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Serbatoi per GPL a rischio come il Ponte Morandi

La Commissione Europea mette in mora l’Italia sulle modalità di ricondizionamento dei serbatoi e AIPE lancia una proposta di collaborazione agli organi competenti per mettere in sicurezza il Paese Italia


23/10/2018

Luca Tosto, presidente di AIPE

Le sirene sono accese e il livello di attenzione, con il passare degli anni, diventa sempre più alto. L’AIPE (Associazione Italiana Pressure Equipment) lancia l’allarme e chiede aiuto e collaborazione agli organi competenti per evitare complicazioni irreversibili sull’utilizzo e manutenzione dei serbatoi interrati per GPL.  
Le cifre sono impietose: le aziende distributrici contano circa 534 operatori, con 1,6 milioni di serbatoi installati, di cui circa 900 mila ricondizionati. Questi apparecchi in pressione sono sparsi su tutto il territorio italiano e devono essere ispezionati e verificati subito per non arrivare a dire “l’avessimo fatto prima”. 
La Commissione Europea – da luglio 2018 - ha messo in mora l’Italia contestando la modalità di ricondizionamento dei serbatoi che vengono modificati in violazione della normativa vigente. AIPE ha denunciato ormai da tempo questa situazione divenuta insostenibile e che espone a rischio gli utenti di serbatoi ricondizionati insieme ai costruttori che vedono modificati, fuori dalle regole, i serbatoi costruiti anche oltre 30 anni fa. 
Il MISE ha ribadito - con una nota a firma del Direttore Generale - che “ogni intervento di ricondizionamento dei serbatoi GPL per interramento si configura come modifica e, pertanto, deve essere realizzato in conformità alle disposizioni applicabili per le nuove costruzioni. Quindi, al fine di non esporre gli utenti a rischi potenziali, eventuali attività di interramento di serbatoi GPL devono essere poste in essere, predisponendo le misure di messa in sicurezza, ad opera di organismi notificati sulla Direttiva attrezzature a pressione – PED, ai sensi del d.lgs. 93/2000, tramite il rilascio di nuova Dichiarazione di conformità e marcatura CE”. 
In Italia sono quasi 1 milione i serbatoi ricondizionati potenzialmente fuori legge e la Magistratura ha già avviato le prime indagini che hanno portato al rinvio a giudizio di alcune società distributrici di GPL per Frode nell'esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. 
Attualmente in Europa per normare l’intero comparto si utilizza la Direttiva Attrezzature a Pressione, comunemente detta PED, che identifica come responsabile unico del processo produttivo il fabbricante, coadiuvato per alcune attività dall'Organismo notificato. L’AIPE è intervenuta per denunciare che le modalità di controllo impiegate, per essere in regola con la normativa, sono in parte insufficienti a mettere in sicurezza l’apparecchio. Infatti lo strumento maggiormente utilizzato per queste verifiche è quello dell’EA (emissioni acustiche) da effettuare senza dissotterrare il serbatoio in questione. Questo nuovo metodo fa sorgere la domanda se può davvero essere considerato sufficiente come metodo di controllo. Sottovalutare quello che potrebbe accadere, soprattutto su serbatoi che hanno già avuto una vita di 20 o 30 anni e contenenti sostanze infiammabili ed esplosive, metterebbe a rischio l’incolumità di tantissime persone, dai privati agli operatori. 
Dai ponti crollati in autostrada fino al Morandi di Genova, le catastrofi ci insegnano che occorre intervenire prima che sia troppo tardi. Per questo AIPE, oltre a lanciare l’allarme, ha avviato una cooperazione con l’Università della Tuscia per dimostrare che occorre cioè dissotterrare i serbatori per effettuare un controllo che metta in sicurezza sia l’apparecchio in questione, ma soprattutto chi usufruisce del servizio, cioè le persone. Dai primi risultati degli studi effettuati si evince che il metodo di controllo ad emissioni acustiche è sì efficace per rilevare eventuali corrosioni in atto, ma riscontra alcune difficoltà nell’individuazione di altri difetti strutturali che potrebbero mettere in pericolo l’utilizzo in sicurezza dell’apparecchio. 
AIPE apre ad una possibile collaborazione anche con l’INAIL per riuscire a risolvere quest’annosa questione per rispettare i diritti dei costruttori e garantire la certezza delle regole, unica strada per difendere concretamente la sicurezza degli utenti.

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