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È scoppiata la rivoluzione e per Conte si mette male

La batosta elettorale in Umbria, clamorosa nelle sue dimensioni, ha visto l'inarrestabile sgretolamento dei Cinque Stelle, i balbettamenti del Pd, la cavalcata della Lega e dei Fratelli d'Italia, il riposizionamento al ribasso di Forza Italia. E il premier? Capace soltanto di arrampicarsi sugli specchi...


28/10/2019

di Sandro Vacchi


Qualche buontempone scriverà che comincia un'altra Marcia su Roma, perché era il 28 ottobre. Di sicuro cade un altro muro, a trent'anni dall'abbattimento di quello di Berlino, e comincia un'altra storia. Prima di commentare il risultato delle elezioni regionali in Umbria, clamoroso nelle dimensioni, eccoci a prevederne le conseguenze prossime venture. Abbiamo il coraggio di farlo, così come di essere spernacchiati se ci sbaglieremo. Dateci atto, amici lettori, che pochi lo farebbero: chi vi offre tanto come Economia Italiana? Tutti lì in punta di forchetta, mentre noi sfoderiamo la sciabola, e ci spingiamo avanti di tre mesi, al prossimo 26 gennaio, quando si voterà in Emilia-Romagna. 
Di qui ad allora il movimento Cinque Stelle proseguirà nel suo inarrestabile sgretolamento. Gli italiani stanno finalmente comprendendo quale razza di cialtronata politica rappresenti la creatura nata dalla congiunzione di un comico settantenne, il quale vorrebbe l'eutanasia elettorale degli anziani e il voto ai sedicenni, con un cosiddetto guru degli algoritmi e delle piattaforme mediatiche in stile Grande Fratello di Orwell. Chi avrebbe mai avuto la faccia di sputtanare all'esasperazione il Partito Democratico per lo scandalo della sanità per poi allearsi con quello stesso partito? Hanno la faccia come le natiche, senza offesa per le natiche. 
Il Partito Democratico non scavalca più l'asticella del 20 per cento, mentre con Matteo Renzi alle penultime Europee era arrivato al 44. E Renzi è l'uomo con più pelo sullo stomaco, furbizia e capacità di rivoltare le frittate che il Signore abbia mai messo sulla faccia della Terra. Dopo aver rottamato l'ex Partito Comunista Italiano, lui democristiano che ne è stato segretario, lo ha messo in trappola spingendolo all'abbraccio fatale con i poveracci di cui sopra. Il più frescone dei segretari rossi o quasi rossi che ci sia mai stato ci è cascato in pieno: Renzi lo ha lasciato bollire nella broda grillina e nel contempo gli ha sfilato un 5 o 6 per cento di voti fondando un proprio partitello. 
Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, fino a pochi mesi fa una forza marginale, supera e non di poco i grullini in Umbria e diventa ufficialmente il braccio destro di Matteo Salvini, che del prossimo governo italiano sarà presidente. 
Sostituirà Giuseppe Conte, gagà esperto di palleggi con la pelota ma soprattutto di capovolte politiche, unico uomo capace di capitanare un dicastero di destra e poche ore dopo uno di sinistra come se niente fosse, con la più bella faccia di tolla che si possa immaginare e il ciuffo sbarazzino a fare pendant con la pochette candida. 
Non potrà rimanere tanto leccato nei prossimi giorni, quando si conoscerà la reale portata di una notizia lanciata non dall'organo ufficiale del Partito Democratico, cioè La Repubblica, ma da un foglio decisamente più attendibile come il Financial Times, bibbia dell'informazione economica europea. 
Il premier che nessun italiano ha mai omaggiato neppure di un voto sarebbe collegato a un fondo di investimento del Vaticano sotto indagine. Un gruppo di investitori assunse proprio l'avvocato Conte, perché lavorasse su un accordo, poche settimane prima che diventasse primo ministro. “Il collegamento con Conte – prosegue il FT – probabilmente attirerà un ulteriore esame sull'attività finanziaria del Segretariato di Stato vaticano, la potente burocrazia centrale della Santa Sede, che è oggetto di un'indagine interna su transazioni finanziarie sospette.” 
La vediamo bruttarella per l'avvocato pugliese trasformatosi in saltimbanco di primissima grandezza, con questo conflitto di interessi. L'ennesima dimostrazione del Rovesciafrittate proprio nella notte della sanguinosa debacle in Umbria, con una dichiarazione così formulata: «Sarebbe un errore interrompere questo esperimento (il governo PD-Cinque Stelle) dopo il voto di una regione che rappresenta solo il 2 per cento della popolazione italiana». 
Ma bravo presidente! E allora che cosa è andato a fare in Umbria, a stringere mani e a farsi la foto ricordo con la Compagnia della Buona Morte? Intendo Zingaretti, Di Maio, Speranza e il candidato governatore Bianconi. E' andato in gita? Ci lasci il sospetto che, a risultati rovesciati, sarebbe qui a tempestarci con i fasti, le glorie, il luminoso futuro del suo governo di pataccari abusivi, un governo la cui morte sarà certificata nel giro di pochi mesi, probabilmente con le elezioni regionali in Emilia-Romagna di fine gennaio. 
Stefano Bonaccini, esponente di spicco del PD e governatore della Regione, più che una roccaforte ormai una Costantinopoli (dei piddini) terrorizzata all'arrivo dei turchi di Maometto II, aveva spinto come nessun altro per l'alleanza contro natura con i pentastellati; è vero, lo ha fatto anche Renzi, ma il fiorentino non va nemmeno in bagno senza fregare qualcuno. Oggi il bolognese va invece proprio da Renzi, che in un mese, con un partito di quattro gatti, è diventato l'ago della bilancia della politica italiana. Perché Bonaccini si appoggia a Renzi? Perché anche all'asilo Mariuccia hanno capito che con l'acume politico di Zingaretti il PD potrà al massimo andarsi a impiccare. 
E dal futuro passiamo al presente, all'Umbria. Forse nemmeno i genitori di Matteo Salvini avrebbero scommesso su un exploit del genere del loro pargolo descamisado, alcolizzato (secondo Nicola Zingaretti), scostumato (secondo Lilli Gruber), xenofobo (secondo la comandante Carola Rackete), cattivo, senza cuore e usurpatore del rosario (secondo un battaglione di cardinali, vescovi e parroci). 
L'uomo più odiato ma anche amato d'Italia, come un tempo lo era Silvio Berlusconi, si è preso attorno al 38 per cento dei voti, cioè quanti ne aveva un anno e mezzo fa alle elezioni europee. La sua candidata Donatella Tesei è la nuova governatrice con il 60 per cento dei voti, infatti Fratelli d'Italia ha superato il 10 per cento, Forza Italia il 5 e altre due liste di centro-destra hanno preso più del 6 per cento. 
Il PD, che da mezzo secolo governava, è arrivato al 20,5 per cento, cioè la metà della Lega in una delle regioni più rosse d'Italia. La lista del candidato Bianconi al 3,1, ma i Cinque Stelle sono precipitati a piombo sotto il 9 per cento: alle elezioni politiche del 2018 avevano quattro volte questi voti. Sembra passato un secolo, invece di un anno e mezzo. 
«Il racconto della destra marginale non regge più. Se coloro che ci governano hanno ancora un minimo di dignità, traggano le dovute conclusioni. Anche perché Conte mi sembra che abbia qualche problemino», ha commentato Giorgia Meloni, ancora scocciata per un suo ritratto firmato su Repubblica da Francesco Merlo, che l'ha spellata viva, sembra anche grazie a qualche particolare fantasioso, senza che la segretaria di Fratelli d'Italia raccogliesse la solidarietà di mezza femminista in servizio permanente effettivo. 
Salvini ha dato il colpo di grazia. «Conte deve andarsene a casa, lo dicono gli italiani. Questo governo non li rappresenta. Abbiamo vinto con numeri incredibili ed è una festa per la democrazia. Gli umbri hanno potuto votare, votare per cambiare, come dimostra la grande affluenza alle urne del 64 e passa per cento. E' l'inizio di un percorso». 
E' la sua vendetta servita fredda, due mesi dopo quel 20 agosto in cui un saccente, puntiglioso, gelido Giuseppe Conte lo umiliò in Parlamento. Tutto finito, esimio presidente, il suo governo è in agonia e anche lei non si sente troppo bene. Woody Allen mi perdoni per avergli rubato la battuta.

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