Share |

"Ilmioesordio": i vincitori Massimo Binarelli e Alessandro Troisi sui banchi delle librerie

Due nuovi, inaspettati protagonisti sulla scena del giallo: il primo impegnato nel raccontare una intrigante storia ambientata nella Roma fascista; il secondo alle prese con un feroce romanzo storico incentrato sulle streghe


17/06/2019

di Arne Lilliput


Sono arrivati al traguardo della pubblicazione i due libri vincitori del concorso Ilmioesordio, realizzato da “Ilmiolibro” (Gruppo Gedi) in collaborazione con Newton Compton, Scuola Holden, Scuola Internazionale di Comics e Festival Internazionale di Poesia di Genova, che ha visto in gara la bellezza di 2.000 autori. A essere incoronati sono stati (curiosamente) due romani, Massimo Binarelli e Alessandro Troisi, autori rispettivamente di due storie lontane anni luce una dall’altra: la prima ambientata nella Capitale ai tempi del fascismo, la seconda incentrata fra le misteriose e feroci pieghe del Medioevo. Due lavori peraltro offerti a un prezzo promozionale, che sarebbe davvero un peccato lasciarsi sfuggire. 
Detto questo, veniamo al dunque. Dalla penna di Massimo Binarelli (che, dopo aver lavorato come architetto sia in ambito pubblico che privato, si è ultimamente messo a dipingere, a interessarsi di arte contemporanea e soprattutto a scrivere) un romanzo - Il mistero del collegio abbandonato (Newton Compton, pagg. 216, euro 7,90) - che si nutre di una prosa leggera e intrigante, capace di mischiare storia e mistero con raffinata abilità, peraltro arricchita da simpatiche venature romanesche. A fronte di una vicenda misteriosa che si rifà al ritrovamento di un cadavere nel pozzo in un convitto abbandonato. 
Un convitto - annota l’autore - che ancora esiste, “in parte abbandonato, circondato da un vasto parco incolto, dimenticato ai margini della Garbatella, un quartiere che cinema e letteratura hanno legato alla storia popolare di Roma”. E siccome l’ambientazione è tipicamente locale, ecco l’autore dare voci a protagonisti che catturano e intrigano all’insegna “dell’ambigua commistione di laico e religioso che ha sempre caratterizzato l’anima più profonda sia della città che del nostro Paese”. 
La vicenda è ambientata nel giugno del 1959 quando Antonio Piccillo, un brigadiere in pensione, assiste al ritrovamento di un corpo dentro al pozzo del citato convitto. Il cadavere è mummificato e avvolto in un lenzuolo. I capelli rossi spiccano sul panno bianco. Di fronte a quell’immagine, la memoria di Piccillo torna indietro nel tempo, a un caso irrisolto che lo ha personalmente coinvolto: Marta Vincenzi, una ragazzina di tredici anni, improvvisamente scomparsa nel 1943 dal collegio che la ospitava. All’epoca l’ipotesi più accreditata era stata la fuga d’amore, ma Piccillo non ne era mai stato convinto. Anche perché gli interrogatori delle compagne di Marta e della direttrice del convitto erano stati condotti in maniera superficiale, senza il rigore necessario. 
Per la polizia il caso della mummia riemersa dal pozzo è un bel grattacapo ed è per questo che il giovane commissario Trevi che segue le indagini chiede aiuto al vecchio Piccillo: lui conosce tutto del quartiere, ricorda fatti, storie e volti di persone legati agli anni in cui la ragazzina era sparita. Sta di fatto che, muovendosi in una Roma piena di misteri e scavando negli anni in cui il regime fascista era in pieno declino, il commissario e il brigadiere in pensione scopriranno una verità a lungo occultata… 
Che dire: un romanzo ben costruito, oltre che di piacevole lettura, che si avvale anche di un attento lavoro di ricerca. Come peraltro Binarelli tiene a precisare in una nota: “Mentre i rituali collettivi mi sono stati suggeriti dal Viaggio nella memoria di Dialma Fernanda Collavini, alcuni brani li ho integralmente trascritti da un diario redatto e illustrato negli anni Quaranta da alcune convittrici e casualmente salvato dal macero cui era destinato. Brani che mi hanno anche aiutato a ricostruire l’atmosfera di quell’epoca drammatica e controversa”. 


Di tutt’altra farina risulta invece impastato il romanzo storico La biblioteca del diavolo (Newton Compton, pagg. 315, euro 7,90), firmato dall’esordiente Alessandro Troisi, un giovane studente del Dams (acronimo che sta per Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) presso l’Università di Roma3 il quale, sin da bambino, si era proposto come attento lettore, con un debole dichiarato per gli autori del Novecento. Ferma restando la passione per il cinema e per i viaggi. 
Ma di cosa si nutre questo lavoro, avventuroso e avvincente, capace di coinvolgere ed emozionare, sorretto da un ritmo ben oliato e da una scrittura che sembra appartenere a una penna collaudata e non a quella di un autore alle prime armi? Di una storia che affonda le sue radici nel Medioevo, dove un nobiluomo fa ritorno a casa dopo aver combattuto a lungo in Terrasanta e si trova alle prese con un drammatico contesto tipico dei suoi tempi: una feroce quanto vergognosa caccia alle streghe (come se fossero in realtà esistite veramente, mentre si trattava soltanto di donne prese di mira da interessi religiosi e non solo, giocando sulla superstizione e l’isteria di massa). E la battaglia che lo aspetta risulterà più dura di qualsiasi guerra abbia mai combattuto. 
Detto questo spazio alla sinossi. “La nave mercantile Esperia solca a fatica il mare in tempesta. Sottocoperta cela un misterioso ospite, un uomo enorme, inquieto e taciturno, che indossa un’armatura malridotta e ha una grande croce rossa sul tessuto logoro che gli copre il petto. È il conte Filippo, che torna sconfitto e lacero dopo anni di combattimenti in Terrasanta. Il conte è un uomo tormentato, oltreché un guerriero di forza straordinaria. Ma la guerra ha messo a dura prova la sua fede. Per questo è ansioso di toccare terra e di raggiungere l’unica persona di cui si fida ciecamente: il vescovo Bernardo, suo mentore”. 
Ma il vescovo è impegnato a sua volta in una vera e propria guerra, anche se si svolge lontano dagli eserciti e dalla Terrasanta. “Si tratta di una caccia a un nemico insidioso e nascosto, le streghe. E intende addestrare Filippo a riconoscerle, per far tornare salda la sua fede. L’incontro con Eleonora, però, una semplice contadina, è destinato a cambiare il destino del conte guerriero”. Tuttavia...

(riproduzione riservata)