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“Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni”, in arte Lupo Bianco (di montagna)

A raccontarci del suo protagonista seriale, a detta di molti il più amato dagli italiani, è lo stesso autore. Il quale ci spiega come è nato e come si propone sia nell’ambito pubblico che in quello privato. Addentrandosi ovviamente fra le pieghe della sua ottava indagine


18/01/2021

di ANDREA FREDIANI


La serie dei miei otto romanzi con protagonista l’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, è ambientata in montagna. Le storie, il sapore e il profumo della natura nascono dalla mia infanzia trascorsa all’Abetone. Ciò che da subito mi ha coinvolto emotivamente è stata la neve. Un elemento che non solo portava la gioia di sciare, ma anche le suggestioni visive di panorami incantevoli. 
Mio padre, medico condotto che si dilettava di pittura, mi raccontava sempre che la neve non era solo bianca, ma come il mare rifletteva il cielo, fino a diventare rossa, nei tramonti. Quindi ho sempre mangiato pane e neve, e ancora oggi l’arrivo di una nevicata mi emoziona: so che quei fiocchi puliranno l’aria, addolciranno i paesaggi e forse anche l’anima degli uomini. 
In questi giorni che l’Abetone è diventata protagonista dei telegiornali per la straordinaria nevicata di due metri e mezzo, io rivivo le emozioni di quando ero bambino. Nel 1956 accadde qualcosa del genere e il paese fu sommerso dalla neve. All’epoca esistevano gli spalatori che con lavoro lento e meticoloso caricavano la neve sulle slitte e la trasportavano sui bordi delle strade. Noi bambini attraversavamo viottoli strappati alla neve con delle altissime sponde che ricordavano le piste per le biglie, sulle seggiovie si viaggiava con gli sci che toccavano la neve, le scuole erano chiuse. La notte sulla strada si formavano lunghi serpenti di slitte che legate l’una all’altra facevano sognare il bob. Un giorno costruimmo un igloo, poi dentro ci accendemmo un fuoco e rischiammo di morire asfissiati! 
In quel periodo si è formato dentro di me quello spirito un po’ selvatico che sicuramente ha delineato il carattere dell’ispettore Marzio Santoni. Un giovane uomo che vive con un cane, un riccio, un pipistrello, un topolino, un gatto, che attraverso il formicaio collocato vicino al caminetto studia le formiche prevedendo il meteo, che lava i panni nel fiume. 
Uno spirito indomito che piace alle donne, ma con il quale è difficile convivere. Molte sono state le ragazze che, attratte dal suo fascino silvestre, hanno convissuto con lui. Ma per brevi periodi. La campionessa di sci Ingrid Sting si può invece considerare la vera fidanzata, va e viene nella sua vita, è un legame stretto da una forte attrazione sessuale: si è parlato di matrimonio, ma poi tutto è naufragato perché la bellissima atleta ha preteso di modificare l’arredo della baita dell’ispettore. E Lupo Bianco non accetterà mai di andare a comprare i mobili all’Ikea. 
In questo mio ultimo episodio, Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni (Newton Compton, pagg. 254, euro 9,90), sembra che la relazione con Ingrid sia finita per sempre. Questo sentimento di precarietà e una strana voglia di ricordare il passato renderà la sua indagine più difficile del solito. Protagonista assoluto del giallo è il profumo di una pietanza che aleggia dentro la stanza del delitto. Chi conosce Santoni sa che grazie al suo straordinario olfatto, simile a quello di un animale, è riuscito spesso a trovare il bandolo per risolvere un caso. 
Per la prima volta quell’odore lo ossessiona, percepisce i numerosi ingredienti che lo compongono, ma non riesce a identificarli. E sarà lo stesso per le decine di piste che si apriranno per poi nascondersi nelle pagine successive. 
Un nuovo personaggio della serie è un odioso fungo, che sembra un verme nero, la Claviceps purpurea. Assomiglia a un piccolo baccello a forma di corno e cresce sulle spighe della segale quando non vengono trattate. Da lì vien il nome comune di “segale cornuta” o “Ergot”, che appunto in francese significa “sperone”. La farina contaminata con questo baccello violaceo ha ucciso nei secoli migliaia di persone. Solo negli anni 50 è stato scoperto che quel fungo aveva proprietà allucinogene e da lì è nato l’Lsd. 
Ma cosa c’entra tutto questo con l’indagine di Santoni? Meglio non scoprire troppo i misteri di un giallo che nascono sempre dal mondo della natura. Può un albero squarciato da un fulmine anticipare un omicidio? 
Giunto all’ottavo episodio, io credo di appartenere sempre di più all’ispettore Lupo Bianco: è lui che comanda, decide la storia, che mi trascina in vicoli bui da cui non so se ne uscirò vivo. Per fortuna con il suo distacco di montanaro mi dà una mano a tirarmi fuori dalle sabbie mobili. Un amico certamente… 
A proposito, l’ispettore Marzio Santoni detto Lupo Bianco detesta la tv, ha un vecchio apparecchio in bianco e nero, che non accende mai. Preferisce osservare il fuoco nel camino. A pensarci bene forse l’ispettore Santoni non mi avrebbe mai accettato tra i suoi amici fidati, perché in realtà ho lavorato per quasi quarant’anni proprio in televisione!

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