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Un tuffo nella storia: imperatori e guerre che fecero grande Roma

Massimo Blasi racconta con inediti e gustosi ritratti i sovrani romani e bizantini (da Augusto a Costantino XI Paleologo), mentre Andrea Frediani narra i conflitti armati dell’età repubblicana che scandirono l’ascesa e l’affermazione della civiltà più potente dell’antichità


10/12/2018

di Giambattista Pepi


La storia dell’antica Roma è sempre affascinante. Da qualunque capitolo si voglia cominciare a leggerla pensiamo sia difficile rimanere indifferenti, non sentirsi coinvolti nella successione degli eventi grandiosi che ne hanno scandito la scalata e l’affermazione progressiva fino a diventare la più grande potenza dell’antichità. Come non essere irretiti dalle guerre di conquista degli eserciti e dei condottieri romani, dalla retorica e dalle scelte di consoli, dittatori, principi, re ed imperatori succedutisi nel corso dei secoli alla guida di Roma, dall’organizzazione della vita statuale con il diritto romano, e i suoi magistrati, dalla magnificenza delle opere che l’abbellirono, dalla vita del popolo minuto tra sollazzi e miserie? 
E questo vale sia che si parta dalla fondazione (che secondo la tradizione annalistica sarebbe avvenuta nel 753 avanti Cristo per mano della figura leggendaria del latino Romolo, primo dei mitici sette re) o si salti a piè pari al periodo delle tre guerre puniche (264-146 a.C.) combattute contro la città di Cartagine e delle tre guerre (212-168 a.C.) contro la Macedonia, che avrebbero consentito a Roma di diventare la massima potenza del Mediterraneo e dell’Oriente. Idem se ci si sofferma sulle guerre civili e le dittature (tra il II ed il I secolo a. C.), oppure se ci si spinge sull’età imperiale. Insomma, non c’è proprio modo di annoiarsi ripercorrendo per intero la storia dell’antica Roma. 
Proprio per questo fascino che promana tuttora guardando le antichità della città non a caso denominata Caput Mundi (Capitale del mondo) si comprende perché sia sterminata la bibliografia sulla storia e sulla civiltà di Roma.  
Nel corso dei secoli migliaia tra storici, archeologi, numismatici, epigrafisti, animati dal fuoco della passione e coinvolti dalla grandiosità del suo passato, ciascuno nel proprio campo o settore di specializzazione, hanno studiato Roma e la sua civiltà e ne hanno poi illustrato i risultati della ricerca. 
Ci sorprende fino ad un certo punto, pertanto, il libro appena giunto in libreria L’incredibile storia degli imperatori romani (Newton Compton, pagg. 538, euro 14,90), in cui Massimo Blasi delinea i ritratti degli uomini che hanno fatto grande Roma, offrendoci uno spaccato estremamente ricco e variegato dell’animo umano, tanto delle sue grandezze, quanto delle sue meschinità. 
Il libro va visto come una sorta di “galleria” degli oltre 150 imperatori (uomini per lo più, ma anche qualche donna), che, dal grande Ottaviano Augusto (il pro nipote di Caio Giulio Cesare, che apre la dinastia dei Giulio-Claudi), fino a Costantino XI Paleologo, hanno retto le sorti dell’Impero romano e di quello bizantino. E qui per Impero romano si intende sia quello d’Occidente (fino alla rovinosa caduta avvenuta nel 476 d.C. quando Flavio Odoacre, generale sciro o unno, re degli eruli, depose l’ultimo imperatore, Romolo Augusto) sia quello d’Oriente che ebbe per capitale Bisanzio (che si protrarrà fino al momento della conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani nel 1453), abbracciando un periodo che va dal I secolo a.C. al V secolo d.C. 
Per giungere alla ricostruzione di queste figure, Blasi (che è dottore di ricerca in filologia e storia del mondo antico e docente in materie umanistiche in un liceo romano), ha svolto un prezioso lavoro di consultazione di fonti antiche e di studi moderni: opere realizzate da ricercatori di fama internazionale nel campo della letteratura, dell’archeologia, dell’epigrafia, dell’arte, della numismatica e della papirologia, suggerite dai bibliotecari del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma “La Sapienza”, oltre ad essersi avvalso dei consigli di altri studiosi. 
Dei personaggi descritti nel libro, l’autore racconta curiosità, aneddoti ed intrighi che regalano alla lettura la piacevolezza della narrazione romanzesca. 
Si può passare dal racconto degli imperatori alla storia delle guerre combattute da Roma nella sua lunga storia? Certo che si può. 
Se poi ad illustrare la storia militare dell’antica Roma è uno storico di lungo corso che ha dedicato molti libri alle guerre combattute e vinte, ma anche alle disfatte, ai suoi eroi eponimi e agli incapaci, ma anche ai nemici ed ai popoli feroci con cui dovette battersi nel corso dei secoli, allora la veduta d’insieme cambia la percezione del lettore più disincantato che non può non sentirsene coinvolto. Ecco perché Le grandi guerre di Roma (Newton Compton, pagg. 528, euro 14,90) raccontate da Andrea Frediani è un libro appassionante. 
Dopo quelli del passato (ricordiamo, tra questi, Le grandi battaglie di Roma antica; I grandi generali di Roma antica; Le grandi battaglie tra greci e romani; 1001 battaglie che hanno cambiato la storia del mondo e L’incredibile storia di Roma antica) questo volume è il primo di una trilogia dedicata alle guerre combattute durante i cinquecento anni di vita della Repubblica: dalla fondazione di Roma sui sette colli fino alle imprese contro i galli di Giulio Cesare. 
Un periodo intenso e ricco di colpi di scena “durante il quale - ricorda l’autore nell’introduzione - l’Urbe vinse dapprima la pressione della sua grande antagonista nell’area laziale, Veio, per poi superare la seconda grande sfida, attraverso la lunga serie di guerre sannitiche che le garantì il dominio dell’Italia centrale e affrontare quella per il predominio del bacino mediterraneo, con guerre altrettanto dure contro Cartagine”. 
Divenuta l’unica grande potenza del Mediterraneo, Roma però non è ancora soddisfatta. E, quindi diventa gioco-forza entrare in conflitto con i regni ellenistici sorti dal collasso dell’impero persiano di Alessandro Magno: quello macedone, degli antigonidi, e quello siriano dei seleucidi; e più avanti anche quello pontico di Mitridate. 
Nel libro, però, non si parla solo di guerre, ma anche di tattiche e strategie militari, di comandanti ed antagonisti, di scacchieri e campagne del più grande esercito, quello romano, mai conosciute nei primi secoli delle sue conquiste. 
In tutti questi eventi, osserva Frediani, si può cogliere un elemento comune: “lo spirito indomito della città capitolina, “che anche grazie all’ausilio degli alleati riuscì sempre a trarre da ogni disfatta la forza per una rivincita, grazie alla quale consolidò di volta in volta il proprio predominio”. 
Quello spirito, ci permettiamo di osservare in conclusione, oggi sopito, che servirebbe a far risorgere Roma dalle miserie e dalle vicissitudini odierne ed a restituirle il ruolo che ebbe nell’antichità come faro ed esempio di civiltà per tutto il mondo.

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