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Un misterioso omicidio in via Delle Oche numero 23 a Bologna, la via dei bordelli

A indagare nel 1948 è l’azzeccato commissario De Luca uscito dalle penna di Carlo Lucarelli. Che altro? La Calda follia di Brenda Novak e i Sedici cavalli di Greg Buchanan


06/09/2021

di MAURO CASTELLI


Un romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia. Che cattura, intriga e si (ri)legge che è un piacere. Anche perché, quando di mezzo c’è la mano calda di Carlo Lucarelli, il risultato è assicurato. Se poi a tenere la scena è il suo riuscito commissario De Luca, tanto meglio. Quell’azzeccato personaggio che l’autore aveva messo a riposo per vent’anni, per poi riproporlo all’inizio del 2017 con la benedizione di quell’altro geniaccio della nostra narrativa poliziesca che va sotto il nome di Loriano Macchiavelli. Il quale, in quella occasione, ci aveva voluto regalare un suo contributo che valeva ieri esattamente quello che vale oggi. State a sentire. 
“Credo di essere stato il secondo lettore a incontrare questo commissario. Il primo era stato Marcello Fois. In quel periodo avevamo (Lucarelli, Fois e il sottoscritto) appena fatto nascere il Gruppo 13 a Bologna. Al Gruppo 13 si deve (e vorrei che qualcuno mi smentisse) il rilancio del romanzo noir italiano e un bel gruppo di scrittori che ancora oggi sono fra i più letti. Fra De Luca e il sottoscritto sbocciò una simpatia immediata. Avrei dovuto odiarlo: era l’origine di ogni male, nella sua qualità di agente dell’Ovra, la polizia segreta fascista. Invece provai una sorta di complicità perché, man mano che andavo avanti nella lettura, scoprivo che la sua onestà, le sue paure e le tensioni di quei giorni (il primo romanzo era stato ambientato nel 1945, poco prima della Liberazione) erano le stesse dei giorni che stavamo vivendo noi. Dopo altri due romanzi, De Luca sparì dalle librerie e me ne lamentavo ogni volta che incontravo Lucarelli. Lui, Carlo, mi sorrideva e non rispondeva. Sin quando, forse per farsi perdonare per la lunga attesa alla quale mi aveva costretto, me lo aveva fatto trovare nella cassetta delle lettere…”. 
Insomma, un bel biglietto da vista per questo intrigante personaggio, “nato dalle mie esperienze di ragazzo - tiene a precisare l’autore - quando, dopo aver studiato storia fascista, mi ero messo in testa di dar voce a un poliziotto passato ad altro incarico per aver combinato qualcosa di irregolare”. Un tipo fuori dalle righe che non si era mai sentito a proprio agio sotto il regime, ma che si era dimostrato insofferente anche alle “prime ipocrisie repubblicane”. Un protagonista, per la cronaca, che Lucarelli ha rimesso in pista anche lo scorso anno, sotto i bombardamenti che infierivano sulla “sua” Bologna, per indagare su un triplice omicidio. 
E che ora la Einaudi ripropone in un graffiante lavoro del 1966 intitolato Via delle Oche (pagg. 164, euro 14,00) forte di una storia che si snoda sotto le Due Torri nel 1948. In una città, come peraltro il Paese, divisa, inquieta. Ancora segnata dalle ferite di una guerra presenti come un monito per le generazioni future. Ed è appunto a Bologna che il commissario De Luca è stato reintegrato nella polizia dopo essere riuscito ad evitare la vendetta dei partigiani che lo avevano incluso tra gli aguzzini della sezione speciale di polizia politica (la famigerata Legione Autonoma Mobile Ettore Muti) da eliminare. 
Sta di fatto che per lui l’opportunità di un vero reintegro in polizia si presenta durante la campagna elettorale nel ruolo di commissario della Buoncostume. Non un granché per un segugio che nei tempi andati era stato definito il miglior investigatore italiano...

Ma tant’è. Il caso vuole che gli si aprano tuttavia le porte del riscatto, a fronte di una indagine che prende le sue mosse dalla strana morte di un buttafuori in una casa di tolleranza di via delle Oche (una strada che in realtà è tutta un bordello, come peraltro buona parte di Bologna) e dall’omicidio di un fotografo tesserato del Partito comunista italiano. Un doppio caso che qualcuno vorrebbe archiviare troppo in fretta. 
Purtroppo, non avendo autorità sulle indagini, De Luca dovrà subire le imposizioni di “poteri superiori” e insabbiare la scomoda verità in un momento di grande incertezza, periodo che si snoda tra le elezioni politiche infuocate di aprile e l’esaltazione estiva per le vittorie di Bartali al Tour de France. Quando Togliatti in nome della pace chiamava alla lotta contro l’imperialismo; quando l’Archivio segreto del Vaticano stava per partire per l’America; quando la Cgil additava al Governo le contraddizioni del piano Marshall. 
Un lavoro - repetita iuvant - che si nutre della robusta abilità dell’autore nell’intrattenere, nell’intrigare e nell’incuriosire il lettore. Giocando come si conviene con le parole, con i fatti e con le situazioni. Fermo restando un raffinato feeling volto a trasmettere emozioni attraverso personaggi dai tratti umani, caratterizzati oltre che dai loro pregi anche dalle loro debolezze. Il tutto contraddistinto da una inguaribile leggibilità…

Di tutt’altra farina risulta invece impastato Calda follia (HarperCollins, pagg. 412, euro 14,90, traduzione di Alessandra De Angelis), un romanzo a sua volta datato (risulta infatti edito per la prima volta nel 2010) che si nutre di una setta di squilibrati e di rituali pericolosi, in scena nel torrido deserto dell’Arizona, firmato dall’americana Brenda Novak, una maestra del thriller vincitrice di premi importanti e tradotta in diversi Paesi. Una donna da sempre impegnata nel sociale (da anni sostiene ad esempio la ricerca sul diabete), madre di cinque figli e di stanza, con la famiglia, in quel di Sacramento. 
Una penna che abbiamo imparato a conoscere, e ad apprezzare, nel 2019 ne La ragazza scomparsa (una serrata corsa contro il tempo alla disperata ricerca di una ragazza innocente; un viaggio negli abissi del male per ritrovarla prima che venga trascinata per sempre in un vortice di orrore) e lo scorso anno ne Un debito di sangue (una vicenda incentrata su un duplice omicidio che si rifà a un interrogativo inquietante: se qualcuno commette un delitto perfetto, ci riproverà di nuovo?). Due romanzi a loro volta usciti in Italia per i tipi della HarperCollins. 
Detto questo, spazio alla trama. Un pericoloso gruppo di fanatici si è da poco stabilito a Paradise, città fantasma sperduta nel deserto dell’Arizona. Gli adepti venerano ciecamente il carismatico leader Ethan, detto “il Santo”, che ha fondato una specie di culto, una setta battezzata “la Chiesa della Congregazione”, che unisce diversi aspetti della religione cristiana, ma riveduti e corretti secondo le sue idee. Facendo credere ai suoi seguaci che presto il mondo finirà e che solo coloro che risultano marchiati - prostrandosi ai suoi piedi e cercando di compiacerlo in ogni modo - si salveranno… 
Ma il pericolo non si limita alle loro pratiche scabrose: i fedeli hanno infatti ridotto in fin di vita una donna lapidandola per i suoi peccati, così come sembrano esserci anche forti connessioni tra la setta e la recente scomparsa di un’adolescente. Una pulce nell’orecchio della polizia confermata anche da una certa Martha Wilson, da poco fuggita dalla comunità in quanto presa pericolosamente di mira per aver fatto sesso con il proprio marito nonostante fosse stata interdetta
Nate Ferrentino, agente del Department 6, viene quindi incaricato di infiltrarsi a Paradise. Ma per la peculiare, morbosa natura della setta, solo le coppie sposate possono accedervi e partecipare ai rituali del culto… Sua compagna di missione sarà la collega Rachel Jessop: ma fingersi marito e moglie non sarà semplice, considerato che i due si sono lasciati alle spalle un intricato passato sentimentale (lui tipico uomo alfa, lei donna tormentata e carina. Ma fra loro c’è un muro di disagio eretto dopo un fatto accaduto nel passato). 
Tuttavia secondo logica narrativa - fra oscuri segreti, riti scabrosi, misteriose scomparse - divamperà nuovamente la passione fra Rachel e Nate. E quando il Santo comincerà a interessarsi troppo seriamente a Rachel, il rischio che la situazione precipiti diventa sempre più concreto. In altre parole sarà necessario fermare Ethan prima che altre persone muoiano. In primis proprio lei, la nostra protagonista.

In chiusura di rubrica una penna che promette bene: quella dell’esordiente scozzesi Greg Buchanan, la cui prima volta - Sedici cavalli (Mondadori, pagg. 466, euro 20,00, traduzione di Federica Aceto) - è approdata a tambur battente anche sui nostri scaffali. Forte di “atmosfere alla True detective” imbastite su due protagonisti d’eccezione, a fronte di un “thriller letterario di qualità e di robusto impatto emotivo, che scava nella profondità del male raccontando come la violenza si possa insinuare subdola e silenziosa per devastare l’oggetto cui è rivolta. E non solo”. 
Greg Buchanan, si diceva, nato nel 1989, di stanza negli Scottish Borders 
(termine utilizzato per designare le aree della Scozia meridionale e dell’Inghilterra settentrionale che delimitano il confine anglo-scozzese), il quale, dopo aver studiato inglese presso l’Università di Cambridge, ha frequentato il corso di laurea in Scrittura creativa dell’Università dell’Anglia Orientale, oltre a venire inserito - cosa non da poco - nella lista degli Under 30 elaborata da Forbes
Lui abile scrittore di video games che, nei ringraziamenti finali, non manca di fare riferimento ai suoi genitori, Tricia e Glenn, e a sua sorella Amy, che lo hanno sempre incoraggiato a scrivere. Peraltro costringendoli, da quando aveva soltanto otto anni, a “leggere cinque miliardi di versioni di chissà quanto racconti”. Fermo restando che scrivere un romanzo, sindrome del principiante, “è un processo esaltante, emozionante e gratificante, ma anche frutto di un lavoro solitario”. 
Risultato? Una storia raccontata con la malizia del veterano, giocando a rimpiattino sulla ricostruzione dei fatti e degli indizi digitali che l’autore dissemina con noncuranza fra le pagine del romanzo. Peraltro beneficiando dei consigli della dottoressa Charlotte Mahood, che gli ha ispirato il personaggio di Cooper Allen, che aveva conosciuto nel 2012 quando lei non era ancora veterinaria e lui non era ancora scrittore. “Quando io non sapevo schiocchiare le dita e tu non sapevi fischiare, anche se su questa tecnica ci stai ancora lavorando”. 
Ma veniamo alla sinossi. Sono le prime luci dell’alba, e più precisamente le 5,10 di mattina dell’otto di novembre, quando la decadente cittadina balneare di Ilmarsh, duemila anime in tutto, risulta sconvolta dalla macabra scoperta della figlia di un contadino. Nel terreno di una fattoria vengono infatti rinvenute sedici teste di cavallo mozzate, seppellite nel fango, un occhio rivolto verso la pallida luce invernale. Alec Nichols, il detective della polizia locale che da anni lotta per inserirsi nella comunità, viene incaricato delle indagini. Ad aiutarlo Cooper Allen, una veterinaria forense chiamata da fuori città. 
La scena che si presenta ai loro occhi non lascia dubbi: si tratta di una vera e propria esecuzione (le persone crudeli raramente hanno bisogno di un motivo per essere crudeli) e ha i contorni di fatti avvenuti molti anni prima nella stessa piccola comunità. Via via che le indagini proseguono, gli abitanti scivolano in una spirale di panico e di paranoia: chi ha brutalmente ucciso e perché i sedici animali? Un oscuro rituale o una vendetta privata? 
Una catena di morti misteriose e improvvise costringe Cooper a indagare con maggior determinazione nei recessi più bui della memoria di quei luoghi per scovare il filo rosso che lega il passato al presente, e i cittadini tra di loro, con un solo, urgente obiettivo: scoprire la verità. Un evento dall’importante valore simbolico che sembra rifarsi a storie indissolubilmente intrecciate tra loro, alle quali nessuno sembra interessato di far luce. 
Risultato? Un puzzle narrativo fuori dai soliti contesti che cattura e intriga, i cui pezzi aspettano soltanto di essere collocati al posto giusto dal lettore. Tanto più che pagina dopo pagina si sommano novità su novità, a volte anche mortali. Come nel caso di una veterinaria timida - ferma restando la scomparsa di un ragazzo - che al telefono aveva parlato di un uomo e delle grida dei cavalli. La quale finirà male per via di una overdose di ketamina… 

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