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“Tre uomini disposti a tutto pur di sconfiggere il Male. Addirittura anche a vendergli l’anima”

Un debutto da primo della classe per Roberto Cimpanelli, un uomo di cinema prestato alle librerie. E poi il grande James Patterson nonché la terza volta di Carlo Pompili


08/03/2021

di MAURO CASTELLI


Un esordio da primo della classe quello del romano Roberto Cimpanelli, regista, sceneggiatore, produttore e distributore cinematografico di indubbio spessore. Lui che aveva debuttato dietro la macchina da presa nel 1966 con il film Un inverno freddo freddo interpretato da Cecilia Dazzi e Valerio Mastandrea, che gli valse l’anno successivo un Nastro d’argento come miglior regista esordiente. Lui che nel 2005 aveva poi realizzato la sua seconda pellicola dal titolo Baciami piccina con Neri Marcorè, Vincenzo Salemme ed Elena Russo (Gran premio del pubblico al festival di Annecy). 
Che altro? Con la sua casa cinematografica Life International, Cimpanelli ha portato in Italia, tra le altre, pellicole di successo come Sesso, bugie e videotape, A spasso con Daisy, Dirty dancing e Pomodori verdi fritti. Ma ha anche coprodotto e distribuito il film Balla coi lupi e scelto il titolo La casa e La casa 2 per i film di Sam Raimi da lui distribuiti in Italia. 
E ora eccolo alle prese con la sua ultima esperienza, quella di scrittore, che lo ha visto dare alle stampe La pazienza del diavolo (Marsilio, pagg. 440, euro 18,00), una prima volta che non sembra una prima volta vista la disinvoltura con la quale si muove fra misteri e delitti, dando voce a personaggi che lasciano il segno: come quello di un librario con un passato da poliziotto che si trova a confrontarsi con un brutale giustiziere da fermare a qualunque costo. 
Il tutto incentrato su una ambientazione romana ricca di tensione, a fronte di un canovaccio che non mancherà di far fare le ore piccole ai lettori. Peraltro rifacendosi, a mo’ di prologo, a una antica leggenda slava che recita: Quando il diavolo perde la pazienza, manda sulla terra un essere malvagio e terrificante a seminare il Male
A tenere la scena di questa storia sono un ex poliziotto tormentato dai sensi di colpa, un vecchio commissario disilluso in cerca di riscatto e un ispettore manesco che ha un appuntamento con la morte. In primis Ermanno (Herman) D’Amore - un ex ispettore che dopo aver lasciato la polizia ha rilevato la piccola libreria di famiglia a Roma - il quale tiene a bada i propri demoni (orrore, dolore e solitudine) stordendosi di sesso compulsivo, quando serve anche a pagamento. 
Un tipo strano che beve orzata, ama i classici del cinema e alcuni autori di peso, come George Simenon, Edgar Allan Poe e Honoré de Balzac, che non manca di consigliare ai propri clienti. Ma che deve confrontarsi anche con un psicologo che è forse più strano di lui. Perché dietro la sua immagine di tranquillo borghese si nascondono le ombre di un grave errore che gli aveva distrutto la carriera. 
Così quando il vecchio collega Walter Canzio - con il quale aveva lavorato da infiltrato fra gli ultras delle Curve Sud e Nord dell’Olimpico, quindi erano stati attivi nelle Buoncostume prima di essere promossi ispettori e incaricati di formare un’unità speciale contro i reati sessuali - si rifà vivo chiedendogli una mano nelle indagini su una serie di efferati delitti che insanguinano la Capitale, accetta ma malvolentieri. 
Un serial killer sta infatti massacrando a colpi di fiocina da sub dei colpevoli di gravi reati sessuali che, per un motivo o per l’altro, erano riusciti a farla franca. È un caso che sembra peraltro riguardarli da vicino: tutte le vittime sono persone che ai tempi erano state arrestate da loro, ed è a loro che l’ignoto giustiziere spedisce le registrazioni delle sue imprese effettuate con una telecamera GoPro. 
Con l’aiuto di Ermanno, che prima di dimettersi era noto per il suo eccezionale intuito investigativo, Walter spera di risollevare la propria traballante carriera catturando l’assassino. Ma lo scenario cambia non appena emerge una possibile connessione tra i delitti del serial killer, battezzato Er Fiocina, e una vecchia inchiesta la cui tragica conclusione aveva sconvolto le loro vite e distrutto la loro amicizia. Ovvero la brutta fine di sette ragazzine violentate e poi fatte a pezzi, due delle quali avrebbero potuto essere salvate se Ermanno non avesse compiuto un imperdonabile errore di valutazione e Walter non gli avesse dato retta. I due avevano infatti ritenuto chiuso il caso dopo il suicidio del principale sospettato. 
Purtroppo quell’antica storia di sangue e di orrore potrebbe non essere ancora finita, e i nostri protagonisti non immaginano quanto sarà alto il prezzo che dovranno pagare per chiuderla una volta per tutte. Sta di fatto che, nel momento in cui si rimettono in pista, incroceranno il commissario Gaetano Grugliasco, un uomo a sua volta tormentato dai sensi di colpa con il quale - mettendo da parte antiche ruggini e ancor vivi rancori - decideranno di mettere fine a quella scia di sangue e di orrore. Ma non immaginano certo - loro che sono disposti a qualsiasi cosa pur di sconfiggere il Male, anche a vendergli l’anima - di quanto possa essere alto il prezzo che dovranno pagare… 
Il giudizio? Un thriller che si nutre di un intrattenimento di livello portato avanti all’insegna di una scrittura di facile accesso, a fronte di una trama giocata su un intreccio imparentato a filo stretto con le storture psicologiche dell’animo umano. Un lavoro ben orchestrato in un mondo buio e sporco, fatto di angoscia e disperazione. Con un conto che, prima o poi, dovrà essere pagato.  


Voltiamo libro con un autore per certi versi unico. Sono infatti i numeri a dare ragione a James Patterson: stiamo parlando di oltre 400 milioni di copie vendute (3,5 soltanto in Italia), oltre ad aver conquistato per ben 59 volte il primo posto della Besteseller List del New York Times.  Così come vincente è la sua capacità nell’imbastire storie e personaggi che lasciano il segno. A partire dalle 30 indagini (comprese le due che non fanno però parte della collana vera e propria, ovvero Alex Cross’s Trial e Merry Christmas, Alex Cross) incentrate sul suo più noto detective, quel cacciatore tetraplegico di serial killer che va sotto il nome di Alex Cross: un afro-americano di spessore, razionale e intelligente, che sa tenere a bada le emozioni e che da ragazzo aveva pagato a caro prezzo la morte prematura dei genitori.
Lui che non si fa scrupoli di abbinare la sua penna con quella di altri quotati scrittori. Così lo abbiamo visto firmare libri a quattro mani con Maxine Paetro, Peter De Jonge, Andrew Gross, Marshall Karp, Gabriel Charbonnet, Howard Roughan, Liza Marklund, O.Born, David Ellis e Michael Ledwidge. Con il quale ha firmato dieci dei tredici thriller della serie dedicata all’investigatore Michael Bennett, personaggio che Longanesi (il suo editore italiano di riferimento) ha da poco riproposto in Al centro del mirino (pagg. 316, euro 16,90, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani). Un lavoro del 2016 ben orchestrato, di robusta intensità, forte di una trama che intriga e cattura, ancora una volta dal taglio cinematografico (una caratteristica vincente del nostro autore). 
Patterson, si diceva, nato a Newburgh il 22 marzo 1947 e che ora vive a Palm Beach Country, in Florida, con la moglie e un figlio. Una prolifica prnn che, oltre alla lunghissima serie dedicata ad Alex Cross, ha dato voce anche alle 20 storie incentrate sulle Donne del Club omicidi (tradotte con successo in una serie televisiva), ai quattro della serie Nypd Red, ai nove imbastiti su Maximum Ride, ai cinque di Witch&Wizard e ai 13 legati all’agenzia Private International che, a detta di alcuni critici, si nutre delle strutture inventive più interessanti. Per non parlare delle 40 e passa trame a tema libero, delle numerose graphic novels, di alcuni libri romantici come Domeniche da Tiffany, Il diario di Suzanne o A Jennifer con amore, fino a spaziare nel campo dei ragazzi e a firmare persino due saggi. 
Ma veniamo alla sinossi de Al centro del mirino, un lavoro che si nutre di una attualità romanzata che non mancherà di fare presa anche sui lettori più esigenti. A tenere la scena la Grande Mela, dove la neve avvolge i viali dell’esclusivo Upper West Side di Manhattan. E la tempesta rappresenta la copertura perfetta per una squadra di assassini altamente addestrata che si aggira per le eleganti strade del quartiere a caccia della sua preda, un professore che nasconde un segreto scandaloso. 
Poco distanti, in un clima di grande tensione, gli uomini più potenti della Terra si riuniscono per un vertice delle Nazioni Unite, convocato nel tentativo di appianare alcune pericolose divergenze. Anche il presidente degli Stati Uniti è presente: deve incontrare la sua controparte russa perché tra i due Paesi i rapporti non erano così compromessi dai tempi della Guerra fredda. La situazione però peggiora ulteriormente quando al dipartimento di polizia della città arriva un dispaccio dai servizi segreti: qualcuno attenterà alla vita del presidente. E quel qualcuno sembrerebbe essere un russo. 
A far fronte a questa minaccia c’è il miglior detective del Nypd: Michael Bennett. Il quale deve agire in fretta per neutralizzare le macchinazioni internazionali che potrebbero lacerare il Paese e innescare una guerra capace di sconvolgere il mondo intero. Tra alleanze costantemente in dubbio, false piste e nessuno al di sopra dei sospetti, solo Bennett può intervenire prima che il micidiale colpo degli assassini vada a segno. 


L’ultimo suggerimento di questa settimana è legato alla penna di Carlo Pompili, nato a Roma, città dove ha frequentato il liceo classico per poi iscriversi al corso di laurea in giurisprudenza, coltivando nel frattempo interessi sia giornalistici che di grafica e letteratura. Mentre ora riveste nella capitale il ruolo di consulente in marketing e comunicazione. 
Appassionato di storia e cultura dell’Alto Lazio, nel 2014 aveva debuttato sugli scaffali con Il Potere (Alter Ego), un lavoro nel quale si era impegnato a “coniugare l’amore per il territorio con un thriller onirico ed evocativo”. Di fatto questo libro si apre con uno strano omicidio: a morire è don Cesidio Marini, assassinato in una cappella poco distante dal paese del viterbese di cui è parroco. A condurre le indagini il capitano dei carabinieri Lorenzo Valeri coadiuvato dall’amico e medico legale Giacomo Serra. Ma per loro, la scoperta della verità, non sarà certo una passeggiata, in quanto si troveranno a far di conto con un mistero capace di trascendere la ragione e che li porterà al cospetto di Uni, antica e tremenda divinità etrusca dal devastante potere. 
A distanza di tre anni, con La Prova (Augh! edizioni), Pompili avrebbe completato alcuni aspetti lasciati insoluti nel romanzo antecedente. Dando voce a un altro strano omicidio che scuote la tranquillità della provincia viterbese, trasformando ogni abitante in possibile indiziato. Sulle rive del lago di Bolsena si apre così un nuovo misterioso caso per il maggiore Lorenzo Valeri (nel frattempo è stato infatti promosso) il quale, aiutato anche questa volta da Giacomo Serra, dovrà confrontarsi con indizi complicati, vecchie ombre e una nuova serie di delitti che sta colpendo la Tuscia. 
E ora eccolo tornare sugli scaffali, Carlo Pompili, con L’uomo dei sogni (Fratelli Frilli, pagg. 220, euro 12,90) nel quale rimette in scena il suo riuscito personaggio seriale. Cosa succede in questa storia è presto detto: siamo ancora una volta nel Viterbese, e più precisamente all’ultimo piano di una antica torre medievale, sino a pochi anni prima sede del centro informativo della Riserva naturale del Monte Rufeno, ora trasformato - teniamolo presente - in un albergo (battezzato Hotel Roma) per clienti facoltosi, manager, imprenditori e professionisti. 
Ed è qui che il ventinovenne Claudio Torre, incensurato e celibe, muore in circostanze a dir poco sospette. Una chiamata al comando dei vigili del fuoco segnala un incendio presso la suite Julia. La pattuglia dei vigili, però, arriva quando l’uomo è già morto. Un decesso, come lascerà intendere l’esame autoptico, peraltro atipico. 
In effetti, secondo le indagini effettuate sul corpo e nella stanza in cui la vittima alloggiava, sembrerebbe che l’incendio, in verità, non sia mai scoppiato: Claudio Torre infatti non riporta alcuna lesione o bruciatura sul corpo. Iniziano così le indagini del maggiore Valeri che - con l’aiuto di una squadra composta, oltre che dal medico Serra, dal magistrato Rea e da altri appartenenti all’Arma - proverà a scoprire cosa e chi si nasconda dietro questo misterioso e oscuro decesso.

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