni e dei differimenti dell’ultima ora. I contribuenti, anzi i “cittadini”, meritano più rispetto ed un sistema fiscale che generi certezze, non paure, ansie e panico, come quello degli ultimi anni. E si smetta pure di chiamare “semplificazione” l’introduzione di nuovi adempimenti, perché, così, ci si prende in giro. La gente è stanca delle belle parole, di semplificazioni, di Fisco amico o altro, perché la confusione fiscale attuale è arrivata a livelli intollerabili ed insostenibili.

Le 5 proroghe dei condoni del 2003-2004 - Si deve infine rilevare che le proroghe sono state sempre frequenti anche negli anni passati. Il record di proroghe riguarda i condoni del biennio 2003-2004, che hanno subito ben cinque proroghe. Le prime due sono state di un mese: la prima ha differito il pagamento dal 16 marzo 2003 al 16 aprile 2003, la seconda dal 16 aprile 2003 al 16 maggio 2003. Sono arrivate poi due proroghe più lunghe, della durata di 5 mesi: la prima dal 16 maggio 2003 al 16 ottobre 2003, la seconda dal 16 ottobre 2003 al 16 marzo 2004. È arrivata infine la quinta proroga, con il rinvio di un mese, dal 16 marzo 2004 al 16 aprile 2004. In tutto, ci sono stati tredici mesi di proroghe, tenuto conto che dalla prima scadenza per il primo o unico pagamento del 16 marzo 2003 si è passati al 16 aprile 2004.
Il 2017, però, visto che in otto mesi ci sono state già 19 proroghe, batterà sicuramente ogni record in materia.

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