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Fulvio Romanin: "Adesso vi spiego come aprire una partita Iva e riuscire a sopravvivere per raccontarlo"

Nato a Roma da genitori friulani, l’imprenditore indica - tra il serio e il faceto - la strada per diventare un lavoratore autonomo senza giocarsi capitale e salute


16/04/2018

di Giambattista Pepi


“Non fatevi fregare con la storia della partita Iva: non otterrete mai un mutuo, non andrete mai in vacanza, non metterete mai su famiglia.  Ma che, scherziamo? Fatture e preventivi, codici Ateco e regimi forfettari, Sow e anticipi sulle tasse, trovare i clienti, mantenere i clienti, farsi pagare dai clienti… in Italia? Di questi tempi?”. Invece si può. Fulvio Romanin, romano di genitori friulani, imprenditore (è titolare di un’impresa di web development e realtà virtuale via web) nel libro “L’IVA funesta” (Utet, pagg. 268, euro14,00) racconta, con un linguaggio asciutto e in tono semiserio, come aprire una partita Iva e sopravvivere per raccontarlo. “Perché - spiega con una buona dose di ironia - tenere una contabilità immacolata e un archivio dei contratti impeccabile non significa per forza rinunciare al divertimento e alla serenità, caso mai il contrario”. 
In quello che più che a un libro somiglia a un manuale, Romanin riesce, con semplicità e precisione, in un piccolo “miracolo”: spiegare bene le cose complicate, evidenziare le difficoltà ma senza spaventare, discutere i dettagli burocratici e legali senza perdere l’ironia. Come quando, nella gustosa premessa (un antipasto di quel che vi aspetta man mano che vi addentrerete nella lettura del libro), a proposito di lavoro e a scanso di equivoci, comincia subito a mettere in chiaro una cosa. “Il lavoro non è mai facile: il lavoro può essere creativo, intenso, redditizio, divertente, rendervi la persona più felice della terra e avere mille altri lati positivi tutti vostri. Ma facile mai”. 
Premesso che un libro come questo, scritto tra il serio ed il faceto, potrebbe far bene a tanti leggerlo, la platea a cui si indirizza è quella dei titolari di partite Iva: un esercito variegato, quasi una classe sociale. Non ne fanno parte, infatti, solo i professionisti degli albi (avvocati, commercialisti, giornalisti, medici, agronomi), ma anche molti lavoratori autonomi del settore dei servizi, tutti comunque costretti a fare i conti con l’Iva funesta. È a loro, dunque, che l’autore si rivolge, ma non per spaventarli, quanto piuttosto per guidarli nella giungla del lavoro autonomo onde evitare che possano farsi male e senza mai perdere di vista il capitale, la salute e il senso dell’umorismo.

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