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Gli inquietanti segreti di una famiglia dilaniata da antichi veleni

Tornano a indagare i fratelli Corsaro - ideati dal giornalista e scrittore Salvo Toscano - per far luce su un delitto avvolto nel mistero


22/05/2017

di Maddalena Dalli


Fresco di stampa, dopo Insoliti sospetti e Falsa testimonianza, è arrivato sugli scaffali per i tipi della Newton Compton Una famiglia diabolica (pagg. 282, euro 6,90), quinta indagine che il giornalista Salvo Toscano ha dedicato ai fratelli Corsaro (Roberto, un «onesto e responsabile» avvocato penalista alle prese con la crisi dei quarant’anni, e Fabrizio, cronista di nera, donnaiolo impenitente, «egocentrico e tuttavia simpatico», che amano raccontarsi in prima persona). Fratelli impegnati, in questo caso, nel far luce su un misterioso omicidio, «interagendo in maniera più fattiva rispetto al passato».
Ancora una volta la storia è ambientata in Sicilia, ma non a Palermo, città dove l’autore è nato il 23 luglio 1975 e dove ancora abita, bensì a Sperlinga, borgo di montagna nel cuore dell’isola, la cui «geografia è stata leggermente modificata per esigenze narrative». Ed è in queste quattro case su un cucuzzolo in provincia di Enna che a fine settembre arriva l’avvocato Roberto per accompagnare Greta Mancuso, sorella della socia Valeria (segnata da un tumore e costretta ad andare a Milano per una visita da tempo programmata), a riscuotere una parte dell’eredità di zia Fifì. In effetti Roberto agli amici, meglio se amiche, non sa dire di no, a costo di far imbestialire la moglie Monica, una bastian contraria della prim’ora «ma certamente donna molto in gamba» (Col tempo - tiene a ironizzare il nostro protagonista - mi sono convinto che durante i corsi prematrimoniali si organizzino lezioni carbonare per sole donne al fine di insegnare alla perfezione alle future spose l’arte dello sfinimento).
Ma torniamo a Greta Mancuso e alla riscossione dell’eredità. Come da normale prassi in queste situazioni, bisogna firmare tramite procura i vari documenti e portarli in banca, poi c’è da incontrare la direttrice della Posta per via di un deposito su un libretto postale e da occuparsi di altre quisquiglie del genere. Solo che Greta ben presto si trova a mal partito a causa di parenti non proprio raccomandabili, tanto che durante la notte, nell’albergo che ospita tutti i componenti della famiglia, zia Rosetta viene brutalmente assassinata.
Il fatto suscita clamore e Fabrizio Corsaro, talentuoso giornalista, viene inviato nel paesino siciliano per scrivere un articolo sul delitto. E proprio lì incontra il fratello, con il quale si mette a indagare. Risultato? Secondo logica narrativa, i due scopriranno non solo chi ha ucciso Rosetta, ma anche che la morte dell’altra zia, Fifì, non era stata naturale...
All’insegna del sorriso, di una robusta piacevolezza narrativa, di una scrittura che - senza darlo a vedere - non lascia nulla al caso, Salvo Toscano (all’anagrafe Salvatore Marco Maria, sposato con Marcella, colei che «cammina con lui ogni giorno» e dalla quale ha avuto due figli di dodici e otto anni, Michele e Niccolò) ci introduce a piccoli passi nel cuore della storia, tratteggiando con raffinata maestria i suoi personaggi, scavando nelle loro vite in maniera fintamente indulgente, approfondendone pregi e difetti. Perché si tratta di persone supponenti ma anche bonarie, sfrontate e allo stesso tempo spigolose. All’apparenza uomini e donne semplici - quella vagonata di zii, cugini e fratelli - ma in realtà dilaniati da veleni e antiche ferite. Tanto è vero che ci scapperà il morto, anzi due.   
Detto del romanzo, spazio all’autore. Toscano - scrittore, giornalista e blogger - viene considerato come uno degli autori emergenti della “scuola palermitana” del noir. Lui che si è laureato nel 1998 in Giurisprudenza dopo aver iniziato a lavorare con Il Giornale di Sicilia, quotidiano che gli ha consentito di diventare professionista nel 2004 e che ha poi lasciato undici anni fa per dare vita, assieme ad alcuni colleghi, a una casa editrice ancora sulla breccia «che pubblica due mensili di inchiesta e un quotidiano online».
E per quanto riguarda la narrativa? «Una passione che mi porto dietro sin da ragazzo, quando già mi proponevo accanito lettore» annota Toscano. Lui uomo mite e amichevole, restìo ad apprezzare chi alza la voce, che ama viaggiare e giocare a scacchi, oltre che passare il tempo libero con i figli. Ferma restando una innata pigrizia nei confronti dello sport. Lui penna intrigante che, al contrario di Camilleri, nei suoi libri il siciliano lo usa con parsimonia. Anche per non incorrere in scivolate, come quando - passato dalla Dario Flaccovio alla Newton - aveva italianizzato l’espressione carbone bagnato, facendole perdere il significato originale, che in Sicilia risulta sinonimo di truffa, imbroglio.
Ricordiamo inoltre che Toscano - forte di una passione dichiarata per i conterranei Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, ma anche per l’americano Philip Roth - è arrivato per la prima volta in libreria nel 2005 con Ultimo appello, nel quale ha fatto debuttare i fratelli Corsaro, «per far sì che si dividessero la scena e pensando di farli defungere al massimo dopo tre indagini. Invece…».
L’anno successivo è stata la volta de L’enigma Barabba, semifinalista al Premio Scerbanenco (un autore, Giorgio Scerbanenco, da lui molto apprezzato in abbinata a Carlo Lucarelli); quindi la curatela, con Filippo D’Arpa, dell’antologia di racconti La scelta. Storie da non dimenticare, dedicata alla memoria delle vittime della mafia. A seguire, nel 2009, è tornato sugli scaffali con il terzo romanzo della saga dei fratelli Corsaro, Sangue del mio sangue (finalista del Premio Zocca Giovani), una storia imbastita sui temi della corruzione e della contiguità tra politica e criminalità. A questo punto, in un ambito di diversificazione, Toscano ha esordito nella saggistica con La camera grassa, un libro sui costi dei consigli regionali italiani.
Che altro? Due anni fa, per i tipi della Newton Compton, nuovo spazio - come accennato - ai fratelli Corsaro in Insoliti sospetti, seguito da Falsa testimonianza, ambientato negli anni della trattativa Stato-mafia. Da notare che Insoliti sospetti è stato tradotto e pubblicato nei Paesi di lingua anglofona. Con una curiosità al seguito: «La mia città preferita è Siracusa, con un debole per l’isoletta di Ortigia, dove c’è la Piazza del Duomo più bella della Sicilia. Immaginate qual è stata la mia sorpresa quando, a insaputa di tutti, nella versione inglese l’editore ha deciso di metterla in copertina…». Una traduzione che è peraltro sbarcata anche in Australia, come confermano «le email a sostegno che mi sono arrivate da lì». Insomma, «un altro inatteso regalo».
E per quanto riguarda il domani narrativo di questo eclettico autore? Toscano dice e non dice: «Sto lavorando a un romanzo storico, ma siccome sono scaramantico, seppure non superstizioso, preferisco non dire altro». E anche noi.

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