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A Parigi, nel rogo di Notre-Dame, divampano purtroppo le fiamme delle polemiche

Un dramma, segnato dal disastro colposo, che non deve essere strumentalizzato. Tuttavia…


16/04/2019

di Catone Assori


Le fiamme che, nel giro di quattro ore, hanno distrutto una parte importante (ma non la struttura) della cattedrale di Notre-Dame, principale luogo di culto di Parigi e della Francia, oltre che simbolo indiscusso del Paese, non devono essere strumentalizzate. In realtà, come spesso succede nei casi di eventi straordinari quanto drammatici come questo, il vento delle polemiche ha preso forza alimentato dalle supposizioni, dalle illazioni, dalle critiche e dalle polemiche. 
Così si è parlato di inefficienza dei mezzi a disposizione dei pompieri della Capitale (uno dei quali è in gravi condizioni all’ospedale), della scarsa attenzione da parte papale per questo simbolo indiscusso della Chiesa, di un possibile attentato dell’Isis quando invece tutto sembra essere partito da un focolaio su una impalcatura (l’edificio era in fase di ristrutturazione), di un patrimonio artistico che, pur importante, non era di altissimo livello. Per poi planare, alimentate dalla superficialità del presidente americano Trump, sul mancato utilizzo dei Canadair, senza rendersi conto che le relative bombe d’acqua avrebbero potuto causare danni ancor più gravi alla struttura dell’edificio (due terzi della quale si è salvata). 
Semmai il problema vero, come spesso succede in questi casi (non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo), è legato alla risposta che si dovrà dare a questa tragedia psicologica, una tragedia che colpisce l’immaginario collettivo, tanto da aver fatto scattare una colletta a livello mondiale per la relativa ricostruzione. Quella stessa che non era stata nemmeno proposta per far fronte ai disastri ben più gravi causati, anche al patrimonio artistico, dai terremoti in Italia. 
Così già si pensa al domani, alla ricostruzione del tetto e dell’imponente e misteriosa guglia di 96 metri divorati dal fuoco (con il presidente francese Macron - ah, la politica - a preventivare il recupero in soli cinque anni, quando invece gli esperti prevedono tempi doppi se non tripli). Insomma, interventi indispensabili a rimettere a nuovo (come già successe ai tempi della Rivoluzione francese) una cattedrale gotica alla cui notorietà aveva contribuito, e non poco, il romantico rivoluzionario Victor Hugo con il suo romanzo Notre-Dame de Paris, “interpretato” dal suo famoso gobbo e scritto quando aveva soltanto 29 anni. 
In realtà, al di là delle schermaglie di facciata, il fuoco che ha divorato questo splendido monumento (uno dei più visitati al mondo) segna il culmine di una crisi che da tempo attanaglia l’identità francese, troppo spesso alle prese con politici che hanno lasciato e lasciano troppo a desiderare. Anche se, è bene ricordarlo, i veri simboli non possono e non devono morire. 
Ferma restando un’ultima annotazione: cosa sta succedendo in Francia, dove diversi luoghi di culto, negli ultimi tempi, sono stati oggetto di vandalismi, incendi e devastazioni passati - colpevolmente verrebbe da pensare - sotto silenzio?

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