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“È quando realizziamo di essere incatenati che possiamo intraprendere il percorso verso l’autentica libertà”

Il filosofo Vito Mancuso ci suggerisce come sconfiggere l’emozione negativa della paura attraverso l’ascolto delle ragioni del cuore e la conoscenza di noi stessi


27/07/2020

di Tancredi Re


La pandemia sta facendo vivere giorni difficili all’umanità. Milioni di persone in tutto il mondo hanno scoperto di essere fragili di fronte alla minaccia subdola e terribile di Covid-19. Moltissime persone vivono nella paura di poter contagiare o di essere contagiati dal Coronavirus, di potersi ammalare, di morire. Paura per la salute e la vita nostre e di altre persone sovrastate da un male insidioso e terribile, ma anche di perdere (temporaneamente o per sempre) il lavoro, l’attività economica, i mezzi di sussistenza. 
Toccati dall’emozione negativa di questo sentimento, avere paura ci rende “ostaggio” della mente e non di rado porta con sé una catena di reazioni, che possono sfociare nel parossismo del terrore, dell’aggressività e della violenza. La paura che fa parte della nostra vita lungo l’arco della sua parabola esistenziale, riflette l’istinto della sopravvivenza, perché la vita con tutto quello che comprende, ci è cara e non vogliano perderla. 
La paura, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia “ci toglie il respiro, ci costringe sulla difensiva e al contempo ci rende istintivamente più aggressivi. Ma “avere paura” - dice Vito Mancuso nel suo libro Il coraggio e la paura (Garzanti, pagg. 144, euro 12,00) - non è sempre un’esperienza totalmente negativa, e nelle situazioni estreme sa far emergere con più chiarezza la verità su noi stessi: è solo infatti quando realizziamo di essere incatenati che possiamo intraprendere il percorso verso l’autentica libertà”. 
Riscoprendo la secolare saggezza che accomuna la grande spiritualità orientale, la filosofia classica e gli insegnamenti della tradizione cristiana, in questo libro l’autore dimostra che il contatto con il pericolo può farci comprendere chi siamo: una mente impaurita, senza dubbio, ma in potenza anche un cuore che supera il timore, ed è capace di conoscere e poi sconfiggere con il coraggio i pericoli della realtà. 
“Il coraggio è l’azione del cuore che vince la freddezza della mente toccata dall’emozione negativa della paura” scrive l’autore (teologo e filosofo, docente del master in Meditazione e Neuroscienze all’Università di Udine. Ha pubblicato numerosi libri tra i quali ricordiamo L’anima e il suo destino, La Vita autentica, Io e Dio una guida dei perplessi, La via della bellezza e La forza di essere migliori). 
“Ma la paura non si vince con il coraggio, ma con la saggezza” rivela il filosofo. È la saggezza (che nel suo stadio finale della conoscenza di sé diventa sapienza) che riconosce, accetta, interpreta la paura e lo fa attraverso la conoscenza “e la padronanza di se stessi”. 
La conoscenza, a sua volta, non scaturisce da sola, ma è figlia del bene. Si nutre di “buone frequentazioni, buone letture, buona musica e… del contatto frequente e profondo con la natura, sia essa mare, montagna, fiume, lago, foresta, fiori, animali”. 
È un lavoro profondo, interiore, di ascolto del cuore quello che l’uomo che vuol vincere la paura deve fare. Ma alla fine dell’ascolto delle ragioni del cuore, che può essere fatto attraverso la meditazione, il silenzio e la preghiera, possiamo scacciare la paura, disarmarla, e riscoprirci migliori tornando ad essere sollevati e consolati. Già risollevati, dalla voragine della paura in cui eravamo sprofondati, risospinti verso l’alto dal cuore e dunque dal coraggio fortificato dalla conoscenza. “Quel sollievo e quella consolazione - conclude Mancuso - che al sommo livello provengono dal dimorare nel bene e nella giustizia e che la vita autentica sa dispensare a tutti coloro che la coltivano”.

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