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Acciaio italiano a rischio per l'incapacità di Bruxelles

Si sta così consumando l'ennesimo attacco, a nostro danno, da parte delle economie orientali


08/04/2019

di Artemisia


Nell’indifferenza del Governo e soprattutto della colpevole incapacità di Bruxelles di difendere gli interessi dei paesi membri, si sta consumando l’ennesimo attacco da parte di economie orientali all’industria comunitaria. Stiamo parlando dell’acciaio, che è al centro di una guerra tra l’Europa e l’Indonesia senza precedenti a colpi di una concorrenza selvaggia che rischia di lasciare sul terreno parecchie vittime. 
La questione è stata sollevata dall’europarlamentare del Pd, David Sassoli, e dal deputato di Forza italia, Raffaele Nevi. 
La vicenda illustrata da Sassoli è la seguente. Nel 2014 l’Indonesia blocca l’export di nichel di cui è il maggior produttore mondiale. Questa decisione colpisce soprattutto la Cina che si serve di questo materiale. Pechino adotta subito le contro misure e apre uno stabilimento in Indonesia facendo decollare la produzione di acciaio. Bruxelles corre ai ripari varando un pacchetto di misure a difesa dell’acciaio europeo ma con una clausola che consente ai paesi in via di sviluppo, che hanno una quota di importazione al di sotto del 3%, di poter esportare nell'Unione europea senza restrizioni. Questa norma viene introdotta prendendo in considerazione gli anni in cui l’Indonesia era sotto tale quota e non il 2018 quando c’è stato un boom delle esportazioni. 
Questa disattenzione sta avendo ripercussioni pesantissime sull’industria europea dell’acciaio che subisce una concorrenza fortissima da parte di un Paese che ha un costo del lavoro più basso e quindi può permettersi prezzi di produzione stracciati. L’Italia rischia di pagare il prezzo più alto. Il ministro dello Sviluppo Economico, nonché vicepremier, Di Maio, al momento tranne qualche dichiarazione, è rimasto immobile e non ha preso posizione nonostante il pressing di sindacati e associazioni imprenditoriali preoccupati per il futuro delle Acciaierie di Terni, il principale centro siderurgico europeo a ciclo integrato. Non avendo avuto risposte dal governo, hanno chiesto alla Commissione europea di intervenire inserendo l’Indonesia nella lista dei Paesi su cui porre misure di salvaguardia. 
Le previsioni più pessimiste dicono che il sistema dell’acciaio italiano potrebbe collassare già questa estate. Le ricadute occupazionali sarebbero pesantissime e tutto l’indotto verrebbe schiacciato. 
Bruxelles continua a rinviare qualsiasi decisione anche se Francia e Belgio si stanno facendo sentire. 
L'industria europea dell'acciaio inossidabile, che rappresenta più di 100mila posti di lavoro diretti e indiretti, ha visto le proprie vendite sul mercato interno calare in modo significativo (-5,3% su base annua nella seconda metà del 2018) e a cascata i prezzi base sono scesi del 30%, con conseguenze negative considerevoli sui margini del settore. 
Pechino invece ha già messo in campo le contromisure e ha aperto una istruttoria contro l’Indonesia per proteggere la propria produzione. 
Il deputato di Forza Italia, Nevi, ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. “E’ gravissimo che ancora manchi un’iniziativa forte del Ministro Di Maio, perché ogni giorno che passa l’invasione continua. Non è tempo di letterine. È tempo di far capire che per l’Italia è una assoluta priorità fermare questa invasione”. Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, con un intervento ufficiale nei confronti di Junker, ha chiesto interventi immediati. 
Nevi spiega che «secondo le associazioni europee di settore, la massiccia espansione della capacità produttiva indonesiana è alimentata sia dalle imprese siderurgiche cinesi che ricevono sussidi statali, sia dagli stessi sussidi indonesiani. Ciò si somma alle restrizioni all’export di materie prime. Questi vantaggi possono essere considerati concorrenza sleale e consentono ai produttori indonesiani di beneficiare di costi di produzione significativamente inferiori rispetto ai competitor e di distorcere i prezzi dell'acciaio inossidabile in tutto il mondo».

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