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"Il curioso giornalista" di Mario Nanni: segreti piccoli e grandi dell'esame di Stato nel dialogo tra un giovane giornalista e un cronista di vecchia data


26/02/2018

di AGV/ilvelino


Mario Nanni, giornalista professionista dal 1976, cronista parlamentare dal 1977, storico capo della Redazione politica dell’Ansa, ha scritto un libro interamente dedicato a noi giovani cronisti, alle nostre tante lacune e ai nostri molti difetti. E lo ha fatto con la leggerezza e il sorriso che soltanto i giornalisti di robusta esperienza sanno ancora avere. In effetti soltanto un grande cronista parlamentare come lui poteva trovare il coraggio di sfatare il mito, e svelare l’aura misteriosa, degli “esami di Stato” che prima o poi ognuno di noi sogna di poter sostenere. 
La domanda di fondo è sempre la stessa in questo nostro lavoro: come si diventa giornalisti professionisti? Come muoversi per arrivare indenni agli esami di Stato? Che cosa bisogna sapere per superare gli orali? Ma soprattutto, cosa serve per poter chiudere un pezzo scritto degno poi dell’attenzione della commissione di esami? E ancora: quali testi è importante studiare? È vero che per talune domande della Commissione non basterebbe essere enciclopedici, se poi non si possiede una consapevolezza storica e la curiosità di documentarsi? 
Bene, ora tutto è finalmente più chiaro, perché con il suo ultimo libro, Il curioso Giornalista. Come vestire le notizie (Media&Books Edizioni, pagg. 360, euro 19,00), Mario Nanni scopre il vaso di Pandora e ci svela i mille segreti di un esame che molti giornalisti vivono ancora con estrema apprensione. Ma a ragione, ci spiega il vecchio cronista parlamentare dell'Ansa, perché spesso, per come è concepito, impostato e poi fatto, l’esame di Stato per diventare giornalista professionista può diventare una sorta di terno al lotto. 
Incontriamo Mario Nanni quasi per caso, alla buvette della Camera, quella che per lunghi anni è stata la sua seconda casa e dove è stato un protagonista tra i protagonisti dell'informazione politica e parlamentare. Nanni, cosa c’è di nuovo in questo suo saggio? “Non esageriamo. Più che un saggio il mio è una sorta di viaggio all’interno della professione giornalistica, dei suoi usi e costumi, e anche malcostumi. A cominciare dalla formazione delle giovani leve che si accostano a questo mestiere con tanto entusiasmo, ma spesso senza una adeguata preparazione tecnica e culturale”.

Si può dire che il libro nasce dal di dentro di una Commissione di Esami? 
“No, la cosa è molto più semplice di quello che si possa immaginare. Io mi limito a raccontare alcune mie esperienze di commissario all'esame di Stato per l'abilitazione professionale dei giornalisti, e presento - anzi rappresento ricorrendo alla forma del dialogo - alcune situazioni esemplari, e anche alcuni casi esilaranti”. Con quale obiettivo? “Assolutamente costruttivo per i giovani che si preparano oggi all'esame professionale. L'intento non è satirico, né denigratorio. Ma semplicemente conoscitivo e quindi costruttivo. Senza toni cattedratici, ma con la volontà di mettere a disposizione una certa esperienza sperando possa essere utile. Una parte importante del mio libro infatti affronta, nei capitoli successivi, questioni di linguaggio, di scrittura giornalistica, di stile, di deontologia”. Non crede che i giovani praticanti, che si preparano all'esame, abbiamo anche bisogno di qualche suggerimento pratico? “Certamente sì. E in questo libro i giovani colleghi troveranno molte indicazioni utili. Chiamiamole "istruzioni per l'uso”.

Insomma, idee, proposte, spunti, suggerimenti, soprattutto di metodo, per chi debba fare l'esame di giornalista. Ma non solo, ci pare di capire?
“Quando ho iniziato a scrivere questo libro, pensavo che potesse servire solo ai giovani praticanti pronti per l'esame di Stato. Poi invece, strada facendo, mi sono convinto che un libro deve essere per tutti, anche per quelli che come me non sono più giovani e continuano a masticare questo mestiere, per chi il giornalista lo fa da lungo tempo, e per chi semplicemente ama ancora coltivare la scrittura, la memoria storica”, il gusto dell'aneddoto significativo.

Partiamo dai suggerimenti utili per affrontare meglio l'esame finale... 
“Molti sono i fili conduttori di questo libro: l’insistenza sulla necessità di coltivare lo studio della storia, passata e recente, per capire il proprio tempo, dato che, come avvertiva Croce, la storia è sempre contemporanea; la necessità di accostarsi al giornalismo con un atteggiamento mentale e metodologico di curiosità e attenzione verso la realtà in cui si opera; il bisogno di attrezzarsi e di aggiornarsi per sempre meglio qualificare il proprio mestiere in un universo comunicativo che, con le innovazioni tecnologiche, la Rete ecc, ha profondamente modificato le condizioni del lavoro del giornalista ponendogli nuove sfide e doveri; nella consapevolezza che questa sfida si possa e si debba vincere con l'arma della credibilità, della leggibilità e della riconoscibilità pur nel mare indistinto del Web”.

Non si tratta solo di un tradizionale manuale di esami?
“È così. Il libro non è, alla lettera, un manuale di tipo scolastico, anche se per alcuni aspetti di utilità e praticità può anche essere considerato tale. E' anche un libro di testimonianza, di regole vissute. Diciamo così, il libro è nel suo complesso una rappresentazione di alcune questioni e situazioni, tecniche e comportamentali, della professione giornalistica, in cui compaiono figure di grandi giornalisti e di politici, visti con tono sapido e critico nei rapporti con il mondo dell'informazione”.

Cosa c’è dentro questo suo libro della sua intensa attività di cronista politico?  “C’è davvero tanto. Ci sono pagine di giornalismo politico e scene di vita parlamentare che sono ormai pezzi di storia del Paese. Ci sono profili, storie, mini-ritratti di politici, di oggi e di ieri, spesso gustosi ma anche caustici”.

Per esempio? 
“Uno dei tanti: mi viene in mente il presidente Spadolini, lei forse è troppo giovane per ricordarselo. Ma Spadolini, storico e grande giornalista, dettava talvolta le sue dichiarazioni personalmente agli stenografi e ricordo che anche da presidente del Consiglio, voleva essere chiamato direttore. La verità è che anche quando ricopriva incarichi istituzionali, Spadolini era rimasto nel cuore direttore del Corriere della Sera. O Massimo D'Alema, per esempio, che polemicamente confuse l’Ansa con l'Agenzia Stefani e toccò a me chiedergli le scuse. Lo fece, senza problemi. Può sembrare strano, ma è così. D’Alema non è solo la maschera arcigna e spigolosa che gli è stata cucita addosso, anche se a lui non dispiace, anzi a volte sembra compiacersene”.

E, invece, una chicca degli esami?
“Mi viene in mente una giovanissima candidata a cui abbiamo chiesto se ci facesse il nome di un salentino di nascita che aveva fatto il presidente del Consiglio. Prima risposta, un lungo silenzio. Poi, abbiamo provato ad aiutarla con un suggerimento. Le diciamo "ha fatto una fine tragica...  è nato a Maglie". Sa qual è stata la sua risposta? Fitto!”.

Ce ne racconta un’altra?
“Questo è un libro sulla scrittura, che batte molto sul tasto della storia, e della scarsa conoscenza che ne hanno, senza generalizzare, le giovani leve giornalistiche. Abbiamo chiesto ad un candidato se sapesse di via Rasella. Sa cosa ci ha risposto? "Non lo so, io sono di Bergamo!”.

Di chi è la colpa di tutto questo?
“Non ci sono dubbi: sulla formazione carente dei giornalisti, io interpello la scuola, l’università, le stesse scuole di giornalismo. Sa cosa mi domando? Come mai giovani colleghi che pure hanno conseguito una laurea non solo triennale ma anche magistrale, e hanno frequentato dei master importanti, mostrano invece una così scarsa conoscenza della storia passata e recente? Ma sanno molto poco anche di quello che accade oggi, che è sotto gli occhi di tutti. Forse molti non leggono neanche i giornali”.

Il libro contiene anche una sorta di Dizionario. 
“Ho immaginato fosse utile inserire un repertorio di frasi, parole, slogan e locuzioni del lessico storico-politico degli ultimi anni, presentati in ordine alfabetico in un denso capitolo che ho intitolato Storia e storie dietro le parole. Può essere utile al giornalista, può offrire spunti, citazioni nella scrittura di un articolo, nel fare una ricerca”. Ci fa un esempio? “Tra le frasi meno recenti: Destino cinico e baro. Fattore k. Tra le battute più attuali, la più famosa di tutte "Stai sereno". Spiego anche come sono nati questi modi di dire e di scrivere, chi ha pronunciato queste frasi, e in che occasioni è accaduto. Un po’ di storia contemporanea non fa male a nessuno, non crede? Poi c'è tutta una pars construens con suggerimenti, esempi di schemi, consigli di metodo, soprattutto quando scrivo che, nonostante Google e internet dove pure si cerca di tutto, purché si sappia cosa e come cercare, il giornalista documentato e che ambisca a una certa originalità dovrebbe costruirsi un proprio archivio. Perché certi archivi personali non hanno nulla da invidiare a quello che spesso molto superficialmente ci propina la Rete”.

Ricordiamo infine che dal 1° marzo questo libro è disponibile anche su Amazon e nelle principali librerie online. Inoltre c’è una versione e-book, disponibile su GooglePlay/Android, iTunes/Apple e Amazon/Kindle a sole 4,99 euro.

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