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Perché il papa si affida a Dante per sventare una terribile minaccia?

Dalla penna di Barbara Frale un thriller storico di piacevole lettura. Gli altri suggerimenti? Per Anna Ekberg, il non dimenticato Don Carpenter e Massimo Fagnoni


15/01/2018

di Mauro Castelli


Anno del Signore 1301, Palazzo della Signoria a Firenze. Un messo inviato da Carlo di Valois, fratello del re di Francia, viene trovato cadavere in una botte in stato di avanzata putrescenza; in uno scrigno proveniente da Roma i Priori rinvengono la testa mozzata di un canonico incaricato di consegnare una lettera segreta nelle mani del papa. Tutto questo in una città che vuole difendere la sua libertà repubblicana e che si trova alle prese con una duplice minaccia: appunto i francesi da nord e lo Stato pontificio da sud. Come uscirne? Un anziano proboviro della famiglia Medici, Guccio di Bonagiunta, consiglia di trovare un uomo di grande ingegno per investigare sulle mire del re di Francia e sulle reali intenzioni del pontefice. La scelta? Cade su Durante di Alaghiero Alaghieri, detto ser Dante. Nobile sì, ma di ferrea devozione alla Repubblica; guelfo di parte bianca, ben reputato per le sue arti poetiche. 
Su queste annotazioni si snoda l’incipit del nuovo romanzo storico - I sotterranei di Notre-Dame (Newton Compton, pagg. 320, euro 9,90) - uscito dalla penna di Barbara Frale, storica del Medioevo nota per i suoi studi e le sue ricerche sui cavalieri templari e sulla Sindone di Torino, tematiche alle quali ha dedicato una quindicina di saggi e monografie. Lei che è stata la prima donna in Italia a laurearsi presso l’università degli studi della Tuscia-Viterbo, città che l’ha vista nascere il 24 febbraio 1970, in Conservazione dei Beni culturali (con una tesi sulla Storia medievale basata su settemila documenti notarili del quattordicesimo secolo). 
Barbara Frale, si diceva, che “ha partecipato a numerose trasmissioni televisive e documentari storici, entrando nel dibattito internazionale su temi di vivo interesse per il grande pubblico”, peraltro suscitando anche animati dibattiti. Lei che è solita trattare temi che esulano dall’ambito strettamente tecnico, utilizzando un linguaggio accessibile a tutti. Lei autrice di numerosi articoli per riviste specialistiche italiane ed estere, oltre che per periodici di divulgazione popolare, come Oggi, Gente, Chi, Focus, Panorama, Io Donna. Peraltro guadagnandosi nel 2010, in tale ambito, una copertina da parte della rivista canadese The Messenger of Saint Anthony, così com’era successo con il mensile Class nel 2008. 
Lei che ogni volta che decide di trattare un argomento non manca di documentarsi con attenzione e pignoleria, la qual cosa l’ha portata a interessanti scoperte; lei che per raccogliere i materiali confluiti ne I sotterranei di Notre-Dame si è dedicata a “un lavoro certosino durato circa vent’anni: una fatica lieve - tiene comunque a precisare - rispetto a quella compiuta per trasformare migliaia di pagine di appunti in un testo narrativo. In quanto ciò che rende apprezzabile un saggio, in un romanzo può rivelarsi catastrofico”. 
Ecco perché, confrontandosi con la complessità del passato, ha cercato di renderne come meglio poteva i momenti salienti, magari “integrando ciò che esisteva con il filtro della fantasia”. Oltre a regalare “ai personaggi piccoli squarci di vita alternativa”. In altre parole “offrendo loro quella seconda possibilità che mi sembrava meritassero”. Con la speranza di “aver concesso ai lettori almeno un’idea di quanto accadde agli albori dell’Europa moderna”. Complici i suggerimenti di alcune persone di livello, come Franco Cardini, “maestro di storia e di umanità”, con il quale ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Master of Florence, andata in onda sulle reti Rai. 
Ma veniamo al dunque. Ovvero - dopo la pubblicazione dei romanzi La lingua segreta degli dei e Il gioco degli arcani - alla trama del suo nuovo thriller storico, appunto I sotterranei di Notre-Dame, imbastito su una terribile minaccia e un uomo in grado di porvi riparo che si trova in Vaticano. Un lavoro che, a detta dell’editore, si propone come il libro più atteso e avvincente dell’anno. Ma sarà proprio così? In effetti la scrittura, semplice e al tempo stesso piacevole, consente al lettore una partecipazione diretta agli eventi; la malizia propositiva dei fatti e delle azioni coinvolge e cattura. Così come il profilo dei personaggi e dei principali temi storici trattati contribuisce alla facilità interpretativa degli eventi e dei loro protagonisti. Il tutto all’insegna di una intrigante quanto ben gestita vicenda. 
Come accennato, il periodo trattato è legato al 1301. Con Parigi e la Francia alle prese con una mortale epidemia di peste, forse scatenata ad arte da alcuni congiurati per aizzare il popolo contro Filippo IV il Bello. E qui ci rifacciamo al titolo all’insegna di alcuni interrogativi: cosa ci fanno il re di Francia e i suoi uomini più fidati nei sotterranei di Notre-Dame? Che cosa stanno disperatamente cercando? Quali azioni intendono mettere in campo per scongiurare un evento fatale sia per il re che per la sua discendenza? L’unico in grado di impedire la catastrofe sembra essere il celebre Arnaldo da Villanova, noto come il Catalano, il geniale e al tempo stesso discusso medico di Bonifacio VIII, che in passato era stato al servizio di Filippo il Bello. Ora il re di Francia lo rivuole al suo servizio e incarica il cardinale Matteo d’Acquasparta di farlo tornare a Parigi. 
Una volta giunto a Roma, il porporato comprende però che Filippo nasconde altre intenzioni: forse vuole il Catalano non tanto per il suo talento medico, quanto per la sua abilità nella magia. D’altra parte anche il pontefice nutre dei sospetti su questa richiesta e affida al nipote Crescenzio Caetani, giovane baccelliere in medicina, e al suo amico Dante Alighieri, delegato della Repubblica di Firenze presso la Santa Sede, il compito di indagare. Sta di fatto che, addentrandosi nei meandri della Biblioteca Apostolica e sfogliando inestimabili trattati medici del mondo antico, Crescenzio e Dante tenteranno di scoprire cos’è che davvero tormenta il monarca più potente della cristianità. “Un segreto che il Catalano, custode della tradizione magica dell’Oriente, pare conoscere, ma che non sembra affatto disposto a rivelare…”.

A questo punto cambiamo argomento e diamo voce a La donna senza passato (Nord, pagg. 380, euro 16,90, traduzione di Alessandro Storti), un romanzo scritto da Anna Ekberg (in realtà si tratta di uno pseudonimo dietro al quale si nasconde una affermata coppia di autori danesi, Auders Ronnow Klarlund e Jacob Weinreich), peraltro in corso di traduzione in quindici Paesi.  Un lavoro che il magazine Femina ha osannato come “il meglio che il thriller possa offrire al giorno d’oggi”, pronto a coniugare “magistralmente i canoni del genere con alcune trovate originali quanto sorprendenti”. Il tutto a fronte di una buona dose di misteri e sensi di colpa, sentimenti e bugie che finiscono per coinvolgere personaggi di spessore. In altre parole gli ingredienti giusti che stanno alla base di una storia destinata al successo, ovviamente supportata da una buona dose di suspense. 
A tenere la scena di questo brillante lavoro la quarantenne Louise Andersen, alle prese con un uomo che l’ha rintracciata nel bar dove lavora, il quale continua a ripeterle di essere Edmund, suo marito. E, a conferma di quanto sostiene, le parla della sua scomparsa, avvenuta tre anni prima dopo una caduta da cavallo, dei due figli avuti (un maschio e una femmina), ma anche di quello che si è lasciata alle spalle, essendo lei l’unica erede di una ricchissima famiglia di imprenditori marittimi. Nemmeno a dirlo quell’inaspettato incontro ha la forza destabilizzante di un fulmine. Cosa peraltro comprensibile in quanto, avendo perso la memoria, lei sa di chiamarsi così soltanto dai documenti che, appunto tre anni prima, i soccorritori le avevano trovato accanto quando era caduta, sbattendo la testa, su un battello che navigava per il porto di Ronne, una minuscola isola danese. 
Dopo essersi ripresa ed essere stata dimessa dall’ospedale, Louise aveva trovato lavoro come cameriera, finendo per essere apprezzata dalla proprietaria al punto che, avendo deciso di andare in pensione, le avrebbe affidato la gestione del locale. Lei che nel frattempo ha conosciuto e ha iniziato ad amare Joachim, uno scrittore reduce da un divorzio, di dieci anni più grande di lei. Sta di fatto che questo inaspettato ritorno alla realtà, dopo il periodo vissuto nella piccola isola di Christiansø e la relazione con Joachim, sono tutto ciò che lei conosce del suo passato. Il resto è un buco nero sul quale ha scelto di non farsi domande. 
Succede però che l’esame del Dna confermi la versione di Edmund: lei è proprio Helene Söderberg, una ricca ereditiera svanita nel nulla. E a questo punto saranno molti gli interrogativi che la donna dovrà porsi: era forse scappata da casa, e per quale motivo, abbandonando il marito e i due figli? E, se no, per quale altro motivo si trovava su quel traghetto? Helene ha bisogno di risposte e c’è un unico posto in cui trovarle: la lussuosa villa dei Söderberg, nello Jutland. Fin dai primi giorni, però, la donna si rende conto che qualcuno non vuole che lei recuperi la memoria. Anzi, ha la sensazione che sia proprio Edmund a non volere che si riprenda fino in fondo. 
E se all’inizio erano soltanto sensazioni, dettagli e documenti di famiglia spariti a inquietarla, a poco a poco si renderà conto che la sua scomparsa rappresentava soltanto “la punta di un iceberg in un oceano di bugie, inganni e tradimenti. Un oceano oscuro che nasconde un passato - il suo e quello della sua famiglia - che nessuno sembra intenzionato a volerlo riportare alla luce…”.

Il terzo invito alla lettura lo dedichiamo invece al non dimenticato Don Carpenter, nato a Berkeley, in California, il 16 marzo 1931 e morto suicida il 28 luglio 1995, spinto al tragico gesto da gravi problemi di salute (tubercolosi, diabete, glaucoma). Laureato in ingegneria, nei ventidue anni dedicati alla narrativa diede voce a una serie di lavori incentrati sulla fragilità umana, mettendo in scena personaggi spesso marginali (magari segnati dalla droga), ma anche allargando il mirino sul controverso mondo del cinema e dei suoi protagonisti. Non a caso è stato anche un bravo quanto apprezzato sceneggiatore. 
E proprio nella mecca del cinema (il suo incontro con Hollywood gli permise di scrivere pagine intriganti e inconsuete sulla vita di scrittori, agenti e produttori) avrebbe ambientato alcuni dei suoi libri più significativi, fra i quali La sceneggiatura (pagg. 274, euro 18,50, traduzione di Stefano Bortolussi), proposto ora da Frassinelli. Ovvero uno dei tre romanzi che Don Carpenter ha dedicato alla Città degli Angeli, insieme a A Couple of Comedians e The True Life Story of Jody McKeegan
Che altro?  Nel suo curriculum la partecipazione volontaria, in aviazione, alla guerra di Corea, con base a Tokyo; due anni di insegnamento di inglese prima di dedicarsi alla scrittura; un debutto sugli scaffali datato 1966 con Hard Rain Falling; un romanzo rimasto incompiuto quando decise di farla finita e poi completato da Jonathan Lethem (il quale, in realtà, si era limitato a ripulirlo e ad aggiungere alcune pagine): ovvero Friday at Enrico's, pubblicato nel 2014 da Counterpoint Press e poi ripreso l’anno successivo da Frassinelli (I venerdì da Enrico’s). 
Ma c’è anche un altro sfortunato passaggio nella vita di questo scrittore: nonostante la grande abilità nel tratteggiare storie e contesti, i suoi dieci romanzi non raggiunsero mai il grande pubblico, seppure molto apprezzati dalla critica e dai colleghi. Cosa che invece sarebbe avvenuta post mortem, a fronte di un gradimento allargato a una vasta platea di lettori.  Con la rivista a cinque stelle The Believer a domandarsi. “Ci voleva così tanto a riscoprire Carpenter?”. 
Ma veniamo alla sinossi de La sceneggiatura, un hard boiled ambientato nella Los Angeles decadente degli anni Settanta e incentrato su tre protagonisti: Jerry Rexford, scrittore frustrato e aspirante sceneggiatore in gravi difficoltà economiche; Richard Heidelberg, giovane regista sulla cresta dell'onda, e Alexander Hellstrom, potentissimo dirigente di una grande casa di produzione. Tra cocaina, alcol, sesso e notti che sembrano non finire mai, i tre verranno travolti dai rispettivi egoismi e coinvolti in una estenuante e per certi versi tragica vicenda cinematografica che vedrà le loro vite intrecciarsi. E cambiare per sempre. 
“Quella che invece sembra non cambiare mai, e che è la vera protagonista del romanzo, è Hollywood, la città che Carpenter ha saputo raccontare come nessun altro. Hollywood con i suoi viali infiniti e i suoi tramonti struggenti, con le sue atmosfere molli e tentatrici, le star, gli studios, i locali e i sogni: quelli realizzati e, soprattutto, quelli infranti”.

E siamo alle note conclusive, dedicate al bolognese Massimo Fagnoni, classe 1959, laureato in Filosofia, per quasi vent’anni attivo nei servizi sociali e psichiatrici della sua città, mentre da quindici anni a questa parte risulta in forza alla Polizia locale. E proprio dalla collaborazione con la forze dell’ordine sono nati gli spunti giusti per raccontare storie noir. Così dalla sua penna hanno preso voce romanzi di un certo peso, che si nutrono di un contesto graffiato dal degrado, dalla delinquenza, dallo spaccio di droga, oltre che dalle conseguenze legate a filo stretto alla grave crisi economica che negli ultimi anni ha investito l’intero Paese, rapportandosi con preoccupanti risvolti politici e sociali. 
Ed è appunto su questo filone che ha preso corpo Il bibliotecario di via Gorki (Fratelli Frilli, pagg. 212, euro 12,90), incentrato ancora una volta sul disincantato investigatore Galeazzo Trebbi. Il personaggio che abbiamo imparato a conoscere durante gli anni del terrorismo, per poi ritrovarlo in scena in ambiti più locali, ma sempre di grande impatto. Lui pronto a frugare fra le miserie e l’emarginazione della sua città, rapportandosi con i privilegi e il lusso della ricca borghesia, ma anche scavando sotto il tappeto dell’indifferenza. 
Tematiche che l’autore riporta in scena in questo suo ultimo lavoro, intriso di errori di percorso e di discutibili rapporti, ma anche supportato da personaggi ben caratterizzati (gli bastano infatti pochi tratti per rendere credibili i suoi protagonisti). Ferma restando un’apprezzabile costruzione della trama, mai lasciata al caso, pronta a rapportarsi con la quotidianità dolente che si nasconde dietro una buona dose di indifferenza. 
Ma veniamo a briciole di trama legate al lavoro che stiamo proponendo: 
“Davide Ciampi è un uomo tranquillo, laureato in storia, lavora come bibliotecario in via Gorki, quartiere Navile di Bologna, ha due figli e una moglie commercialista che porta a casa i soldi e non nutre per lui una grande considerazione. Davide ha un unico amico, e se ne rende conto solo quando scompare in una città zeppa di neve. Si tratta di un ambulante nordafricano che ha circa la sua età, che si chiama Alì e che vende la sua merce davanti alla Coop di via Gorki. Lui è il primo ad accorgersi della sua sparizione quando ritrova la merce abbandonata davanti al supermercato”. 
Nessuno sembra interessato alla sua comparsa, ma non certo Davide, che troverà supporto in Galeazzo Trebbi, il quale decide di aiutarlo per cercare di capire cosa sia realmente successo. In questo spalleggiato dal commissario Guerra e dai suoi uomini. “La verità, come al solito, si anniderà dietro le pieghe di una città sazia e annoiata, dove nulla è come appare e nessuno risulta davvero innocente, tranne Davide, che in questa vicenda perderà i suoi punti di riferimento. Tanto che la sua vita non sarà più quella di un tranquillo bibliotecario di periferia”. 
Per la cronaca Massimo Fagnoni aveva debuttato nella narrativa di settore nel 2010 con Bologna all’inferno (Giraldi), seguito a ruota da La ragazza del fiume (0111 edizioni) e quindi, l’anno successivo, da Belva di città (Eclissi), primo romanzo della serie imbastita sul maresciallo Greco. E poi via via sino ad accasarsi alla Fratelli Frilli, per la quale ha pubblicato Il silenzio della Bassa, Il giallo di Caserme Rosse e Bologna non c’è più (primo premio al concorso letterario “I Sapori del giallo”, poliziotti che scrivono). In ogni caso inframmezzando le uscite targate Frilli con altre per i tipi della Eclissi, della Giraldi e della Minerva, per la quale nel 2017 ha pubblicato Il ghiaccio e la memoria.

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