Share |

Pietrapertosa, la "Petra" d'Occidente


18/07/2017

di Valentina Zirpoli

Adagiata a forma di anfiteatro in prossimità delle suggestive vette delle Dolomiti Lucane, e per questo soprannominata la “Petra” d’Occidente, sorge Pietrapertosa (Potenza), un antico borgo che è riuscito a mantenere nel tempo la fisionomia medievale.


Pietrapertosa prende il nome dall’antica Petraperciata, cioè bucata, per la presenza, all’ingresso del paese, di una rupe forata da parte a parte, ed è il Comune più alto della Basilicata, con i suoi 1088 m di altitudine, ben protetta da eventuali incursioni dalla valle. Questo carattere di fortezza naturale e la possibilità di dominare la valle del Basento hanno contribuito a favorire la presenza dell’uomo in questi luoghi sin dai tempi più remoti.

Le origini
Le origini del paese sono incerte. Le teorie più accreditate datano nell'VIII secolo a.C. la sua fondazione ad opera dei Pelasgi, che stavano attraversando l'Italia meridionale. Qui questa popolazione costruì le sue dimore nella parte bassa, per proteggersi da eventuali attacchi nemici, mentre innalzò fortificazioni sulle rocce.
Ai Pelasgi si sostituirono poi i Greci, giunti dalla costa ionica, i quali si spinsero verso l'interno portando le loro merci e i loro manufatti. Tracce della presenza ellenica sono testimoniate dalla forma ad anfiteatro di Pietrapertosa e nel nome di alcune località come "La costa di Diana".
Successivamente si stanziarono i Romani, che resero Pietrapertosa il loro “Oppidum”.
Durante le invasioni barbariche fu occupata dai Goti e poi dai Longobardi, che la inclusero nella circoscrizione amministrativa di Acerenza.
Il paese passò in seguito sotto la dominazione bizantina da parte del signore saraceno Bomar. E fu proprio in questo periodo che Pietrapertosa vide la costruzione delle sue parti più caratteristiche.
La discesa normanna-sveva vide infine il paese diventare uno dei più importanti centri strategici della Lucania data la sua posizione dominante.

Arabat e il castello
Nella parte più alta del paese sorge Arabat, il rione più antico di Pietrapertosa, il cui nome deriva dagli arabi, che qui hanno avuto il dominio sul territorio per circa cinquanta anni.
Il rione è collocato su pendici molto scoscese e di difficile accesso, ed è precluso al traffico automobilistico. Dell’invasione saracena rimane traccia nell'architettura delle piccole case contadine appoggiate alla roccia che affiora di continuo, in un labirinto di stradine tutte in salita e di scalette, con stalle e piccoli orti. Un autentico borgo contadino arrivato a noi invariato nei secoli, a testimonianza dell'antica condizione rurale che qui è sopravvissuta fino agli anni Settanta del secolo scorso.
E proprio tra i vicoli di Arabat ogni anno in estate, il 10-11 agosto, si svolge la manifestazione "Sulle tracce degli Arabi".
Tracce arabe si trovano anche nel dialetto e nella gastronomia di Pietrapertosa.


Sulla sommità del rione Arabat sorge il castello di Pietrapertosa. Le più antiche attestazioni relative alla presenza di questa struttura fortificata risalgono agli inizi del primo decennio dell’XI secolo e provengono da un documento con il quale, nel 1001 o 1002, il protospatario Gregorio Tarchaneiotes, Catapano d’Italia, rideterminò i confini tra Acerenza e Tricarico dopo aver scacciato da Pietrapertosa un gruppo di armati formato da Saraceni e Cristiani convertiti all’Islam e capeggiati da Loukas, probabilmente un greco-bizantino divenuto musulmano.
Il fortilizio fu utilizzato prima dai Saraceni, guidati da Bomar, e in seguito diventò una roccaforte normanno-sveva.


In epoche più recenti il castello è passato di proprietà ad alcune importanti famiglie del Regno di Napoli, quali i Carafa, gli Aprano, i Suardo, gli Jubero e infine i Sifola. Nel tempo, quindi, la struttura si è evoluta dalla condizione di fortilizio verso quella di residenza baronale.
Abbandonato nel XVII secolo e ridotto in stato di rudere, il castello è stato recentemente sistemato con scavi che hanno riportato alla luce locali di servizio e importanti reperti archeologici, che per tanto tempo sono rimasti coperti dai detriti.
Gli scavi hanno permesso di individuare anche tre diverse fasi di ampliamento del castello, in direzione del portale di accesso, testimoniate dalla presenza dei resti di altrettante facciate.


Il castello è oggi fruibile ai visitatori grazie a un intervento di restauro. Sono visibili parte delle mura perimetrali, l’arco d’ingresso, un torrione di avvistamento ed alcuni alloggiamenti incisi nella roccia. Alcuni gradini scavati direttamente sulla parete rocciosa portano a un osservatorio con un arco ricavato nell’arenaria.
Sembra ormai chiaro che la maggior parte degli interventi di scavo nella roccia viva debbano ascriversi al periodo di costruzione, mentre il versante settentrionale del castello presenta elementi architettonici riconducibili al XV e XVI secolo, opera delle dominazioni successive.

La chiesa madre di san Giacomo Maggiore
Una visita merita la chiesa madre dedicata a san Giacomo Maggiore, di fondazione quattrocentesca su una fabbrica preesistente, di eccezionale valore artistico.
L'originario impianto romanico si è conservato integro, soprattutto nell'aspetto massiccio delle strutture murarie che, con i restauri più recenti, sono state riportate allo stato di pietra a vista, in modo da restituire alla chiesa l'antica solennità medievale. Inoltre, numerosi altri elementi caratterizzano lo stile romanico puro, rimasto inalterato nel tempo: l’imponente mole del campanile, scandito da cinque ordini di cornici marcapiano aggettanti e attraversato alla base da un grande arco sotto cui passa via Vittorio Emanuele che costeggia la chiesa; la planimetria interna costituita da due sole navate (la terza è stata eliminata con i rimaneggiamenti susseguitisi nel tempo), separate da un ordine di cinque grandi archi; il presbiterio con rialzo; un fonte battesimale interamente in pietra, recuperato nel 1940 a seguito di lavori di scavo per consolidamento, e sistemato sul piccolo sagrato antistate l'entrata principale.


All'interno, di notevole pregio artistico e interesse storico, sono collocati: i quattro affreschi nei pennacchi tra le quattro arcate che sostengono il tetto del presbiterio; un coro ligneo del XVI secolo; una cripta sotterranea; un confessionale in legno del XVIII secolo.
Di Giovanni Luce sono i due affreschi raffiguranti il “Giudizio Universale” e la “Serie Cristologica”, mentre le due tele con la “Decollazione del Battista” del 1606 e una “Madonna del Carmine con Bambino fra i SS. Giovanni Battista e Francesco”, dello stesso periodo, sono di Pietro Antonio Ferro, a cui è attribuita anche la pittura su tavola rappresentante l’“Eterno Benedicente”.

Il convento di san Francesco
Alla periferia del paese sorge il convento di san Francesco d’Assisi, fondato nel 1474 dai Frati Minori Osservanti locali, ricco di numerose opere d’arte.
Il complesso conventuale, risultato dei numerosi rifacimenti effettuati nel corso dei secoli, è organizzato intorno ad un chiostro quadrato.
A ridosso del lato occidentale sorge la chiesa a navata unica con copertura lignea a capriate ed un presbiterio a pianta quadrata con soffitto a crociera. Punto focale della chiesa è il Polittico, ubicato sulla parete di fondo, attribuito a Giovanni Luce con l’Eterno, Cristo in Pietà, Annunciazione e Santi e la statua lignea nell’edicola raffigurante la Madonna delle Grazie. Lo stesso autore ha firmato gli affreschi campiti sulle pareti del presbiterio, realizzati nel primo trentennio del XV secolo, che raffigurano il Ciclo cristologico ed episodi della vita di san Francesco. Nella navata sono presenti altre opere di pregevole manifattura come l’affresco della “Madonna con Bambino tra SS. Pietro e Paolo” firmato da Antonello Palumbo del 1498, l’affresco della “Madonna del Rosario tra i due S. Giovanni” realizzato da Nicola da Novi ed ancora le tele di un “S. Antonio” del Pietrafesa del 1631 e dell’Immacolata di Francesco Guma del 1628. Al piano superiore vi è la cantorea con il coro ligneo, completamente intagliato, del XVI secolo, di eccezionale pregio artistico.


Cappella di san Cataldo
Situata su un'altura, sotto il castello normanno-svevo, quasi all'ingresso dell'abitato, la cappella di san Cataldo è una piccola chiesa (forse la più antica del paese), eretta probabilmente nel XII secolo in onore del santo, la cui venerazione era molto diffusa all'epoca per l'opera di rievangelizzazione di queste regioni dopo la fine della dominazione saracena.
San Cataldo era invocato nel Meridione d'Italia anche contro le epidemie.
La chiesa è stata ristrutturata e ampliata all'inizio del '900 ad opera dei maestri scalpellini locali. Anche in questa chiesa sono frequenti i richiami allo stile romanico.


Il Parco di Gallipoli Cognato
Da Pietrapertosa è possibile effettuare diverse passeggiate alla scoperta delle incontaminate bellezze paesaggistiche del Parco di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane, e per gli amanti dell’archeologia visitare i resti dell’insediamento lucano di Croccia Cognato del IV sec. a.C.
Il Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si estende per 27.027 ettari nel territorio dei Comuni di Accettura, Calciano, Oliveto Lucano in provincia di Matera, Castelmezzano e Pietrapertosa in provincia di Potenza.
Il parco racchiude e protegge un’ampia area situata al centro del territorio della Basilicata che presenta importanti valori naturalistici, storici ed etno-antropologici. Ricca è la presenza dei corsi d’acqua sotto forma di torrenti e sorgenti, di carattere stagionale. Il parco è un prezioso scrigno della biodiversità in Italia per la ricchezza di specie a volte uniche sia per quanto riguarda la flora che la fauna.


Il Volo dell’Angelo
Pietrapertosa, insieme a Castelmezzano, ospita un'attrazione turistico-sportiva denominata Volo dell'Angelo che unisce i due paesi per mezzo di due cavi d'acciaio su cui è possibile scivolare a 120 km orari a un'altezza di circa 400 metri.
Legato con tutta sicurezza da un’apposita imbracatura e agganciato ad un cavo d’acciaio, il visitatore potrà provare per quale minuto l’ebrezza del volo e si lascerà scivolare in una fantastica avventura, unica in Italia ma anche nel mondo, per la bellezza del paesaggio e l’altezza massima di sorvolo.
Arrivati in uno dei due borghi (Pietrapertosa e Castelmezzano), si avrà la possibilità di godersi lo splendido panorama circostante da una nuova visuale, insolita e soprattutto ricca di emozione. Quello che si presenterà agli occhi del visitatore, infatti, sarà un panorama che di norma è privilegio delle sole creature alate: uccelli e angeli.


Sulle tracce degli arabi
Il 9 e 10 agosto, Pietrapertosa, paese più alto della Basilicata nonché uno dei borghi più belli d’Italia tra le vette delle Dolomiti Lucane, apre le porte del suo rione più antico: l’Arabat, con la manifestazione “Sulle tracce degli Arabi”.
L’evento è diventato l’appuntamento estivo più grande e più atteso organizzato dalla Pro Loco pietrapertosana in collaborazione con l’Amministrazione comunale, le associazioni e gli operatori turistici locali.
Pietrapertosa ricorda in modo unico e suggestivo i suoi dominatori riscoprendo in modo originale le proprie origini. L’evento, infatti, permette di far conoscere e valorizzare ogni angolo e vicolo del rione arroccato ai piedi del castello normanno-svevo, dove nell’838 d.C. Loukas con il suo esercito si insediò per controllare per un lungo periodo un vasto territorio.
Il rione Arabat si veste d’oriente, offrendo al visitatore un’esperienza da vivere appieno, seguendo le luci orientali, respirando profumi e gustando pietanze e bevande provenienti dal mondo arabo, inebriandosi di essenze e danzando ritmi travolgenti, per di più essendo spettatori di coinvolgenti e mozzafiato spettacoli da parte di fachiri, sputa-fuochi e incantatori di serpenti.
La passeggiata per il quartiere è ricca di emozioni e divertimento, dalla cultura alla favola, dalle danze ammalianti delle odalische alla sala fumo con il suo narghilè.
Si è catapultati magicamente in un mondo e in un’atmosfera surreale dove si respirano profumi e fragranze d’incensi al suono di musiche che vengono da lontano.


Fonti:
www.comune.pietrapertosa.pz.it
www.basilicatanet.com
www.volodellangelo.com

(riproduzione riservata)