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Le trame oscure della strategia della tensione

Vincenzo Ceruso getta nuova luce sui depistaggi e gli attentati terroristici commessi dall’alleanza perversa tra l’eversione neofascista, Cosa Nostra e servitori infedeli dello Stato


22/10/2018

di Tancredi Re


La strategia della tensione in Italia è una teoria politica che indica generalmente un periodo storico molto tormentato in particolare negli anni Settanta del XX secolo, conosciuto come anni di piombo e che, mediante un disegno eversivo, tendeva alla destabilizzazione o al disfacimento degli equilibri precostituiti. 
L’arco temporale si concentrerebbe in un periodo storico che andrebbe dalla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) alla strage di Bologna (2 agosto 1980), sebbene alcuni studiosi retrodatino l’inizio di questa strategia alla strage di Portella della Ginestra in Sicilia (1º maggio 1947) o al Piano Solo (1964), il fallito colpo di Stato progettato dal generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo. 
In altre parole la strategia si sarebbe basata su una serie preordinata di atti terroristici, volti a diffondere nella popolazione uno stato di tensione e di paura, tali da far giustificare o auspicare svolte politiche di stampo autoritario; può anche essere attuata sotto forma di tattica militare che consiste nel commettere attentati dinamitardi e attribuirne la paternità ad altri, è il fenomeno del depistaggio. 
Questo periodo è stato caratterizzato dalla commistione di un terrorismo neofascista molto violento e da un mai chiarito terrorismo di Stato sostenuto da alcuni settori militari e politici che intendevano attuare un colpo di Stato in funzione anticomunista, specialmente dopo il movimento del Sessantotto e l’autunno caldo. Questa strategia della tensione sarebbe stata perseguita da un’alleanza innaturale tra una larga parte della destra radicale e della mafia siciliana. E’ la tesi che sostiene Vincenzo Ceruso nel suo ultimo libro dal titolo La mafia nera. I depistaggi tra eversione neofascista e Cosa Nostra: la storia di un’Italia oscura (Newton Compton, pagg. 270, euro 12,90). 
Accomunati dalla condivisione dell’ideologia stragista che costituisce un tratto dell’età contemporanea il cui nucleo centrale è consiste nel considerare la morte di innocenti come un obiettivo di conseguire, queste organizzazioni – quelle eversive di matrice neofascista e di Cosa Nostra con la connivenza di rappresentanti delle istituzioni statali - sarebbero state alleate nel perseguire obiettivi di destabilizzazione dell’ordine democratico, da un lato, e di copertura, protezione e convenienza nella gestione degli affari del crimine, dall’altro. 
L’autore parte dall’assunto che i depistaggi hanno costituito un capitolo della storia politica del nostro Paese. Quando è cominciata questa storia? “Alla fine della Seconda guerra mondiale” scrive nell’introduzione. “Con la sconfitta dei neofascisti, iniziava per l’Europa il più lungo periodo di pace che avesse mai conosciuto. Ma non era così per tutti. Per altri iniziava solamente un nuovo tipo di guerra”. Avvalendosi di atti processuali, documenti pubblici e storie, l’autore ricostruisce le trame oscure e gli intrecci perversi che hanno contraddistinto per alcuni decenni una sorta di guerra “rivoluzionaria”. Un conflitto non convenzionale che ha fatto centinaia di vittime innocenti. Tutte sacrificate sull’altare del sacro fuoco del finto patriottismo nel tentativo – per fortuna non riuscito – di favorire una svolta autoritaria nel Paese allo scopo di fermare il pericolo “rosso”. Ma anche per agevolare gli sporchi interessi economici della piovra mafiosa che non solo ha condizionato l’economia di gran parte del Mezzogiorno, prima, e delle regioni del Centro e del Nord, più tardi, ma ha anche condizionato scelte politiche e legislative infiltrandosi nelle pieghe della società politica e corrompendo servitori infedeli dello Stato. E c’è un dato ancora più agghiacciante che scaturisce dalla lettura di questo libro. 
“Nella storia del nostro Paese - scrive ancora l’autore nella nota introduttiva - esiste una prassi consolidata che ritorna nel lungo periodo, consistente nell’utilizzo di forze sovversive e criminali da parte degli uomini che sarebbero preposti alla loro repressione”. 
E il riferimento più recente, storicamente parlando, è al processo Stato-mafia, che sta facendo emergere le connivenze e le complicità di esponenti degli apparati statali che scendevano a patti con Cosa Nostra, invece di smembrarla, arrestandone e processandone padrini e picciotti, cosa che si farà solo dopo il sacrificio di uomini di grande levatura morale e civile del Paese, come i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (e tutti gli altri che li hanno preceduto in questa lunga scia di sangue), a cui credo tutti noi dobbiamo, come cittadini, essere molto riconoscenti, perché se siamo più liberi lo dobbiamo anche a loro. 

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