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Alan Friedman: "Vi racconto tutta la verità su come sta andando la nostra economia"

Dal debito pubblico alle pensioni, dall’Europa al lavoro. Nel suo ultimo libro il noto giornalista americano risponde alle domande degli italiani sul presente e sul futuro del Belpaese


05/02/2018

di Giambattista Pepi


Non c’è che dire: conosce l’Italia così bene, ma così bene, da fare invidia a molti nostri connazionali. Eppure è nato negli Stati Uniti. E a New York, negli anni Settanta, ha cominciato la propria carriera di giornalista “globe trotter” che l’ha portato prima a Londra e, dopo, in Italia, inviato e corrispondente del prestigioso Financial Times. Di chi stiamo parlando? Di Alan Friedman, economista e scrittore di successo. Un americano che ha “sposato” l’Italia e l’ha “raccontata” con quella obiettività e schiettezza che l’hanno reso popolare negli articoli apparsi sulle maggiori testate giornalistiche anglo-sassoni (dal Financial Times, all’International Herald Tribune, dal New York Times al Wall Street Journal), oltre che in chissà quanti programmi televisivi di successo (da Newsnight della Bbc a Money Line su Rai 3, da Maastricht Italia a Pianeta Economia in Rai, da Alan Friedman Show su Sky TG 24 a La Nuova Via della Seta su La7). Per non parlare dei libri che hanno sempre fatto riflettere e discutere (da Tutto in famiglia dedicato alla dinasty degli Agnelli a La madre di tutti gli affari sullo scandalo Iraqgate, fino a Berlusconi si racconta a Friedman: My Way, la biografia dell’imprenditore milanese). 
Una “penna” graffiante e irriverente, che, dopo oltre mezzo secolo, non si concede pause e continua a scrivere dell’Italia e degli italiani. Ma in Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi (Newton Compton editori, pagg. 256, euro 10,00), l’ultimo volume dato alle stampe e in questi giorni in libreria, Friedman cambia la prospettiva e anziché scrivere degli italiani, scrive per gli italiani. Il libro non è un saggio di economia, ma, a tutti gli effetti, un’opera di divulgazione economica. Vi chiederete: ma ce n’era bisogno? La risposta è sì e no. La risposta è affermativa perché, tra le materie indigeste, ma parliamo chiaramente in generale, ai nostri connazionali queste sono nell’ordine: la matematica (anche se le cose recentemente stanno migliorando), la finanza e l’economia. 
Con una doverosa avvertenza, però, a scanso di equivoci: parliamo naturalmente delle discipline e del linguaggio. Perché se ci riferiamo a come si fa economia, o si risparmia o, per parlare il verbo dei comuni mortali, come si tira avanti per campare, allora gli italiani possono dare lezioni e ripetizioni a chiunque. Oseremmo dire che sono “vaccinati” dopo tutto quello che hanno vissuto sulla loro pelle negli ultimi dieci anni a causa della crisi. 
La risposta è, invece, negativa perché crediamo che, a furia di sentire parlare un giorno sì e l’altro pure, sui giornali, come in Tv, nei convegni e nei talk show di debito pubblico che tende sempre a crescere (difficilmente a diminuire), di pensioni (d’oro, d’argento, minime o inadeguate), di lavoro (che quando non  manca, e come se manca!, è precario, nel senso che è a singhiozzo, o intermittente, e, comunque vada, mal retribuito, inadeguato, insufficiente), di Paese che non cresce, di Europa ed euro che ci hanno impoveriti,  gli italiani alla fine qualcosa l’hanno pure imparato. E, spesso, a proprie spese. 
E poi, diciamolo senza tema di smentita: nell’arte di arrangiarsi non ci batte nessuno. E allora vi domanderete, aveva senso fare un libro così? “L’idea di scrivere questo libro - scrive tra l’altro Friedman nella nota introduttiva del volume - è nata durante i miei viaggi in giro per l’Italia. Nel 2014 ho pubblicato Ammazziamo il Gattopardo, un’inchiesta in cui ho provato a raccontare che cosa fosse successo al Belpaese, le ragioni del declino economico e politico, e a offrire una ricetta per uscire dalla crisi”. Parliamo di appena un lustro fa, proprio quando stava affacciandosi alla ribalta della politica nazionale il giovane Matteo Renzi, animato da grande entusiasmo, che aveva voglia di cambiare l’Italia, rottamando la vecchia classe politica e lanciando una stagione di riforme strutturali (dal mercato del lavoro alla Pubblica amministrazione, dal sistema fiscale alle istituzioni parlamentari, dalle legge elettorale al rapporto tra lo Stato centrale e le autonomie locali). 
E mentre Friedman andava girando il Paese da un capo all’altro, per presentare i suoi libri, la gente lo avvicinava per chiedergli soprattutto cosa ne pensasse dell’Italia, se ce l’avrebbe fatta davvero, o come stavamo effettivamente messi. “È successo di nuovo - aggiunge l’autore - quando sono andato a presentare Berlusconi si racconta a Friedman: My Way, in decine di raduni in giro per tutta l’Italia, e poi, più di recente, in occasione della pubblicazione di Questa non è l’America, il libro sugli Stati Uniti e sulla presidenza di Donald Trump”.  Più che “amore” per l’economia, gli italiani hanno voglia di verità. Perché, come insegna il Vangelo, è la verità che rende liberi. È la verità che ci permette di guardare le cose con occhi obiettivi, per ciò che sono veramente e non per come la classe politica ci vuol far credere che siano. È la verità che ci rende responsabili e consapevoli delle scelte che siamo chiamati a fare per il futuro nostro e dei nostri figli. Ecco da dove è nato questo libro: dalla voglia di verità. 
“In questo lavoro - confida l’autore - ho cercato di raccontare in modo semplice l’economia, un argomento che tocca le vite di tutti noi, spiegando come funzionano davvero le cose, dove stiamo andando e cosa possiamo fare per salvarci. Finché siamo in tempo”. 
Numeri, cifre e statistiche per rispondere con la verità dei fatti a chi promette facili soluzioni, per controbattere ai politici che lanciano proclami e mentono su questioni importantissime: perché l’Italia non cresce più? Perché non crea più posti di lavoro? Le banche sono solide? Il reddito di cittadinanza potrebbe funzionare? I voucher sono buoni o cattivi? Il salvataggio delle banche: chi lo paga? 
E per farlo ha scelto un modo nuovo, originale, simpatico. Ha dato vita ad una famiglia immaginaria: la famiglia Giorgetti, nella quale molti italiani potrebbero rispecchiarsi perché vi ritroverebbero dubbi e angosce, interrogativi e speranze. Un po’, se volete, e vi ricordate, la famiglia di Nonno Libero, la popolare fiction della Rai, con l’impareggiabile attore pugliese Lino Banfi. Il capostipite con la bella e chiassosa “ciurma” di figli, nipoti e pro nipoti, tutti insieme appassionatamente, a darsi da fare per andare avanti, nonostante gli intralci della vita di tutti i giorni, le iniquità, le inefficienze, le inadeguatezze di un Paese, grazie allo spirito di gruppo e alla solidarietà familiare che permette di appianare le difficoltà e di superare i problemi. Ecco, anche per la famiglia Giorgetti, “vista” dall’interno, come se ci fosse una candid camera, alle prese ogni giorno con i problemi di una Nazione unica e irredimibile, la “lezione” di Friedman è salutare. Alle molteplici domande che i membri della famiglia Giorgetti si pongono, un po’ come molti altri nostri connazionali, non è facile, né semplice rispondere. Friedman, con questo libro, prova se non altro a chiarirci le idee. O, almeno, ci prova.  

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