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"I sensi del pudore. L'Italia e la rivoluzione dei costumi" dal 1958 al 1968

Attraverso la consultazione di carte processuali, atti parlamentari, fonti d’archivio e articoli di giornale, lo storico Liliosa Azara ricostruisce l’evoluzione della sessualità nel nostro Paese


17/12/2018

di Tancredi Re


Nella storia dell’evoluzione del costume, della moralità e del pudore, la legge Merlin (n. 75 del 20 febbraio 1958), che prende il nome dalla sua proponente, la senatrice socialista Lina Merlin, rappresenta senz’altro una pietra miliare. L’abolizione tout court della regolamentazione della prostituzione, la chiusura delle case di tolleranza e l’introduzione nella legislazione penale dei reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento delle prostituzione, costituì il punto di arrivo di un’attività legislativa che la parlamentare aveva cominciato dieci anni prima. 
Risale infatti all’agosto 1948 la presentazione di un primo disegno di legge che mirava proprio all’abolizione delle cosiddette case chiuse  (quell’anno pare fossero attivi oltre settecento casini, con tremila donne registrate, che risulteranno ridotte a duemilacinquecento al momento dell’entrata in vigore della legge) su sollecitazione di un gruppo di donne dell’Alleanza femminile internazionale in visita al Parlamento e su suggerimento di Umberto Terracini, parlamentare comunista, eletto nell’Assemblea costituente che aveva redatto la Costituzione repubblicana e successivamente in Parlamento, che aveva fatto la propria tesi di laurea sulla prostituzione. 
Nel realizzare la legge, tuttora in vigore, nonostante i numerosi tentativi di abolirla o modificarla effettuati a più riprese negli anni successivi alla sua approvazione, la proponente si ispirò all’esempio dell’attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard sotto la cui spinta nel 1946 erano state chiuse le case di tolleranza in Francia. 
La legge Merlin riprende i princìpi della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173. 
Il progetto della senatrice divenne legge, dopo un lunghissimo iter parlamentare, il 20 febbraio 1958. Nonostante avesse dalla propria parte una maggioranza di consensi, la legge incontrò ostacoli di diverso genere durante il dibattito nelle aule parlamentari, dovendo essere ripresentata allo scadere di ogni legislatura e ricominciare i dibattiti sia in aula, che in commissione. 
Anche l’opinione pubblica del Paese si divise di fronte a questa iniziativa legislativa con moltissimi favorevoli, ma anche tanti contrari (l’accusa più forte rivolta alla Merlin fu di aver negato ad un numero significativo di maschi italiani quei diritti percepiti come irrinunciabili), oltre ad un’area “grigia” di chi stava in mezzo, preferendo non pronunciarsi in modo deciso per pudore, paura od opportunismo. 
Fatto sta che nei dieci anni successivi all’approvazione della legge Merlin, si svolse un intenso dibattito che fa da preludio alla cosiddetta rivoluzione del 1968, che impatta anche sul costume, sulla sessualità e sul comune senso del pudore. È in questo lasso di tempo che emergono con forza le mai sopite ragioni di coloro che volevano regolamentare il fenomeno della prostituzione avanzate in Parlamento alla fine degli anni Quaranta, quando ad essere coinvolti sono diverse esponenti della Democrazia cristiana, convinti sostenitori della politica di Mario Scelba, la cui azione di governo si distinse per le innumerevoli circolari che vietavano ogni cosa: il bikini, lo slip da mare per gli uomini, gli shorts ed il bacio. 
Alla genesi della legge Merlin e al successivo dibattito politico che ne scaturì è dedicato il volume I sensi del pudore. L’Italia e la rivoluzione dei costumi (1958-68) (Donzelli, pagg. 229, euro 24,00) scritto dallo storico Liliosa Azara. 
Attraverso lo studio di carte processuali, atti parlamentari, fonti d’archivio inedite (tra le quali le carte di Polizia dell’Archivio Centrale dello Stato ed i documenti della Direzione della Pubblica sicurezza) e articoli di giornale, l’autrice (docente di Storia contemporanea e Storia delle donne al Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università degli studi di Roma Tre, ha pubblicato molti saggi dedicati alla storia del genere e della sessualità, tra le quali  ricordiamo L’uso politico del corpo femminile) esamina il periodo che intercorre tra l’approvazione della legge Merlin e la rivoluzione del 1968. 
Un periodo di grande fermento, durante il quale si registrano innovazioni e cambiamenti in ogni campo, anche nella sfera della moralità e della sessualità, in cui, però, il “vecchio” fatica a cedere il passo al “nuovo”: ingenti risorse emotive ed istituzionali sono profuse per dimostrare che gli italiani non sono ancora pronti a celebrare la fine di una sessualità “irreggimentata”, che si ritiene tuteli la famiglia borghese tradizionale. 
Il caso del giornale “La Zanzara”, scoppiato al Liceo Parini di Milano, nel 1966 (allorquando un gruppo di studenti pubblicò un’inchiesta sull’educazione sessuale, tre dei quali furono denunciati per stampa oscena e corruzione di minorenni) .mostra, però, come le spinte propulsive verso il nuovo esercitate dalle giovani generazioni siano inarrestabili: seppure arginata sotto i colpi di una legislazione penale (Codice Rocco) in cui persistono elementi del regime fascista, poco si potrà fare per arrestare la marea. I gusti, le abitudini, i desideri degli italiani stanno ormai mutando, con buona pace della buoncostume.

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