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Alla ricerca del mostro politico che porterà al governo Salvini

In un'Italia dove - la cosa è risaputa - tutti hanno un faldone giudiziario aperto, come mai nessuno si è ancora occupato della Casaleggio & C.?


26/08/2019

di Sandro Vacchi


Davide Casaleggio

Un amico che se ne intende (era giudice), mi ha mandato una mail: «Mi domando perché i giornali non facciano un'inchiesta sulla Casaleggio & C. Nel nostro Paese nessuno osa affrontare una situazione del genere. Ci vorrebbe un Giampaolo Pansa con 30 anni di meno. Lui sì che avrebbe fatto una bella inchiesta». D'accordissimo, ma come mai la magistratura non fa altrettanto e non apre un fascicolo su costoro? Ormai ogni italiano che conti qualcosa ha un faldone dedicato in qualche Procura. Nessuno che sfiori neppure da lontano il record di Silvio Berlusconi, ma in Italia un'indagine, un'inchiestuccia, una querela, non si nega a nessuno. 
Possibile che nessun sostituto procuratore, nessun appuntato dei carabinieri o intendente di finanza sia curioso di sapere che cosa sia un centro di potere come quello fondato da Gianroberto Casaleggio e oggi diretto dal figlio Davide? Quali fini ha, con la sua Piattaforma Rousseau, questo Grande Fratello totalmente ignoto per la stragrande maggioranza degli italiani? La Cosa ha designato un terzo dei parlamentari italiani (112 senatori e 221 deputati), infilando a Montecitorio e a Palazzo Madama dei marziani piovuti da chissà dove. 
Alcuni di loro sono entrati perfino a Palazzo Chigi, a governare (si fa per dire) gli italiani, che facile non è mai stato: come se io fossi mandato nello spazio al posto di AstroSamantha, I risultati si sono visti e la barzelletta non è ancora finita, anzi. L'Italia assiste allibita non ai minuetti pregovernativi della Prima Repubblica, ma a una tarantella sgangherata, che certi giorni si trasforma in ballo del mattone e altre volte in can can. Tutte queste danze perché, si sa, i politici italiani sono da sempre dei gran ballerini: mai fermi in un partito, in una sottocommissione. Sempre fermi su qualche poltrona, invece, imbullonati, inchiavardati, incatenati al loro potere con relative prebende: quelle non le mollano mai. 
Si arriva a eccessi inimmaginabili. I grillini (grullini per gli amici) governavano con i leghisti, un praticantato di governo con il partito assolutamente più distante dai loro utopistici, fantasiosi, spesso demenziali ideali di vita. D'altronde, trovate voi un'altra formazione politica apparentabile ai Cinque Stelle: se non ci fossero bisognerebbe inventarli. O forse meglio di no. 
Ricordate quando, sei anni fa, si trovarono di fronte i caporioni del Partito Democratico? Il povero Pierluigi Bersani seduto lì, con la stessa disinvoltura di un baccalà, di fronte a Vito Crimi e a Roberta Lombardi che sembravano due commissari del popolo: una scena così imbarazzante che fece male anche ai non piddini. Eppure fu quello il primo tentativo di abboccamento fra ex comunisti ed ex tutto: disoccupati, avventizi, studenti fuoricorso, mantenuti da papà. 
L'anno successivo toccò a Matteo Renzi e a Beppe Grillo incontrarsi, e fu una scazzottata degna di Rocky e Apollo Cread. Insulti a tutto spiano, Beppegufo il più dolce. E, in risposta, Matteo è come Schettino. Sì, perché l'affinità fra grullini e piddini è addirittura inferiore a quella dei pentastellati con i leghisti. Per tradizione e convinzione, il Pci, e i suoi derivati dei decenni successivi, snobbano, detestano, schifano, odiano tutti gli altri organismi di sinistra. Tutti! Senza distinzioni. Chi non ha sangue e cervello scarlatto è fascista, punto e basta. Fosse anche del Partito d'Azione, socialista, non parliamo degli anarchici, eliminati con metodi stalinisti dai togliattiani nella Guerra di Spagna. 
I grillini sono per la decrescita, la prevalenza dello Stato sul privato; amano le indagini, le manette e il carcere quasi quanto le patrimoniali sui portafogli dei “ricchi sfruttatori”. La flat tax di Matteo Salvini? Per carità! Ogni imposta proporzionale è detestata più di Silvio Berlusconi, bisogna invece massacrare i “ricchi” con imposte progressive e distribuire soldi ai “poveri”, anche quelli fasulli, con il reddito di cittadinanza. E' tutta roba del sacco marxista, per la semplice ragione che il movimento Cinque Stelle è di sinistra. E la sinistra, non solo italiana, è per tradizione ipocrita, al punto di autodefinirsi “progressista”. Secondo Casaleggio e i suoi zuzzurelloni il progresso e la crescita passano attraverso il blocco della Tav e delle altre grandi opere? Ok, e io sono Valentino Rossi. 
Il solo vero punto di frizione tra i due quasi fidanzati è l'Europa. Il PD è ultraeuropeista senza se e senza ma: in nome dell'internazionalismo in passato, del globalismo e delle élite finanziarie al giorno d'oggi, al punto che il suo papa laico Romano Prodi battezzerebbe un bel Governo Ursula, in onore della nuova super-commissaria europea madre di sette figli e figlia putativa della papessa Angela (Merkel). 
Più serpentiformi i grillini, i quali, comunque, essendo furbi e incollati alle seggiole per ragioni nobilmente ideali (proprio vero!) hanno vagamente intuito che nell'Unione Europea non contano nulla. Per stare nel club, anche se in veste di paggi, bisogna abbozzare, così hanno votato a favore di Ursula von der Leyen a nuova presidente della Commissione di Bruxelles. Roba da matti, per chi in Italia governava insieme al critico più feroce di tutto ciò che odora di Unione Europea. 
La costituzione del duo comico che secondo alcuni sognatori dovrebbe governare l'Italia è però un'operazione più difficile che far vincere la Champions alla Juventus. Il vero punto di contatto fra i nubendi è uno solo, ma basta e avanza: fare fuori Matteo Salvini, metterlo in condizione di non nuocere. Un bel programma di governo, non trovate? 
Le grandi opere, le tasse, il lavoro, l'immigrazione clandestina, i rapporti con e nelle banche, la sicurezza... Tutte sciocchezze, il collante vero si chiama MS, che non è una marca di sigarette, ma sta per Matteo Salvini. Vuoi Giuseppe Conte ancora premier? Se ne può parlare. Ma io metterei un bravo compagno, oppure un tecnico, e ti darei in cambio qualche presidenza: Rai, ferrovie, Alitalia... I bambini venduti a Riggiano? Non parlatene più, fate finta di niente, e ricordatevi che per il vostro statuto non potete fare più di due legislature. Vedete un po' voi... La riforma della giustizia? Ma non avete visto che appena Salvini ha aperto la crisi di governo i magrebini hanno ripreso a sbarcare per via giudiziaria? La magistratura non si tocca. Dite che i poveri ragazzini moribondi erano invece maggiorenni e stavano benone? Intanto a quello là abbiamo fatto fare la figura del diavolo cattivo e antieuropeista. 
La raffinatissima trattativa dei Taillerand ai quattro formaggi è tutta così, un “do ut des” fra sensali al mercato, una porconata camuffata da grande politica. Tant'è che i pronubi litigano già prima del matrimonio d'interesse, in confronto al quale era amore eterno quello fra Salvini e Di Maio. 
Il paradosso di un governo ancora da concepire fra PD e Stellati è gigantesco. La tara di fondo dei grillini è che hanno un terzo dei parlamentari, un esercito che non riformeranno mai più, dopo che gli italiani hanno imparato a conoscerli, perciò il loro obiettivo è formare un governo, costi ciò che costi, ma si evitino le elezioni come il fuoco. La tara dei piddini è il PD stesso, inguaribilmente masochista, irrisolto, amletico, diviso, come da tradizione ultrasecolare che risale ai tempi del “rinnegato Kautsky”. 
Ha 111 deputati e 52 senatori, ma sono in maggioranza... della minoranza! E sì, perché di nome il PD è roba di Nicola Zingaretti, ma in realtà è di Matteo Renzi. Per inciso, un leader che avrebbe dovuto lasciare la politica dopo la debacle del referendum costituzionale. E con lui la signorina Maria Elena Boschi. Questi due esempi della superiorità morale della sinistra vaneggiata da Enrico Berlinguer dispongono di padri a dir poco molto discutibili. Renzi è così innamorato del popolo italiano e del suo partito che non nasconde di volerne fondare un altro. E' un'operazione che però richiede tempo, perciò non vuole assolutamente che si voti, perché in quel caso il pallino passerebbe all'arcinemico Zingaretti. Il quale dice no a Conte premier, allora Renzi dice sì. Il segretario vorrebbe discutere a fondo l'accordo? Al fiorentino non importa un fico secco: votare subito e basta. Per prendere tempo, lasciar sedimentare la situazione, riprendere in mano il partito oppure fondarne un altro e portargli via voti e parlamentari. Che amore per il sol dell'avvenire, vero? Non a caso Renzi è ammiratissimo a destra e dintorni: perché ha distrutto il vecchio Partito comunista italiano. E' bastato un boy scout come lui per fare a pezzi la superpotenza. 
E Salvini? L'uomo più detestato ma anche più adorato d'Italia? Il novello Mussolini degli anni Trenta? Ha rotto il giocattolo all'inizio di agosto. Avrebbe dovuto farlo prima, sostengono molti leghisti. Ma perché non dopo, invece? Conte gli ha riservato un trattamento con cui non bolla nemmeno il peggiore dei suoi studenti. Lo ha fatto in modo fermo e che non ammette discussioni, gliene va dato atto, e i complimenti e gli abbracci che ha ricevuto da Gigi Di Maio e dai grillini tutti la dice lunga sulle possibilità di una retromarcia come quella che lui vorrebbe. 
Ma vorrebbe? La miriade di interrogativi che i suoi soldati rivolgono al Capitano si riassume in uno: «Perché l'hai fatto?». Ammettiamo, come è altamente probabile, che Salvini abbia sbagliato i tempi del divorzio dai grillini, confondendo i voti teorici dei sondaggi con quelli reali in Parlamento. Adesso cerca di rimediare con una marcia indietro, una ripulitura al contratto di governo e un piccolo rimpasto. Ci credete? Io no. 
Salvini non è Di Maio, che voleva l'impeachment per il presidente Mattarella e due giorni dopo era tutto come prima. Lo stesso Di Maio che, da Bruno Vespa, invasato e inorridito, parlava di una “manina” leghista che avrebbe modificato l'accordo, salvo poi governare con i verdi come se niente fosse. Di Maio manda giù tutto, perché proprio non intende tornare a vendere il chinotto mentre si gioca Napoli-Spal. Salvini stragiura che a lui e alla Lega delle poltrone non importa un fico secco, e probabilmente c'è da credergli: altri princìpi, altra storia politica, altro apprendistato. E altre prospettive. 
Se Salvini avesse preparato a Di Maio una trappolona con i fiocchi? Intendo un rimescolone che inganni Mattarella, per esempio con Giancarlo Giorgetti all'Economia, Luca Zaia invece di Danilo Toninelli, Salvini in un ministero diverso dall'Interno, quindi “lontano” da clandestini e dintorni. Più qualche grillino semi-presentabile e senza il grande nemico Conte a fargli le pulci. 
Salvini avrebbe altri due anni e mezzo per manovrare per il sostituto di Mattarella. A quel punto, e siamo nel 2021, si inventa il pretesto di una nuova crisi di governo, dopo essersi ammorbidito sugli sbarchi. Se non fa boiate, avrà il 40 per cento dei consensi, e le elezioni del 2023 a un passo. Lo porterebbero a Palazzo Chigi con l'elicottero dei Casamonica, con tanto di petali di rosa. 
Adesso, invece, si vara il governo giallorosso? Niente grandi opere, niente flat tax, annullata la legittima difesa, sbarchi a go-go, insicurezza crescente, italiani discriminati in nome del multiculturalismo... Quanto durerebbe? E alle elezioni politiche del 2023 quanti voti prenderebbe Matteo Salvini? A farlo arrivare al 50 per cento penseranno Gad Lerner, Roberto Saviano; Laura Boldrini. E il PD pieno di sé, supponente, autoreferenziale, votato all'eterno dibattito. E al suicidio.

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