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“Claudio. Il primo imperatore gallico di Roma”

Firmato da Raffaele Bene questo saggio ci porta a vedere sotto una nuova luce Tiberio Claudio Nerone Germanico. Un uomo, a dispetto delle apparenze, ingegnoso e astuto


01/03/2021

di Fabiana Di Nitto


Claudio. Il primo imperatore gallico di Roma (Santelli editore, pagg. 105, euro 14,99), firmato da Raffaele Bene, è un saggio approfondito e dalle prospettive originali, incentrato sulla figura di Tiberio Claudio Nerone Germanico. L’autore si è prefisso lo scopo di dare nuovo lustro a un uomo che non ha avuto molti consensi dalla critica storiografica: sia Seneca che Tacito che Svetonio lo hanno infatti denigrato come imperatore in quanto considerato inetto e succube delle sue mogli. 
In realtà vi erano dietro motivi personali che hanno portato a questi giudizi crudeli: Seneca era stato esiliato da Claudio, mentre Tacito e Svetonio erano repubblicani, fedeli al Senato che, durante il suo governo, era stato spogliato di molti dei suoi poteri. 
La reggenza di Claudio era stata infatti agevolata e guidata dai pretoriani, di cui egli si fidava ciecamente, dando avvio a una fase di militarizzazione dell’Impero. Il Senato quindi rimase ai margini, ma l’intelligenza dell’imperatore gli permise di farsi alleati anche tra i suoi esponenti che stavano vivendo forti contrasti interni. Ed è proprio l’ingegno e l’astuzia di Claudio a essere messa sotto il microscopio da Raffaele Bene: mentre vi era la credenza che al suo fisico gracile e minato dalla malattia si affiancasse una mente e una volontà deboli, l’autore è invece fermamente convinto che la sua supposta fragilità psicologica fosse solo una maschera indossata dal futuro imperatore per avere la possibilità di attuare la sua vendetta e di prendersi ciò che considerava di suo diritto. 
Non è un caso che l’autore definisca Claudio il Dott. Jekyll e Mr. Hyde di Roma: rimasto sempre all’ombra dell’eroico e prestante fratello Germanico, oltre che impossibilitato a partecipare alle cariche pubbliche per via della sua salute malferma, aveva avuto il tempo di studiare filosofia, greco e letteratura, di alimentare il suo risentimento e di pianificare con calma il suo riscatto. E questa vendetta arriverà durante il governo di Caligola, suo nipote. Per l’autore la congiura che portò alla sua morte e all’incoronazione di Claudio fu proprio l’esito di un articolato piano ordito da lui in segreto. 
Citando le opportune fonti, Raffaele Bene ci riporta un passaggio interessante: “Claudio era stato preso in consegna dai pretoriani e gli fu attribuito il potere in apparenza contro sua voglia, ma in effetti con piena determinazione”. Da questa frase risulta ben chiaro che lui non fosse affatto uno sprovveduto, ma che fosse invece pronto a rivestire la carica di imperatore, come se si fosse preparato a quell’evento per tutta la vita. Tutto ciò fa di Claudio un personaggio affascinante, e dell’opera un testo fondamentale per capirne la complessa personalità.

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