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Allarme del Copasir: mire predatorie francesi su banche e assicurazioni italiane


09/11/2020

di Artemisia


Raffaele Volpi, Presidente Copasir

Mentre l’attenzione generale è concentrata sul problema della pandemia e dei ristori all’economia stremata, anzi favorita da tale distrazione, si sta combattendo una guerra per il controllo dei polmoni finanziari dell’Italia. L’alert è arrivato dal Copasir, il Comitato per la sicurezza del Paese che ha acceso i riflettori sul rischio per le imprese ma soprattutto per gli istituti bancari e i grandi gruppi assicurativi italiani, di “aggressioni straniere”. Sul banco egli imputati ci sono Francia e Germania. La relazione, approvata all’unanimità, arriva al termine di una serie di audizioni che hanno coinvolto organi di controllo (Bankitalia, Ivass, Consob), società (Intesa, Unicredit, Generali, Unipol, Mps ecc) e servizi di intelligence (Aise e Aisi). Dal documento emerge la “preoccupazione” per diverse operazioni di mercato e nomine nei consigli di amministrazione che “investono da vicino la ‘tenuta’ del sistema”. Banche e assicurazioni “detengono quote importanti di titoli di Stato italiani” e sono i principali finanziatori del sistema produttivo. Oltre agli istituti di credito e assicurativi, l’interesse estero si è manifestato per settori sensibili quali le telecomunicazioni, la difesa, l’aerospazio e l’energia. 
Le mire predatorie più spiccate ce l’ha la Francia. Il contesto creato dalla pandemia rende queste operazioni più facili. Il Copasir mette l’accento su un contesto che “che potrebbe favorire scalate anche da parte di soggetti esteri”. Il Covid ha indebolito l’economia e le aziende quotate si sono deprezzate così da essere più contendibili a operatori stranieri. 
L’attenzione maggiore dei gruppi esteri è rivolta al sistema delle banche. Oltre a detenere una quota importante del debito pubblico sovrano (il 27%, ovvero il valore più elevato rispetto alla media dell’Eurozona del 16% e dei Paesi Ocse, il 19%), gli istituti di credito rappresentano la più importante, se non l’unica forma di finanziamento per le imprese. Il legame tra banche e territorio produttivo è quindi strettissimo. Il mondo produttivo italiano è inoltre caratterizzato da un’estrema parcellizzazione, perché costituito da piccole e medie imprese, e da un’elevata specializzazione. Questi due fattori lo rendono particolarmente attraente. Le banche sono il polmone di questo settore ma sono in difficoltà, oltre che per la crisi economica, per le regole europee sullo smaltimento forzato degli Npl, i crediti deteriorati. A destare “forte preoccupazione” da parte del Copasir, sono gli effetti del Calendar provisioning, “il rigido sistema di valutazione dei crediti adottato nel 2018 dalla Bce su iniziativa della Germania, che sta producendo effetti negativi soprattutto sulle banche dei Paesi del Sud Europa, sebbene anche quelle tedesche si trovino in una fase non performante”. 
Il Comitato per la Sicurezza nazionale fa notare che Francia e Germania riesco meglio “a tutelare i rispettivi interessi nazionali nei diversi tavoli negoziali” di quanto non faccia l’Italia. 
Destano preoccupazioni le mire francesi su Unicredit che, negli ultimi anni, ha intrapreso “alcune iniziative apparentemente volte ad affrancare la banca dall’Italia”. Ci si riferisce alle cessioni di Fineco e Pioneer, e ai piani di diminuire l’organico e le filiali in Italia. A questo si aggiungono le “preoccupanti notizie” su progetti di fusioni di Uncredit con altri player stranieri, scrive il Copasir. Anche qui, l’attenzione è su Francia e Germania, la tedesca Commerzbank e le francesi Crédit Agricole e Société Générale. Unicredit, avverte il Comitato, “sembrerebbe voler costituire una sub-holding, in cui confluirebbero anche le risorse acquisite tramite la raccolta di risparmio in Italia”. 
Sotto i riflettori francesi ci sono anche le assicurazioni. Le compagnie italiane sono appetibili perché risultano più redditizie, più stabili, più digitalizzate e fiscalmente vantaggiose. Nel documento del Copasir si legge che c’è “una crescente e pianificata presenza di operatori economici e finanziari di origine francese nel nostro tessuto economico”. Un interesse che trova conferma nelle recenti operazioni di Roma Vita e Cisalpina Previdenza, entrate a far parte del gruppo francese CNP Assurance SA (controllato dal Ministero delle finanze attraverso Caisse de Depots et Consignation) e la Compagnia Nuova Tirrena, entrata nell’orbita del gruppo francese Groupama. 
Il Copasir si sofferma sulle Generali. L’alert è che “una eventuale cessione di Assicurazioni Generali ad AXA incrementerebbe in misura considerevole la quota – già elevata – di titoli di stato italiani posseduta da operatori francesi”. Secondo il Comitato una operazione di questo genere “pone un rischio a livello strategico e di rilievo per l’interesse nazionale”. Generali ha in pancia circa 63 miliardi di titoli italiani, e se l’acquisizione da parte francese dovesse realizzarsi, si arriverebbe a 85,5 miliardi di btp in possesso di un investitore straniero, pari a circa il 3,5% del debito pubblico.

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