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"Coronavirus", gli altarini vengono allo scoperto

Premesso che nessuno ci capisce nulla, di sicuro c'è però un colpevole: ovvero Matteo Salvini


03/02/2020

di Sandro Vacchi


Una premessa: nessuno ci capisce niente. Al punto che il Coronavirus potrebbe perfino essere un modo per trasformarsi in Fabrizio Corona. Di sicuro c'è un colpevole, Matteo Salvini. Non possono sussistere dubbi, visto che la diagnosi è di una delle firme più autorevoli del giornale più autorevole fra l'autorevole stampa politicamente corretta. Autorevole sede dell'esternazione il salotto dell'autorevole ed ex onorevole Lilli Gruber. Di fronte a tanta autorevolezza, i poveri di spirito come noi non possono che inchinarsi a Massimo Giannini, editorialista di “Repubblica”, il quale ha definito pari pari Untore l'incredibile Hulk della Lega, accusandolo di diffondere il morbo della paura, arma che usa in tutte le circostanze. 
Scampato per un pelo il pericolo di vedersi soffiare dopo settant'anni la Sacra Madre Rossa, i compagni festeggiano ancora e chissà per quanto tempo continueranno a farlo, spacciando per vittoria un sorpasso che non c'è stato per una sola curva. Valutare la Lega che gli sta a due punti non gli passa neppure per l'anticamera del cervello: si consideravano spacciati, quindi festeggiano, fanno i gradassi, pongono condizioni, processano lo “sconfitto”. 
Il fatto che il più autorevole – e sul serio – giornale del pianeta, il “Wall Street Journal”, definisca la peste cinese “coronavirus comunista” sfugge del tutto agli intellettuali di casa nostra. Fra loro va annoverata la professoressa Alba Parietti, democraticissima pensatrice di coscia lunga autrice della proposta di togliere il voto agli ignoranti. Ha ben diritto di farlo, essendosi lei laureata a Friburgo in filosofia teoretica con Heidegger per poi frequentare i corsi di economia di Paul Samuelson al MIT, prima di dare il meglio di sé nel film “Il macellaio”, dove dimostrava profonda conoscenza del Kamasutra fra i quarti di bue. 
Questa signora di mezza età e di mezzo cervello è un’autentica progressista all'italiana, tant'è che la sua proposta porterebbe il Paese più sfigato d'Europa indietro di un paio di secoli, quando poteva votare solamente chi sapeva leggere e scrivere. Lei probabilmente sa compitare la propria firma, il che le è sufficiente per essere annoverata fra gli intellettuali italiani. Del resto ritiene di avere conseguito un master attraverso il lungo fidanzamento con Stefano Bonaga, filosofo che sta a Cartesio come Topo Gigio a un tirannosauro. 
Ignoriamo per un momento i nani e le ballerine di casa nostra per tornare ai giornali seri. Il WSJ non è certo un foglio sovranista, xenofobo e oscurantista, ma invece quanto di più anti Trump ci sia al mondo. Sa però che cosa scrive, al contrario dell'organo ufficiale del comunismo-Chanel di casa nostra. “Coronavirus comunista” significa che i compagni capitalisti cinesi hanno soffocato sotto una cappa di silenzio il morbo partorito in casa loro che sta rivoluzionando i rapporti sociali, ma anche le relazioni economiche e finanziarie, del mondo intero. Solamente “La Stampa”, nel Paese delle filosofe in minigonna, ha titolato sulla sordina imposta da Pechino alla comunicazione sul morbo che serpeggia anche in Europa. 
Gente di scarso spirito e conoscenze quella che si stupisce delle procedure della nomenklatura rossa, scarlatta o rossastra, da sempre maestra di manipolazione. Meno esperta sul da farsi, invece. Chernobyl fu il sommo esempio di incapacità organizzativa, il virus cinese attesta il fatto che l'ideologia è una cosa, la pratica un'altra. Possibile che la seconda, ma forse prima, potenza economica mondiale non disponga di mascherine, occhiali e tute antipeste? E che sia ridotta a chiedere aiuto all'Europa dei plutoburocrati, e perfino all'Italietta? La quale, a Cesare quel che è di Cesare, con tre superdottoresse è riuscita a isolare il virus. 
Adesso se ne impadroniranno ideologicamente i fautori del pensiero corretto. Vedrete, qualcuno arriverà a sostenere che lo xenofobo Salvini, catenacciaro dei porti, impedendo gli ingressi liberi di tutti bloccherebbe sane commistioni italo-africane che corroborerebbero il sangue deboluccio dei connazionali. 
Cordoni sanitari, quarantene, città blindate, milioni di persone bloccate nel Paese più popoloso del mondo, ma con uno dei sistemi sanitari più fragili, significano esporre al mondo la fragilità della superpotenza economica, il suo gap democratico e civile, il sovrapotere di un partito comunista su un'economia di mercato che più senza regole non si può. Il virus è tale soprattutto per il sistema-Cina, tanto esteso e capillare da coinvolgere un po' tutte le economie mondiali. Ilaria Capua, virologa italiana che lavora in Florida, prevede che l'epidemia farà il giro del mondo e costerà moltissimo. 
Di certo è una mezza fortuna per l'Unione Europea. Distrae infatti dall'evento più importante del dopoguerra, vale a dire la Brexit, quell'afflato di libertà e di indipendenza che non sarebbe mai stato possibile, né consentito, né redimibile secondo eurocrati, eurofanatici e nemici giurati dell'indipendenza dei popoli. Leggetevi il discorso di Boris Johnson sulla libertà riconquistata dalla Gran Bretagna alla faccia dei secondini di Bruxelles. «Abbiamo obbedito al popolo. Abbiamo riottenuto gli strumenti per un governo indipendente», ha detto colui che tedeschi e francesi continuano a spernacchiare come un Pulcinella platinato, un caciarone senza freni, un diplomatico al contrario, ignorandone volutamente la palese intelligenza e la cultura che loro si sognano. E noi? A noi basta l'Alba (Parietti), tanto siamo sul viale del tramonto.

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